Professionisti e partite Iva: il 25% sotto la soglia di povertà

L'indagine della Cgia di Mestre mostra che 1 lavoratore autonomo su 4 vive con redditi inferiori ai 9.455 euro annui
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di Marina Crisafi - Un lavoratore autonomo su 4 si trova in condizioni di vita non accettabili, con redditi al di sotto della soglia di povertà. A segnalarlo è l'indagine messa a punto dall'ufficio studi della Cgia di Mestre, che sottolinea come la povertà continua a colpire il target degli autonomi, ossia i liberi professionisti, i piccoli imprenditori, gli artigiani, i commercianti.

Secondo l'elaborazione quasi il 25% delle famiglie con reddito principale da lavoro autonomo ha vissuto con disponibilità economiche inferiori a 9.455 euro annui, ossia alla soglia di povertà totale calcolata dall'Istat, posizionandosi molto peggio di quelle con reddito da lavoro dipendente e pensioni per le quali l'incidenza si è attestata rispettivamente al 14,6% e al 20,9%.

A passarsela peggio di tutti, dunque, è il popolo delle partite Iva, con un incremento, peraltro, della condizione di povertà nell'ultimo quinquennio del 5,1%.

E la situazione non andrà certo a migliorare. Perché, come evidenzia il coordinatore dell'ufficio studi della Cgia, Paolo Zabeo, a differenza del lavoratore dipendente che quando perde momentaneamente il posto di lavoro può disporre di diverse misure di sostegno al reddito, nonché in caso di licenziamento sull'indennità di disoccupazione, "un autonomo invece non ha alcun paracadute. Una volta chiusa l'attività è costretto a rimettersi in gioco affrontando una serie di sfide per molti versi impossibili. Oggigiorno è difficile trovare un'altra occupazione; l'età spesso non più giovanissima e le difficoltà congiunturali costituiscono un ostacolo insormontabile al reinserimento nel mondo del lavoro".

Inoltre, fa notare la Cgia che dal 2008 (data di inizio della crisi) ai primi 6 mesi del 2015, oltre alla precarietà crescente del settore, si è assistito ad una diminuzione di quasi 260mila unità (ossia del 4,8%), con picchi, guardando alle ripartizioni geografiche, soprattutto al Sud (-7,5%, in termini assoluti 120.700 unità), e al Nord (-5,8% nordest; -5,3% nordovest), mentre soltanto il centro ha segnato una crescita positiva (1%).

La situazione per la Cgia, quindi, va affrontata seriamente. Senza nulla togliere ai lavoratori dipendenti, a favore degli autonomi, precisa Zabeo, occorrerebbe allargare "l'impiego di alcuni ammortizzatori sociali anche a questi ultimi che, almeno in parte, dovrebbero finanziarseli".

(28/11/2015 - Marina Crisafi)
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