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Corte di Strasburgo condanna l'Italia perché non garantisce i diritti dei padri separati

padre figlio
Avv. Barbara Pirelli del Foro di Taranto
E-mail: barbara.pirelli@gmail.com
La separazione dei coniugi dovrebbe essere una soluzione a quelli che sono i problemi di conflittualità di una coppia ma il più delle volte proprio con la separazione (salvo i casi di separazioni consensuali) le conflittualità aumentano.
Così i coniugi si danno battaglia in tribunale consumando a volte crudeli vendette. Statisticamente con le separazioni il coniuge che ci perde in termini economici e' quasi sempre il padre (parliamo ovviamente di padri che sistematicamente e con regolarità provvedono a versare l'assegno di mantenimento in favore di moglie e figli). 
I padri separati ormai stanno andando ad ingrossare le fila dei "nuovi poveri" e con il loro stipendio, decurtato dagli obblighi di mantenimento familiare, riescono a sopravvivere a fatica, e queste non sono leggende metropolitane ma e' realtà.
Ci sono padri costretti a vivere in macchina, perché non possono permettersi di pagare un canone di locazione, e poi ci sono anche quelli che mangiano alle mense della Caritas. Il nostro ordinamento ancora oggi non si è attivato in concreto per "tutelare i diritti dei padri separati"eppure la Corte di Strasburgo per ben due volte ha condannato l'Italia perché la stessa non si è attivata a creare strumenti adeguati a tutela dei padri separati.
La corte di Strasburgo ha affrontato il primo caso, di padre separato non tutelato dalla legge italiana, nel 2010  mentre l'ultima pronuncia della Corte di Strasburgo risale al gennaio 2013 quando la Corte ha condannato l'Italia per non avere consentito a un padre separato – l'artista e psicologo Sergio Lombardo - di vedere con continuità la figlia, affidando la gestione degli incontri ai servizi sociali. Il padre in questione ha ottenuto un risarcimento di 25 mila euro.
A tutt'oggi nessun intervento decisivo e risolutivo, per tutelare i diritti dei padri separati, e' stato affrontato dal nostro Governo ; eppure risale a poche settimane un nuovo ddl che consentirebbe di attribuire ai figli il solo cognome della madre (solo se c'è accordo di entrambi i genitori).
Il Governo in merito a ciò si è attivato immediatamente dopo che la Corte di Strasburgo ha condannato l'Italia a risarcire una coppia di coniugi che nel nostro Paese aveva cercato, senza successo, di dare alla loro prima figlia il solo cognome della madre.
Anche la Corte di Cassazione, con la sentenza n.7372/2013 ha cercato di tutelare i padri separati e disoccupati che non riescono ad onorare il pagamento dell'assegno di mantenimento verso la famiglia. La Corte ha stabilito che :la sola condizione di disoccupazione non è un motivo valido per giustificare il mancato adempimento degli obblighi di mantenimento e' necessario però valutare la reale condizione economica dell'interessato. Quindi, bisogna valutare se il padre percepisce un sussidio, se questo sia l'unico reddito disponibile e se l'uomo abbia la reale possibilità di dedicare una parte delle sue entrate all'adempimento degli obblighi verso l'ex moglie e il figlio.
Ovviamente il padre e' tenuto al mantenimento ma questo obbligo non deve compromettere gli elementi minimi del proprio sostentamento.
Quindi un padre che si trovi in serie difficoltà economiche deve dimostrare che la propria situazione e' di reale disagio e di indigenza economica. 
Occorre una "zattera legislativa" per aiutare questi padri che rischiano di annegare nel mare della solitudine e dei debiti.
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(24/01/2014 - Avv. Barbara Pirelli)
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