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Carceri: il 30% dei detenuti non ha una condanna definitiva

E circa 4mila sono di troppo
uomo triste in carcere

di Valeria Zeppilli – La problematica del sistema carcerario è, tra i numerosi punti dolenti del sistema giustizia italiano, di certo quello più delicato. Soprattutto se si considera che molti detenuti sono in carcere in attesa di giudizio e parte di loro sarà probabilmente prosciolta e se si pensa alla drammatica questione del sovraffollamento.

Nonostante gli interventi legislativi che in maniera diretta o indiretta stanno cercando di risolverla, anche a seguito della condanna inflitta al nostro paese dall'Unione Europea con la sentenza pilota cd. Torreggiani del 2013, ancora non si vedono segnali di una possibile soluzione concreta.

Al momento il legislatore sembra abbia cercato di adottare soluzioni temporanee e settoriali piuttosto che definitive e strutturali. Lo ha fatto nel 2014 con il decreto cd. svuota-carceri e nel 2016 con la più recente opera di depenalizzazione.

Ma il problema resta e in gran parte è anche legato alla inaccettabile lentezza della macchina giudiziaria.

Il 30% non ha una condanna definitiva

Molti, troppi detenuti sono in carcere senza che vi sia stata ancora una condanna. E dovremmo chiederci: quanti di loro sono innocenti?

Secondo i dati del Ministero della giustizia, aggiornati al Marzo 2016, ad essere stato condannato in via definitiva è solo il 65% dei detenuti, mentre la colpevolezza è ancora da dimostrare per oltre il 30% di essi (su 53.495, 9.074 sono in attesa di primo giudizio e 9.440 hanno subito una condanna non definitiva).

4mila detenuti di troppo

Oltre al fatto, gravissimo, che nelle carceri italiane la percentuale di "potenziali innocenti" è davvero preoccupante, come accennato un altro problema affligge il sistema da tempo, senza che si sia riusciti ancora a superarlo: il sovraffollamento.

Il Ministro Orlando ha qualche tempo fa reso noto che il rapporto tra l'esecuzione penale in carcere e le soluzioni esterne ad esso è passato dal 4 a 1 di inizio mandato all'1 a 1. Ma, come lo stesso Ministro non ha mancato di sottolineare, si è ancora lontani dalla soluzione.

A tal fine è stato predisposto un intervento che dovrebbere rendere utilizzabili 2/3mila posti in più grazie all'inaugurazione di nuovi padiglioni ricavati da colonie penali agricole ed ex ospedali psichiatrici giudiziari, ma non basta: i detenuti "di troppo" sono circa 4mila.

Per rendersi meglio conto della situazione, basta dare uno sguardo alle statistiche pubblicate dal Ministero della giustizia con aggiornamento al 31 marzo 2016.

Dati ufficiali alla mano, questa la situazione delle patrie galere con riferimento, in via generale, ai detenuti presenti e alla capienza regolamentare dei penitenziari e, nello specifico, alla loro "posizione giuridica":

Complessivamente ci sono 53.495 detenuti a fronte di una capienza regolamentare complessiva di 49.545 posti. Si legga: circa 4.000 detenuti "di troppo".

In alcune carceri la situazione è davvero disastrosa.

In Lombardia, ad esempio, nel carcere Opera "I.C.R." di Milano ci sono 1.265 detenuti, mentre i posti sono solo 911: 354 detenuti in più della capienza massima.

Poco diversa la situazione a "San Vittore": 1.030 detenuti a fronte di 751 posti.

Non vanno meglio le cose in due carceri nel napoletano: il "Giuseppe Salvia" di Poggioreale e il "Pasquale Mandato" di Secondigliano.

Basti pensare che il primo ha 1.640 posti e 1.997 detenuti, mentre il secondo 1.021 posti e 1.321 detenuti.

Sebbene questi siano i casi che più di tutti balzano agli occhi, è in generale l'andamento complessivo, come si evince anche dai dati totali, ad essere ancora davvero negativo.

Non mancano comunque casi in cui il rapporto posti/detenuti è come dovrebbe essere o poco sopra la tolleranza.

In due carceri, addirittura, non c'è nessun detenuto: ci si riferisce al "Giuseppe Montalto" in Piemonte, in cui ci sono 140 posti vuoti, e al Lauro, in Campania, in cui ce ne sono 38.

La questione, se non fosse chiaro, va davvero presa sul serio.

E a ricordarlo è stata anche una recente sentenza della Corte di giustizia dell'Unione Europea, resa il 5 aprile 2016 nelle cause riunite C-404/15 e C-659/15, con la quale i giudici hanno precisato che il sovraffollamento delle carceri del paese richiedente può addirittura essere un impedimento all'esecuzione di un mandato di arresto europeo.

L'appello di Papa Francesco

La gravità della situazione è nota a tutti e, purtroppo, non riguarda solo il nostro paese.

A tal proposito, nei giorni scorsi anche Papa Francesco, nel corso della prima udienza generale del 2017, ha sollevato a gran voce il problema, lanciando un appello: il sovraffollamento carcerario deve finire, i diritti dei detenuti devono essere garantiti, le condizioni nelle celle devono tornare ad essere umane.

Al di là della religione, Bergolio ha sottolineato che gli istituti penitenziari devono effettivamente essere "luoghi di rieducazione e di reinserimento sociale" e le condizioni di vita dei detenuti "degne di persone umane".

La situazione nell'Unione Europea

Come si è accennato, il sovraffollamento carcerario e le condizioni disastrose in cui si trovano a vivere i detenuti sono problematiche che non riguardano solo l'Italia.

Dal confronto con gli altri paesi UE, però, il Belpaese esce con un'immagine pessima.

Come riportato dall'associazione per i diritti dei carcerati, nella penisola il tasso di sovraffollamento è del 108%, peggiore, ad esempio, di quello di Germania (81,8%), Spagna (85,2%) e Inghilterra e Galles (97,2%).

In barba a quanto previsto dalla legge sull'ordinamento penitenziario, che si apre con una frase che non lascia spazio a fraintendimenti: «Il trattamento penitenziario deve essere conforme ad umanità e deve assicurare il rispetto della dignità della persona». 

Valeria Zeppilli
Consulenza Legale
Laureata a pieni voti in giurisprudenza presso la Luiss 'Guido Carli' di Roma con una tesi in Diritto comunitario del lavoro. Attualmente svolge la professione di Avvocato ed è dottoranda di ricerca in Scienze giuridiche – Diritto del lavoro presso l'Università 'G. D'Annunzio' di Chieti – Pescara
(12/01/2017 - Valeria Zeppilli) Foto: 123rf.com
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