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NullitÓ o inadempimento... quale sanzione per la violazione degli obblighi di comportamento dell'intermediario?

La forma scritta ad substantiam prevista dall?art. 23 T.U.F. si riferisce al contratto di negoziazione (c.d. contratto quadro o master agreement) e non ai singoli negozi conclusi nell?ambito e in esecuzione del rapporto che trova la sua fonte nel contratto quadro. La negoziazione di obbligazioni argentine sul mercato secondario non costituisce attivitÓ di collocamento o di sollecitazione all?investimento e non presuppone pertanto la consegna del prospetto informativo. Non pu˛ essere condivisa l?estensione dell?area della nullitÓ al di fuori delle ipotesi in cui tale sanzione Ŕ espressamente prevista dal legislatore.
Ne consegue che ?la voluta distinzione fra adempimenti prescritti a pena nullitÓ ed altri obblighi di comportamento pure posti a carico dell?intermediario, impedisce una generalizzata qualificazione di tutta la disciplina dell?intermediazione mobiliare come di ordine pubblico e, ultimamente, presidiata dalla c.d. nullitÓ virtuale di cui all?art. 1418 1░ comma c.c.? (Trib. Milano n.7555/05, Pres. Est. Vanoni). Appare pertanto pi¨ appropriato applicare alle fattispecie di violazione delle norme comportamentali dettate dal T.U.F., e per le quali non sia stata espressamente prevista dal legislatore la sanzione della nullitÓ, i generali principi in tema di inadempimento. Il Giudice, nell?esaminare i comportamenti tenuti dagli intermediari nelle singole fattispecie, potrÓ e dovrÓ dunque valutare l?importanza dell?inadempimento dedotto dall?investitore, sia ai fini della condanna al risarcimento dei danni, sia ai fini della eventuale risoluzione del contratto. Il Giudice, inoltre, non potrÓ prescindere dall?esame dell?entitÓ del pregiudizio sofferto, dall?eventuale concorso di colpa del creditore (art. 1227 c.c.) e, soprattutto, dalla verifica del nesso eziologico fra inadempimento e danno in ordine al quale non pu˛ dirsi invertito l?onere della prova ai sensi dell?art. 23 comma 6. T.U.F. L?investitore dovrÓ quindi provare che il danno patito Ŕ conseguenza immediata e diretta della condotta colposa dell?intermediario e non, semplicemente, dell?andamento sfavorevole del mercato.
Nella decisione
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(07/08/2005 - www.ilcaso.it)
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