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Quando ci si separa Fido e Micio con chi vanno?

In assenza di una normativa specifica, ecco come i giudici tendono ad affrontare la problematica
Cane con lo sguardo rivolto verso l'alto
di Valeria Zeppilli – La separazione, si sa, comporta davvero tanti problemi alle coppie. Tra questi uno, però, viene spesso sottovalutato: Fido e Micio con chi vanno?

Con il crescere dell'importanza degli animali domestici nella vita delle persone, stabilire a chi debba essere affidato il cane o il gatto di famiglia non è affatto cosa semplice. E spesso anche tale questione diviene terreno di forti contrasti.

Al contrario di quanto avviene in altri paesi europei, in Italia sulla questione ci troviamo ancora indietro e l'esigenza di adeguare le disposizioni del nostro ordinamento in materia di animali si fanno sempre più sentite.

Non di molto tempo fa, infatti, è un disegno di legge con il quale si è proposto di inserire all'interno del codice civile un apposito articolo dedicato all'affido degli animali familiari in caso di separazione dei coniugi.

Secondo quanto proposto, tale articolo dovrebbe così recitare: "in caso di separazione dei coniugi, proprietari di un animale familiare, il Tribunale, in mancanza di un accordo tra le parti, a prescindere dal regime di separazione o di comunione dei beni e a quanto risultante dai documenti anagrafici dell'animale, sentiti i coniugi, i conviventi, la prole e, se del caso, esperti di comportamento animale, attribuisce l'affido esclusivo o condiviso dell'animale alla parte in grado di garantirne il maggior benessere. Il tribunale è competente a decidere in merito all'affido di cui al presente comma anche in caso di cessazione della convivenza more uxorio".

Nel frattempo, in assenza di scoprire quale esito avrà tale presa di posizione, il compito di gestire le contese relative ai piccoli amici a quattro zampe non può che spettare ai giudici.

A tal proposito particolarmente interessante è una sentenza resa dalla nona sezione del Tribunale di Milano il 13 marzo 2013.

Con essa si è stabilito che, anche con riferimento all'affidamento degli animali domestici, l'interesse prevalente da prendere come punto di riferimento è quello dei minori. Dalla lettura dell'articolo 155 del codice civile, infatti, emerge che in sede di separazione deve essere garantita la tutela dell'interesse morale e materiale del minore, con la conseguenza che, nel complesso, può a tal fine assumere rilevanza anche la sorte dell'animale con il quale il piccolo sta crescendo.

Che accade invece quando non ci sono figli?

In tal caso, a dover essere valutato prioritariamente è l'attaccamento di Fido o Micio all'uno o all'altro partner.

Nonostante per il Tribunale di Cremona, secondo quanto espresso con una sentenza dell'undici giugno 2008, per gli animali varrebbero le regole per l'affido congiunto come se si trattasse di figli, in realtà tale regime, per gli amici a quattro zampe, non è di certo il più consigliato.

È noto, infatti, che gli animali, quantomeno il cane, tendono a riconoscere in un solo soggetto il loro "vero padrone".

Di questo aspetto, pertanto, non ci si potrà dimenticare nello stabilire a chi affidarli.

A tal fine, quindi, è ormai pacificamente irrilevante il riferimento all'intestazione del microchip: l'animale, infatti, è un "essere senziente" (come sancisce il Trattato di Lisbona) in grado di sviluppare relazioni affettive e non di certo un bene mobile registrato.

Così, come chiarito anche dal Tribunale di Foggia, "il giudice, in sede di provvedimenti interinali, può stabilire che l'animale domestico (esattamente come un minore) sia affidato a un solo coniuge, lasciando all'altro il diritto di tenerlo con sé per periodi determinati".

Se ciò vale in caso di rottura tra coniugi, tuttavia, lo stesso non può dirsi nel caso in cui il legame affettivo che si vada a rompere sia quello di semplici conviventi: se due compagni, non sposati, si lasciano, l'intestazione del microchip assume una rilevanza più pregnante, sebbene non esclusiva.

In ogni caso ciò che è certo (anche se coloro che non hanno mai avuto un amico a quattro zampe potrebbero stentare a crederlo) è che il bisogno di una normativa che regolamenti le sorti di Fido e Micio in caso di separazione non è affatto da sottovalutare.

Ciò soprattutto alla luce di recenti sondaggi, dai quali è emerso che sono tutt'altro che poche le ipotesi in cui sia proprio il destino dell'animale domestico a far scontrare i coniugi in sede di separazione!

Valeria Zeppilli
Consulenza Legale
Laureata a pieni voti in giurisprudenza presso la Luiss 'Guido Carli' di Roma con una tesi in Diritto comunitario del lavoro. Attualmente svolge la professione di Avvocato ed è dottoranda di ricerca in Scienze giuridiche – Diritto del lavoro presso l'Università 'G. D'Annunzio' di Chieti – Pescara
(05/12/2015 - Valeria Zeppilli)
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