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Ecco le principali doti che ogni magistrato dovrebbe avere

La conoscenza del diritto non basta per una giustizia davvero 'giusta'
giudice che sorride

di Valeria Zeppilli – Nel corso del convegno del CSM svoltosi nel 2012 a Torino, l'allora guardasigilli Paola Severino sottolineò a gran voce che il potere giudiziario rischia concretamente di trasformarsi in "arbitrio se non è sorretto da un robusto senso di responsabilità".

Un'affermazione che mette in evidenza come la sola conoscenza del diritto e la preparazione professionale non bastano per fare un magistrato. Chi riveste il delicato compito di decidere deve avere molte altre doti che mai come oggi appaiono indispensabili per una corretta amministrazione della giustizia.

Che debba esistere un magistrato ideale? Nella realtà forse no, ma un modello ideale di riferimento dovremmo pur averlo. E sicuramente alcune doti andrebbero considerate imprescindibili.

Vediamo allora come dovrebbe essere un magistrato agli occhi di un avvocato.

Autorevolezza e non autoritarismo

In primo luogo un magistrato deve essere autorevole e non autoritario. Spesso sono proprio i magistrati più impreparati a nascondere le loro lacune mostrando il lato autoritario della propria personalità. Una persona autoritaria è solo una persona che approfittando del ruolo ricoperto fa valere con eccessivo rigore la propria autorità senza mai mettersi in discussione e senza accettare il confronto.

Un magistrato autorevole, invece, è una persona che ha "conquistato" autorità e prestigio nel senso che il rispetto e l'obbedienza non derivano dal suo potere ma dal suo carisma e dalla sua preparazione.

La componente umana

Un vero magistrato non può non essere una persona di spessore anche sul piano umano. Deve avere, in altri termini, tutte quelle doti che servono per "ascoltare" e non solo "sentire". E ascoltare significa prestare attenzione a ciò che le parti stanno dicendo, significa comprendere le diverse sfaccettature della vicenda processuale, riconoscere la dovuta importanza a ciò che dicono gli avvocati, immedesimarsi nelle persone che sono parte del processo. Senza un vero "ascolto" e senza adeguate qualità umane, c'è il rischio di non comprendere le parti e le conseguenze possono essere talvolta devastanti.

Nessuna superficialità nella lettura del carteggio

Non c'è tempo? Meglio non decidere! E' davvero una grande offesa ai valori della Giustizia prendere decisioni senza aver dedicato tempo a uno studio approfondito degli atti di parte. E non stiamo parlando di qualcosa di scontato. A chi non è capitato di constatare che una sentenza è il frutto di una lettura superficiale degli atti e che si è deciso senza argomentare su tematiche decisive per stabilire la ragione e il torto.

La puntualità e il rispetto del tempo degli altri

Anche le questioni organizzative e di carattere pratico sono di fondamentale importanza.

Fissare tutte le udienze alla stessa ora, arrivare in ritardo, costringere le parti a ore di attesa sono modalità rozze ed incivili che mettono in cattiva luce e ledono il decoro e il prestigio della magistratura.

E' per esigenze imprescindibili di educazione e rispetto che un magistrato deve saper gestire un equilibrato calendario delle udienze, stabilendo orari che poi debbono essere rispettati.

E se ci sono rinvii d'ufficio è indispensabile che siano comunicati alle parti con adeguato anticipo.

Nessun condizionamento e nessun pregiudizio

Il magistrato ideale, infine, deve essere immune da pregiudizi: non possono essere le simpatie o gli stati d'animo a condizionare l'esito del giudizio. Non è suo compito premiare o punire ma decidere secondo le leggi e secondo giustizia.

Valeria Zeppilli
Consulenza Legale
Laureata a pieni voti in giurisprudenza presso la Luiss 'Guido Carli' di Roma con una tesi in Diritto comunitario del lavoro. Attualmente svolge la professione di Avvocato ed è dottoranda di ricerca in Scienze giuridiche – Diritto del lavoro presso l'Università 'G. D'Annunzio' di Chieti – Pescara
(21/09/2016 - Valeria Zeppilli) Foto: 123rf.com
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