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Avvocati: stanchi di essere i "bancomat" dei tribunali

I soldi degli Ordini contribuiscono a mandare avanti la giustizia italiana ma gli avvocati non ci stanno più
uomo stanco con corda schiena soldi concetto di prelievo denaro

di Marina Crisafi - Manca la carta? Mancano i computer? Serve un impianto per le videoconferenze? Ci pensano gli avvocati che pagano di tasca propria per sopperire alle carenze della giustizia italiana.

I tribunali, insomma, vanno avanti grazie anche ai soldi dell'avvocatura e lo Stato ringrazia, ma nulla viene fatto in cambio per assicurare una vera inversione di rotta e migliorare realmente il settore giustizia.

Tanto che i legali si sono stancati di essere "il bancomat del Governo - e se - le cose dovessero continuare in questo modo meglio cambiare atteggiamento" afferma, senza mezzi termini, il segretario dell'Associazione Nazionale Forense, Luigi Pansini.

I contributi versati dagli ordini

Il soccorso delle "toghe" discreto e non sbandierato è una costante necessaria considerata la situazione di emergenza dei palazzi di giustizia italiani.

A Bari, come riportato dal Corriere del Mezzogiorno, solo nel 2015 il consiglio dell'ordine degli avvocati ha versato al ministero contributi per quasi 43mila euro. Si tratta di contributi volontari che vengono impiegati su diversi fronti: per coprire ad esempio le spese dei collaboratori degli uffici, per comprare computer, licenze software per il processo telematico e strumenti utili per smaltire gli enormi carichi di lavoro, senza contare i mobili o gli impianti di videoconferenza o le coperture assicurative per i volontari.

Il flusso di risorse proveniente dagli avvocati baresi è rimasto costante negli ultimi 4 anni, e a conti fatti, secondo il Corriere, si arriva a più di 160mila euro per l'amministrazione della giustizia.

Se questa è la situazione di Bari, Milano non è certo da meno. Anzi. Il soccorso dell'ordine degli oltre 22mila avvocati meneghini, secondo i dati riportati dal Corriere, si attesta in dieci anni su oltre 8 milioni di euro. Per cosa? Anche qui per pagare le retribuzioni del personale esterno assegnato per sopperire alle carenze di organico dei servizi giudiziari più in difficoltà, utilizzato per inserire dati, scansionare le sentenze (ecc.) per il quale il budget del ministero non bastava di certo. Ma altresì per le dotazioni materiali necessarie per far funzionare gli uffici (software, pc, mobili, impianti, ecc.) e per le ristrutturazioni e gli arredi degli ambienti giudiziari (aule conferenze, sale colloqui, ecc.).

I disagi

Insomma, dietro le spese affrontate per garantire il quotidiano funzionamento degli uffici giudiziari e gli sbandierati progetti di innovazione e proposte provenienti dallo Stato, in realtà c'è il contributo diretto degli avvocati.

"Un contributo che eroghiamo volentieri – sostiene il presidente dell'ordine di Bari Giovanni Stefanì al Corriere - perché in questo modo cerchiamo di fare qualcosa di concreto per alleviare l'emergenza con cui da tempo convive l'apparato giustizia". Certo questo non vuole, continua Stefanì, "che per gli avvocati baresi sia semplice e non comporti sacrifici privarci di queste risorse; al contrario, non è una passeggiata: ma lo facciamo per il bene dei cittadini e perché non possiamo abbandonare il sistema giustizia". Un contributo che indubbiamente fa trarre "vantaggi anche agli avvocati che ogni giorno sono chiamati a lavorare in quegli uffici, ma alla base c'è una decisione a favore della collettività considerato tra l'altro che il contributo è assolutamente volontario". Ed è proprio la volontarietà il particolare da non trascurare: una volontarietà che fa tirare il fiato allo Stato dinanzi alle emergenze ma che potrebbe venire meno considerato che gli avvocati non ricevono molto in cambio del concreto aiuto fornito.

"Gli avvocati fanno la loro parte, non si tirano mai indietro, pagano di tasca propria e attraverso convenzioni assicurano persino l'assunzione a tempo determinato di stagisti: di fatto si tassano per un servizio che dovrebbe spettare allo Stato" rincara infatti Pansini. Ma l'andamento generale della giustizia rimane lento con i medesimi problemi che si trascinano da tempo. A partire dagli interventi di "accorpamento degli uffici giudiziari" che potrebbero snellire il lavoro in tribunale e che da tempo sono attesi dall'ordine di Bari, come spiega Stefanì, sino alle lungaggini procedurali, alla carenza di organico e alle inefficienze strutturali. Per non parlare poi della "carta" che nell'era della giustizia hi-tech continua a restare indispensabile nei tribunali e che i legali sono costretti a portarsi direttamente dallo studio per consentire il proseguimento delle udienze.

Nel frattempo gli avvocati vanno avanti e pagano al posto dello Stato, ma se i cordoni della borsa si stringessero?

Le doglianze

I contributi volontari dei legali rappresentano, stando ai dati, una boccata di ossigeno necessaria, nell'interesse di tutti, dagli avvocati ai magistrati, ai cancellieri ai cittadini che sperano in risposte più veloci e certe da parte della giustizia. Ma, se oggi, nonostante le "trasfusioni" degli ordini molti uffici sono al limite della sopravvivenza, cosa succederebbe senza? Un problema che da Roma a quanto sembra devono cominciare a porsi. A Milano, ad esempio, dopo anni di crescita, nel 2016 pur rimanendo consistenti i contributi si è assistito per la prima volta ad una inversione di tendenza, sintomo del fatto che gli avvocati si sono stancati di questa sorta di "soccorso fisiologico". Gli avvocati hanno sempre fatto la loro parte, conferma infatti il presidente dell'Anf, tutti "disponibili a sforzi e sacrifici nell'interesse dei cittadini anche se tante iniziative degli Ordini professionali non vengono messe in atto pur di smistare risorse per la giustizia – ma - non vogliamo diventare la stampella economica dello Stato".

(16/09/2016 - Marina Crisafi) Foto: 123rf.com
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