Il reato di minaccia

Guida legale al reato di minaccia di cui all'art. 612 c.p., con tutto quello che c'è da sapere su disciplina e pene e su come tutelarsi

La minaccia è un delitto contro la libertà individuale della persona, punito dal codice penale con una multa (fino a 1.032 euro) e, nei casi più gravi (previsti dal secondo comma dell'art. 612 c.p.), con la reclusione fino a un anno.

Indice:
  1. Definizione del reato di minaccia
  2. Testo dell'art. 612 c.p.
  3. Il danno ingiusto minacciato
  4. Assenza della persona vittima di minaccia
  5. Come tutelarsi: procedibilità a querela o d'ufficio?
  6. Gravità della minaccia
  7. Raccolta di articoli e sentenze sul reato di minaccia

Definizione del reato di minaccia

Il reato di minaccia sussiste qualora un individuo venga intimidito con la prospettazione di un danno ingiusto, rivolto alla persona o al suo patrimonio, di entità tale da limitare la sua libertà psichica.
Si tratta di un reato che ha natura di pericolo, in quanto può rappresentare l'antefatto di atti lesivi concreti; tuttavia, ogni minaccia deve essere adeguatamente valutata in funzione della circostanza, delle condizioni dell'agente e dell'effetto sulla vittima.

Testo dell'art. 612 c.p.

Il reato di minaccia, come accennato, è disciplinato dall'articolo 612 c.p., che così recita:
1. Chiunque minaccia ad altri un ingiusto danno è punito, a querela della persona offesa, con la multa fino a 1.032 euro.
2. Se la minaccia è grave, o è fatta in uno dei modi indicati nell'articolo 339, la pena è della reclusione fino a un anno.
3. Si procede d'ufficio se la minaccia è fatta in uno dei modi indicati nell'articolo 339.

Il danno ingiusto minacciato

Il principale elemento costitutivo del reato di minaccia è rappresentato dalla prospettazione di un danno ingiusto, tale da limitare la libertà morale della vittima e il cui futuro verificarsi dipende, in maniera diretta o commissionata, dall'agente.
Non rientrano, quindi, nella categoria le semplici imprecazioni o gli insulti.

Assenza della persona vittima di minaccia

Affinché la minaccia sia perseguibile, non è condizione necessaria la presenza, al compimento del fatto, della persona interessata; è infatti sufficiente che quest'ultima ne risulti informata, anche indirettamente da altri soggetti, a patto che sia rilevabile la volontà dell'agente di produrre il vero e proprio risultato di intimorire la persona offesa.
Inoltre, tale reato non si prospetta soltanto in presenza di atti intimidatori espressi in forma verbale: possono rientrare nella minaccia anche gli strumenti comunicativi più svariati, come scritti, gesti, sms o e-mail.

Come tutelarsi: procedibilità a querela o d'ufficio?

Il reato di minaccia è, per regola generale, procedibile a querela: quest'ultima, può essere sporta presso qualsiasi posto di polizia oppure presentata, in forma scritta, al pubblico ministero (si veda nel formulario: atto di querela). 
Tuttavia vi sono delle ipotesi in cui la procedibilità è d'ufficio, che oggi, in virtù del nuovo terzo comma dell'art. 612 del codice penale (aggiunto dal d.lgs. n. 36/2018 con decorrenza dal 9 maggio 2018), si verificano se la minaccia è commessa:
  • con armi
  • da persona travisata
  • da più persone riunite
  • con scritto anonimo
  • in modo simbolico
  • valendosi della forza intimidatrice derivante da associazioni segrete (esistenti o supposte)
  • mediante il lancio o l'utilizzo di corpi contundenti o altri oggetti atti a offendere (compresi gli artifici pirotecnici).
Si tratta, sostanzialmente, delle ipotesi contemplate dall'articolo 339 c.p.

Gravità della minaccia

Le predette ipotesi, quando si verificano, determinano anche un inasprimento della pena prevista per la minaccia, che non è più quella "base" della multa fino a 1.032 euro, ma quella della reclusione fino a un anno.
Si ha reclusione, inoltre, genericamente anche quando la minaccia è grave.
Occorre allora chiarire che la gravità della minaccia non dipende unicamente dal suo contenuto, ossia dal male concreto prospettato, bensì dallo stesso turbamento espresso dalla vittima, dal complesso di circostanze e dalle particolari condizioni dei soggetti coinvolti.

Minaccia grave: giurisprudenza

La Corte di cassazione ha comunque avuto modo di chiarire, con la recente sentenza numero 3520/2019, che oggi la minaccia grave, se mancano le aggravanti di cui all'articolo 338 c.p., non è più procedibile d'ufficio ma a querela di parte.

Aggiornamento: gennaio 2019

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