DDL stabilità: CNF, ancora troppe le previsioni che ostacolano l'accesso alla giustizia
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DDL stabilità: CNF, ancora troppe le previsioni che ostacolano l'accesso alla giustizia

Il Consiglio Nazionale Forense, commentando il testo del maxiemendamento al ddl stabilità esprime le sue perplessità per il fatto che sarebbero state accolte solo alcune delle obiezioni mosse dagli avvocati. "Vi e' stato qualche opportuno ripensamento dell'ultima ora - spiega il CNF - su norme contro le quali il Consiglio e' insorto con immediatezza. In particolare, il Governo ha espunto dal testo definitivo l'anticipo dell'entrata in vigore della mediazione anche per le materie finora escluse (condominio e risarcimento danni da circolazione autoveicoli); e non ha inserito quella disposizione, contraria a ogni principio di civilta' giuridica, della motivazione lunga 'a pagamento'". Quello che non va, secondo il CNF, è che si mantengono ancora alcune previsioni "che ostacolano l'accesso alla giustizia da parte dei cittadini" Tra queste le norme "che dispongono l'aumento del contributo unificato per i processi di appello e Cassazione o che introducono la multa fino a 10.000 euro in caso di rigetto della istanza di sospensione dell'esecutivita' della sentenza di primo grado". Per quanto riguarda poi le previsioni in materia di società tra professionisti, ci sono interventi peggiorativi, dato che si prevede la possibilità che i soci di capitale possono essere anche di maggioranza. Questo rischia di far perdere autonomia e indipendenza ai professionisti che rischiano di cedere di fronte alla maggiore forza del grande capitale.

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Più in generaler il Cnf critica il testo del maxi emendamento perchè - scrive in una nota - "mortifica le professioni nel poco decoroso tentativo di scaricare sulle stesse le straordinarie e gravissime responsabilita' della politica, della grande impresa, cresciuta ad assistenzialismo pubblico, della finanza senza regole. E invece i professionisti italiani sono forse le prime vittime di tutto quanto sopra come lavoratori che subiscono tutti i danni della crisi economica in corso, ma che non pesano sullo Stato dal punto di vista previdenziale, che creano occupazione presso i propri studi professionali, che gestiscono attraverso gli Ordini attivita' di interesse pubblico a proprie spese, che mai hanno avuto protezioni di welfare". ''Il testo definitivo del maxi emendamento ha accolto qualcuna delle critiche del Cnf, ma e' troppo poco. Spetta ora al Parlamento tutto operare uno scatto di dignita' che porti a ripensare quelle norme ancora presenti contrarie a ogni principio di civilta' giuridica - conclude la nota - e dimostrare di essere autonomo da quei poteri forti che vogliono piegare alla ricerca del profitto la tutela dei diritti inviolabili dei cittadini e devono per questo privare di dignita' e decoro le libere professioni, prima di tutte quella di avvocato''.


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