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Offendere in una lettera riservata non è diffamazione ma ingiuria

Non basta ad integrare l'elemento psicologico il fatto che il legale della persona cui le offese sono rivolte mostri la missiva ai colleghi
Bilancia e martello

di Valeria Zeppilli - Con la sentenza numero 34178, depositata il 5 agosto 2015 (qui sotto allegata), la Corte di Cassazione ha sfruttato un caso sottoposto alla sua attenzione per tornare a fare chiarezza sulla linea di demarcazione tra il reato di ingiuria e quello di diffamazione

In particolare, le è stato chiesto di giudicare se le espressioni "povero diavolo" e "minus habens" riferite a un soggetto, ma contenute in una raccomandata inviata al suo legale, e all'interessato per conoscenza, concretizzino un'ipotesi di diffamazione, oltretutto visto che il legale ha poi mostrato la missiva ai colleghi di studio. 

I giudici, quindi, hanno innanzitutto precisato che dal novero della pluralità di persone a cui va rivolta la comunicazione affinché essa possa considerarsi diffamatoria deve essere esclusa la persona offesa e, poi, che l'eventualità che il destinatario della missiva la mostri ad altri soggetti è lasciata alla sua esclusiva e discrezionale iniziativa, senza che ciò possa dar conto della consapevolezza del mittente della diffusione del contenuto. 

In considerazione del fatto che l'elemento psicologico della diffamazione consiste non solo nel pronunciare o scrivere una frase lesiva dell'altrui reputazione ma anche nella volontà che essa venga a conoscenza di più persone, detto reato non può quindi dirsi verificato nel caso di specie.

In presenza di un'offesa arrecata a mezzo di uno scritto e indirizzata anche all'interessato, si sarà, comunque, in presenza del reato di ingiuria

Nella medesima pronuncia, la Corte di Cassazione ha inoltre avuto modo di precisare che l'invio di uno scritto può integrare il reato di minaccia (come nel caso di specie era stato richiesto, ma negato, in ragione di alcune frasi equivoche contenute nella missiva) solo laddove in esso sia presente un riferimento esplicito, chiaro e inequivocabile a un male ingiusto, idoneo a ingenerare timore. 

Vedi allegato
Valeria Zeppilli
Consulenza Legale
Avvocato e dottore di ricerca in Scienze giuridiche, dal 2015 fa parte della redazione di Studio Cataldi -- Il diritto quotidiano. Collabora con la cattedra di diritto del lavoro, diritto sindacale e diritto delle relazioni industriali dell'Università 'G. D'Annunzio' di Chieti - Pescara.
(07/08/2015 - Valeria Zeppilli)

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