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Pensione liquidata due volte: se la richiesta della restituzione è tardiva c'è il diritto alla ritenzione

Nota di commento alla sentenza della Corte dei Conti Sicilia n. 1547/2013 relativa alla vicenda del trattamento pensionistico di un carabiniere
pensionati tristi alle prese con moduli al computer
Avv. Francesco Pandolfi - Nel 2006 il Ministero della Difesa con un suo decreto "riliquida" il trattamento pensionistico erogato in favore di un Carabiniere. 
Dopo 4 anni l'Inpdap gli comunica, a sorpresa, l'esistenza di un debito assai cospicuo e la sua intenzione di volerlo subito recuperare attraverso trattenute mensili da effettuarsi sulla pensione (più di 400 euro al mese). 
Inutile dire che l'interessato insorge prontamente rispetto alla pretesa di recupero e propone ricorso, chiedendo la sospensione cautelare dell'efficacia del provvedimento (istanza che viene accolta). 

Il merito della questione controversa

Il cuore della vicenda è rappresentato dall'esigenza di chiarire se un presunto indebito previdenziale sia o meno recuperabile, a distanza di un lungo lasso di tempo dal momento in cui è stato liquidato in prima battuta il trattamento pensionistico "provvisorio" (maggiore rispetto a quello definitivamente spettante). 

Una prima generica risposta a questo quesito sembrerebbe essere "si", in quanto lo spirare dei termini regolamentari di settore per l'adozione del provvedimento pensionistico non sembra privare l'amministrazione del potere di recuperare gli indebiti dopo il conguaglio.

Tuttavia, gioca a favore del titolare del trattamento il principio dell'affidamento. 

Il legittimo affidamento

Si ricava dalla pronuncia in commento (Corte dei Conti Sez. Giurisd. Regione Siciliana n. 1547/2013) che, in forza di questo principio, chi è percettore in buona fede del trattamento vince sulla pretesa recuperatoria che l'amministrazione attiva a distanza di un notevole lasso temporale; ovviamente dovrà trattarsi di una buona fede qualificata e riconoscibile in base ad alcuni parametri:

a) il decorso di un termine superiore al triennio,

b) la rilevabilità in concreto dell'errore sulla maggior somma erogata sul rateo di pensione,

c) i motivi posti a base della modifica al trattamento e il momento di conoscenza, da parte dell'amministrazione, di ogni altro elemento necessario per giungere al corretto trattamento definitivo, in modo tale da escludere che essa fosse in possesso sin dall'inizio degli elementi necessari al calcolo.

Il diritto del pensionato alla ritenzione degli importi

In buona sostanza: in tutti quei casi dove l'intervento dell'amministrazione appare tardivo, sussiste il diritto del pensionato a trattenere gli importi indebitamente erogati in via provvisoria, come pure egli avrà diritto a conseguire la restituzione di quanto eventualmente versato per effetto dell'esecuzione del provvedimento recuperatorio (e prima della sospensione dell'efficacia del provvedimento stesso).

Il diritto agli interessi e alla rivalutazione

Sulle somme indicate va poi riconosciuto anche il diritto del ricorrente alla maggiorazione degli importi con interessi e rivalutazione da liquidare secondo la regola dell'assorbimento, ossia il quantum dovuto a titolo di interessi va detratto dalle somme spettanti a titolo di maggior danno da svalutazione.

Cosa fare in casi simili?

E' semplice: per ottenere la dichiarazione di irripetibilità delle somme indebitamente percepite, sarà consigliabile il ricorso alla Corte dei Conti che saprà valutare l'incidenza del decorso del lungo lasso di tempo dal momento della liquidazione provvisoria del trattamento pensionistico al momento della liquidazione definitiva, il tutto valorizzando la buona fede del percipiente.

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Francesco Pandolfi
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Si occupa principalmente di Diritto Militare in ambito amministrativo, penale, civile e disciplinare ed � autore di numerose pubblicazioni in materia.
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(03/04/2016 - Avv.Francesco Pandolfi) Foto: 123rf.com

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