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In carcere arrivano le "love rooms"

Gli spazi per la "cura degli affetti" potrebbero essere inseriti nel ddl delega sul regime carcerario in discussione al Senato
prigione

di Marina Crisafi - Anche in Italia potrebbero arrivare a breve le "love rooms" in carcere e la svolta dovrebbe trovare posto nel ddl di riforma del processo penale. Di che si tratta? Tecnicamente, si chiamano "spazi per la cura degli affetti", che metterebbero fine alla "pena di fatto" accessoria consistente nella negazione della sessualità dei detenuti.

La proposta, dopo decenni di tentativi andati a vuoto, potrebbe essere contenuta nel disegno di legge contenente modifiche al codice penale e di procedura penale, che contiene (oltre alla tanto contrastata riforma della prescrizione) anche la delega al governo per la riforma dell'ordinamento penitenziario per l'effettività rieducativa della pena, attualmente in discussione alla Commissione giustizia del Senato e che dovrebbe essere approvato, salvo sorprese, prima dell'estate.

Nello specifico sarebbe l'art. 31 del provvedimento ad aprire le porte alle love rooms. Il governo infatti viene delegato a prevedere norme "che considerino i diritti e i bisogni sociali, culturali, linguistici, sanitari, affettivi e religiosi specifici delle persone detenute".

Un campo sul quale, come molti altri, afferma il relatore del ddl Felice Casson all'Adnkronos, "siamo molto arretrati rispetto al resto d'Europa. E non da poco tempo: già negli anni '80, dunque nel dopo Franco, andai per interrogatori nelle carceri spagnole di massima sicurezza, e lì venni a conoscenza di luoghi dedicati ai rapporti affettivi dei detenuti. In altri paesi questa è una condizione in atto da molti anni, e consentire la cura dei rapporti affettivi è fondamentale nell'ambito della pena come rieducazione, in piena attuazione dell'articolo 27 della Costituzione".

Dei 47 Stati del Consiglio d'Europa, oggi sono già 31 (tra cui Olanda, Germania, Danimarca, ma anche Spagna e Portogallo) quelli che in vari modi autorizzano le visite affettive ai detenuti: ossia appositi spazi e tempi fuori dal controllo carcerario per riappropriarsi dell'intimità negata dalla condizione carceraria. In alcune carceri sono previsti anche spazi per i bambini e la possibilità di trascorrere un intero weekend e le love rooms sono previste altresì, con determinati accorgimenti, nelle carceri di massima sicurezza.

Dell'argomento, si è discusso durante i recenti Stati generali dell'esecuzione penale, voluti dal ministro della Giustizia Orlando. Nella due giorni trascorsa nel carcere romano di Rebibbia, è emersa la necessità di prevedere modifiche normative tese ad introdurre il nuovo istituto giuridico della "visita" distinto dal mero colloquio, e caratterizzato dalla possibilità di fruire di spazi intimi senza il controllo audiovisivo del personale di sorveglianza.

Le love rooms renderebbero anche "meno esplosiva la vita in carcere", basta partire dalla considerazione della "vita sessuale come parte integrante dell'esistenza umana" ha affermato il presidente del collegio del Garante del detenuto Mauro Palma. Una necessità non risolvibile con il potenziamento dei permessi che possono essere dati soltanto a chi sconta condanne definitive (e non ai detenuti in custodia cautelare) e non per tutti i reati.

Il problema vero, chiosa Palma, sarebbe quello di costruire spazi e tempi "con un sistema di rigoroso rispetto, sia di chi in carcere lavora per non farlo diventare 'gestore' di situazioni improprie, e sia delle modalità con posti dove coltivare una relazione affettiva che siano rispettosi, non dimentichiamolo, anche del partner libero". La richiesta di "colloquio", inoltre, potrebbe essere fatta da chiunque, anche dal detenuto single, e l'amministrazione, dopo un minimo di accertamento, dovrebbe autorizzare. Insomma i tempi e le coscienze per quest'apertura sono maturi, manca solo la norma ad hoc!

(15/05/2016 - Marina Crisafi)
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