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La mediazione familiare

Nell?ultimo decennio è stato registrato un notevole incremento delle cause di separazione e di divorzio e con esse il livello di conflittualità che ne segue. Dietro una separazione si nasconde un dolore multiplo fatto di disillusione, rabbia, perdita, solitudine, desiderio di vendetta e spesso a pagarne le conseguenze sono soprattutto i figli sempre più disorientati, preda dei genitori, oggetto di ricatto. Nella maggior parte dei casi, accade che il conflitto coniugale, doloroso ed insostenibile si trasforma in vera e propria guerra, in odio cieco in cui c?è sempre un vincitore ed un perdente. Diceva Ghandi che ?laddove c?è un perdente la guerra non è mai finita? ed è purtroppo in questa contesto che si inserisce la logica perversa delle separazioni estenuanti e dei divorzi interminabili. Da questo quadro desolante, prende le mosse il nuovo progetto di riforma (legge Paniz), contenente modifiche del sistema normativo in tema di separazione dei coniugi ed affidamento della prole. In particolare tale disegno di legge con l?introduzione della mediazione familiare, offre una soluzione alternativa a quella della forza dei conflitti familiari, garantendo ai coniugi-genitori un sostegno per affrontare il fallimento di quel progetto comune che un tempo avevano condiviso. Il tema della mediazione era stato affrontato nell?aprile del 1995 in Spagna dove si è tenuta la Terza Conferenza Europea sul diritto di famiglia avente ad oggetto ?il diritto di famiglia nel futuro?. In seguito a tale riunione il comitato di esperti sul diritto di famiglia ha formato un gruppo di Lavoro sulla Mediazione, proponendo al termine degli studi effettuati, un progetto di Raccomandazione sulla mediazione stessa.
Il testo finale è stato adottato dal Comitato dei Ministri come Raccomandazione N° R (98) la quale, tenendo conto dello sviluppo dei sistemi relativi alla composizione amichevole delle controversie familiari, in particolar modo di quelle che insorgono durante le procedure di separazione e divorzio e riconoscendo l?importanza e la necessità di ridurre i conflitti nell?interesse di tutti membri della famiglia, raccomanda agli Stati membri di istituire, promuovere ed utilizzare la mediazione familiare quale mezzo appropriato di risoluzione delle controversie familiari. Il fine primario di tale raccomandazione è quello di ridurre al minimo le conseguenze pregiudizievoli della rottura delle relazioni familiari e della dissoluzione del vincolo coniugale, di tutelare gli interessi e l?integrità psicofisica dei figli, favorendo soluzioni di composizione amichevole, il mantenimeno delle relazioni tra genitori e figli, riducendo altresì i costi economici e sociali della separazione e del divorzio per le parti e per gli Stati. La mediazione è gia stata impiegata nelle società tradizionali per la composizione delle controversie in seno alle comunità relativamente sia ai rapporti parentali sia, più recentemente, per il componimento delle controversie industriali. Il ruolo del mediatore è quello di aiutare le parti a negoziare al fine di pervenire al raggiungimento di comuni accordi. In particolare, operando nel rispetto del segreto professionale ed in piena autonomia, aiuta le parti a riaprire quei canali di comunicazione interrotti dal conflitto offrendo loro, un terreno di incontro neutrale, nel quale esprimere i propri bisogni, le proprie richieste. Si affronta così un percorso di riformulazione e condivisione dei problemi, per approdare poi all?elaborazione di un progetto comune senza così ricorrere alle inutili provocazioni e aggressioni. E? comunemente accettato che la mediazione è più adatta rispetto ai procedimenti legali più tradizionali, per la composizione di problemi d?ordine emotivo che contornano le controversie familiari, visto e considerato che è ancora molto diffusa, in alcuni ambienti legali, la considerazione che le separazioni siano una partita di dare e avere e che il più potente sia vincitore. Recenti ricerche svolte in Europa , in America del Nord ed in Australia hanno dimostrato che la conclusione di accordi raggiunti per mezzo della mediazione contribuisce in maniera determinante alla creazione ed al mantenimento di relazioni di collaborazione tra i genitori che divorziano, riduce i conflitti e favorisce la persistenza di contatti tra i figli ed entrambi i genitori. Rispetto a certi rigidi meccanismi giuridici l?approccio della mediazione è decisamente più costruttivo, visto e considerato che vengono presi in esame sentimenti contrastanti che scaturiscono da tali controversie. In tale ambito, si riconosce e si comprende quella rabbia, quel rancore e quel dolore legato al contesto delle separazioni e non si interviene per esasperare ed esacerbare le contese familiari ma per facilitare la discussione delle parti aiutandole a formulare accordi validi e positivi per tutti i membri della famiglia.
