Con la sentenza n. 13315 la Corte di Cassazione ha stabilito che le prescrizioni farmacologiche "in bianco" costituiscono una prassi che integra il reato e in particolare quello di falsità ideologica. Secondo le motivazioni della Suprema Corte, "il farmaco non è un comune bene di consumo poiché oltre ad essere utile è un prodotto pericoloso anche in condizioni normali di utilizzazione, il cui acquisto deve pertanto essere effettuato sotto il controllo del medico" Nel caso di specie, la prassi condannata dai giudici di legittimità ha come protagonisti medici, che firmavano ricette in bianco, e alcuni farmacisti che, in base alle richieste compilavano le ricette consegnate dai medici con il loro timbro e firma. La vicenda veniva alla luce in seguito ad alcune perquisizioni in cui venivano ritrovate diverse ricette firmate e timbrate senza la prescrizione di alcun medicinale.

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