Sei in: Home » Articoli
 » Condominio

Condominio: limiti agli interventi sui beni privati

L'estetica e il decoro dell'edificio vanno sempre preservati
Immagine di una facciata condominiale
di Luana Tagliolini -

Luana Tagliolini

Ogni qual volta si eseguono interventi che coinvolgono le parti comuni c'è sempre il problema dell'estetica e del rispetto del regolamento di condominio con cui fare i conti.

Se per l'interpretazione del secondo non sussistono grossi problemi, sussistono, invece, per il concetto di “estetica dell'edificio” la cui valutazione non è rimessa all'assemblea ma all'insindacabile giudizio del giudice.

In un recente caso, il Condominio aveva inoltrato domanda di rimozione di un manufatto (veranda) realizzato dalla convenuta, in quanto, a suo dire, la costruzione violava le prescrizioni del regolamento di condominio e danneggiava il decoro architettonico e l'estetica dell'edificio.

La vicenda si concluse, in primo grado, con l'accoglimento della domanda da parte del tribunale e conseguente condanna della convenuta alla "demolizione ed eliminazione" del manufatto; con il rigetto dell'appello del condomino in quanto la Corte di appello aveva ritenuto che bastava “osservare le fotografie allegate dalla CTU per rendersi conto della completa difformità della veranda rispetto al resto dell'architettura dell'edificio, che, comunque, ha un suo pregio e una sua caratteristica ben evidente all'osservatore, per cui la nuova e difforme edificazione risalta in modo evidentissimo", per cui il manufatto era lesivo dell'estetica e del decoro dell'edificio.

Alle stesse conclusioni giunge la Corte di Cassazione (sent. n. 2109 del 2015) per la quale, infatti, “l'apprezzamento reso dalla Corte di appello è motivato, non sulla base di una impressione soggettiva, ma sulla base di una descrizione di per sè molto significativa (si pensi ai materiali e alla copertura) della offensività del manufatto rispetto al fabbricato originario e al suo insieme architettonico”.

Tra l'altro, osservano i giudici di legittimità, l'opera denunciata rientra concettualmente nella nozione di intervento sulla porzione di piano di proprietà personale, ex art. 1122 codice civile, che non deve essere oggetto di modifiche che rechino danno alla cosa comune.

Il danno (art. 1122 c.c. novellato dalla legge n. 220/2012) che preclude la possibilità di eseguire l'opera sulla porzione esclusiva (ovvero sulle parti normalmente destinate all'uso comune che siano state attribuite in proprietà esclusiva o destinate all'uso individuale) consiste nel pregiudizio alla stabilità, alla sicurezza o al decoro architettonico dell'edifico; tali danni sono, tra l'altro, gli stessi che si devono evitare per le innovazioni deliberate a maggioranza dall'assemblea condominiale (art. 1120 c.c.) stante gli interessi condominiali che, in entrambi i casi, non possono essere lesi.

E' questo il percorso logico che, a dire dei giudici di legittimità, giustifica l'applicabilità dell'art. 1120 c.c., alle attività del singolo su parti di proprietà privata (o destinate all'uso individuale) comunque finalizzate all'uso più intenso della cosa comune.

Cassazione Civile, testo sentenza n.2109/2015
Print Friendly Version of this pagePrint Get a PDF version of this webpagePDF
(15/03/2015 - Luana Tagliolini)
Le più lette:
» Avvocati: redditi sempre più bassi, è allarme
» Canone Rai: chi non vuole pagare nel 2017 deve dichiararlo entro dicembre
» Trenitalia: treni "nascosti" per fare acquistare i viaggi più cari, Antitrust apre istruttoria
» Cassazione: la clausola claims made non è vessatoria
» I compensi per l'atto di precetto con tabella e strumento di calcolo online
Commenta
con Facebook
 
Commenta
con disqus
Commenta con Disqus: Selezionando "Preferisco commentare come ospite" non serve password. Ultime discussioni
blog comments powered by Disqus
Newsletter f g+ t in Rss
Print Friendly and PDF