In seguito ad un lungo dibattito che ha trovato i voti contrari dei soli consiglieri laici del Pdl Marini, Palumbo, Zanon e Romano, è stata approvata la risoluzione sul processo breve dal Plenum del Consiglio Superiore della Magistratura. La risoluzione sul cd. “processo breve” firmata dai Consiglieri Aniello, Nappi, Calvi Fuzio e Virga, lancia l'allarme sul potenziale impatto negativo della norma sui processi pari ad un'amnistia.Il rischio, che si corre, come ha evidenziato uno dei firmatari della risoluzione, è che “la logica della prescrizione sia quella dell'oblio” e ha inoltre definito come “ingannevole” l'etichetta di processo europea alla norma sul processo breve. “E' dovere del Csm - ha evidenziato Nappi - denunciare il rischio connesso con l'approvazione di questo emendamento e il danno che ne potrà derivare”. I consiglieri contrari alla risoluzione, Marini, Palumbo, Zanon e Romano, hanno invece palesato tutto il loro dissenso più che sulla sostanza del contenuto del provvedimento, sulla legittimità del parere stesso e cioè sulla presunta impossibilità da parte del Csm di emettere pareri, favorevoli o contrari, sui disegni di legge in discussione in Parlamento.
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Nicolo' Zanon ha osservato in particolare che la discussione su
una risoluzione di questo tipo e' "sostanzialmente un'interlocuzione
stabilita con il Parlamento mentre la Camera sta affrontando questi
argomenti" e ha invocato "l'art. 10 della legge istitutiva del Csm del
1958 in base alla quale il consiglio non puo' dare pareri se non
richiesti dal ministro della Giustizia". La posizione condivisa e
rafforzata dal consigliere Bartolomeo Romano che ha ribadito il
"rischio di rincorrere i lavori parlamentari", cosa che ha definito
"irriguardosa per il consiglio".
Annibale Marini ha sottolineato che "altro sarebbe stato se il
ministro in fase di elaborazione di un disegno di legge governativa
avesse chiesto un parere". "Il sistema costituzionale -ha aggiunto
Marini- prevede i rapporti tra gli organi e si deve rispettare".
Infine Filiberto Palumbo si e' chiesto retoricamente "a che fine
abbiamo parlato alle Camere?" e ancora "e' nostro compito parlare
all'opinione pubblica?".
Di segno opposto gli interventi dei due
consiglieri laici del Pd Guido Calvi, che ha rivendicato il diritto di
"esprimere preoccupazione" per un testo che nella sua formulazione
prevede il "rischio che il processo muoia e che non si accerti la
verita'", e Glauco Giostra, per il quale la norma "non ha a che fare
con la ragionevole durata dei processi e rischia di fare implodere il
sistema".
Apprezzamento per i contenuti del documento e' stato espresso, a
vario titolo, dai consiglieri togati tra cui Angelantonio Racanelli,
di Magistratura indipendente che ha lanciato un allarme: "rischiamo di
creare la figura di incensurato prescritto a vita", ha detto
aggiungendo che la "prescrizione deve essere legata alla gravita' del
reato e non a l'incensuratezza".
Intervenendo nel dibattito il vicepresidente Michele Vietti ha
ricordato che "il Csm aveva gia' reso un compiuto parere sulla legge
sul processo breve, ma e' stata sostanzialmente modificata in
commissione Giustizia dal relatore. Cio' fonda la legittimita' di una
pronuncia sulla nuova proposta".