Dal mediatore tuttavia non ci si attende che dia consigli alle parti, con particolare riguardo ai consigli legali che rientrano sempre nell?ambito delle attribuzioni degli avvocati indipendenti che possono essere designati da ciascuna parte a tutela dei propri interessi. Il suo compito non è quello di influenzare il procedimento mediante il quale si perviene ad una decisione, né di esercitare una pressione su una delle parti al fine di ottenere un accordo. Principio fondamentale della mediazione è la libera volontà delle parti di impegnarsi in tale procedimento, per comporre le proprie controversie. Va inoltre precisato, che il mediatore non è un terapeuta, ma una figura professionale che aiuta ad affrontare i problemi e i bisogni emergenti dalla attuale situazione di conflitto, non ripercorrendo la storia personale e il vissuto di ciascuno. Rappresenta infatti un intervento specializzato di counselling, una metodologia di aiuto per la coppia in vista di un superamento di quel muro invalicabile dell?incomunicabilità e di una elaborazione di quelle che sono state le ragioni più profonde connesse alla frattura del rapporto. Attraverso una serie di incontri, facilita la coppia ad immaginare un futuro che sembra ormai precluso e a vivere la separazione , non come esperienza di fallimento, ma come momento di grave difficoltà e come opportunità di ricostruire una vita lasciando alle spalle il cieco odio e le rivendicazioni egocentriche. Durante la narrazione dei fatti le parti ricostruiscono le tappe del loro percorso fatto di continui litigi, elaborano il lutto della separazione, vengono guidati, attraverso l?impiego di tecniche di tipo cognitivo di problem ?solving, nella valutazione tra le diverse soluzioni prospettate, di quella più vantaggiosa avendo riguardo sia ad una ridefinizione della propria identità personale ed un recupero dell?autostima, sia ad una responsabilizzazione del ruolo genitoriale e allo sviluppo di una personalità armonica dei figli. Per quanto concerne l?ambito applicativo, la mediazione può essere utilizzata nella fase di decisione, se separarsi o meno, nella fase legale di separazione, nella fase post- sentenza. Alla luce delle considerazioni svolte ed in comformità con i principi dettati in materia a livello comunitario, appare opportuno rendere operativa tale tecnica di risoluzione dei conflitti familiari, dando l?opportunità alle parti attraverso l?incontro con un mediatore di verificare da un lato, i benefici della mediazione stessa con conseguente riduzione della durata delle procedure giudiziare , un minor costo per le parti e uno snellimento del carico di lavoro per i magistrati; dall?altro un?effettiva tutela morale e giuridica dei figli in vista di uno sviluppo sereno della loro personalità. Va ricordato infatti che i genitori hanno l?obbligo, costituzionalmente previsto, di soddisfare i bisogni materiali, morali e affettivi dei figli e di scegliere l?indirizzo educativo da impartire a prescindere da un eventuale scioglimento del vincolo coniugale. Sarebbe pertanto auspicabile l?introduzione di una collaborazione del mediatore quale ausilio sia dell?autorità giudiziaria che degli avvocati nella risoluzione di controversie familiari. Sarebbe oltremodo necessario un impegno in tal senso anche da parte delle amministrazioni comunali e provinciali, per garantire un sostegno sociale alle numerose coppie che affrontano la separazione e il divorzio con tutto il carico emotivo ed economico che tale scelta comporta.
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(09/11/2005 - Sarah Perrucci)
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