Luisa Foti |

Cassazione: mass-media "cani da guardia della democrazia", possono attaccare potere giudiziario.

Con la sentenza 15447/2011 la Corte di Cassazione ha stabilito che i mass-media possono “attaccare” il potere giudiziario. La sentenza della Corte di cassazione si affianca ad alcune recenti pronunce della Corte Europea dei Diritti dell'uomo, la quale ha definito i mass-media i “cani da guardia” della democrazia e delle istituzioni. L'occasione del pronunciamento della Corte è stato il ricorso proposto dall'ex parlamentare Tiziana Maiolo che, durante un comizio, aveva attaccato duramente la Procura di Palermo definendola una “associazione a delinquere di stampo mafioso”. Il ricorso della Maiolo è stato rigettato, in quanto, secondo la Corte, il diritto di critica, sostenuto dalla difesa come scriminante per il reato contestato alla Maiolo, non poteva essere invocato nel caso specie. All'esito del procedimento, in ogni caso, il reato di diffamazione è caduto in prescrizione e, seppur sia stato confermato il risarcimento del danno in favore di Caselli (all'epoca a capo della Procura di Palermo) la Corte ha colto l'occasione per “ricordare” il ruolo insostituibile che svolgono i mass media nella società. In particolare la Cassazione ha precisato che “il ruolo fondamentale nel dibattito democratico svolto dalla libertà di stampa non consente di escludere che essa si esplichi in attacchi al potere giudiziario”. Essi costituiscono – continua la Corte – “il mezzo principale diretto a garantire un controllo appropriato sul corretto operato dei giudici”. Anzi, “la critica e cronaca giornalistica volte a tenere o a ricondurre il giudice nell'alveo suo proprio vadano non solo giustificate ma propiziate”.

Altre informazioni su questa sentenza

La Suprema Corte ha voluto anche ricordare il ruolo fondamentale che hanno gli organi di stampa nel dibattito democratico. "E se piu' rigidi sono apparsi i limiti apposti dalla giurisprudenza alla critica nei confronti delle istituzioni giudiziarie, essi trovano ragione soprattutto nel fatto che, a differenza di quel che accade per altri soggetti pubblici, il dovere di riservatezza generalmente impedisce ai magistrati presi di mira di reagire agli attacchi loro rivolti". La Cassazione insiste sul fatto che "all'interno delle societa' democratiche deve, di conseguenza e soprattutto, riconoscersi alla stampa e mass media il ruolo di fori privilegiati per la divulgazione extra moenia dei temi agitati all'interno delle assemblee rappresentative e per il dibattito in genere su materie di pubblico interesse, compresi la giustizia e l'imparzialita' della magistratura". Venendo al procedimento in questione, la Cassazione, nel respingere il ricorso presentato dalla difesa della Maiolo, ha riconosciuto che in questo caso non e' possibile applicare "l'esercizio del diritto di critica" in quanto l'espressione utilizzata dall'ex parlamentare non puntava "affatto alla ricerca del consenso elettorale o all'ottenimento dell'appoggio degli elettori alla propria attivita' politica, ma si sostanziava molto piu' semplicemente in una aggressione all'altrui sfera morale".


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