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Cassazione - La condanna definitiva di BERLUSCONI per il processo sui diritti MEDIASET - Le PROVE e i DOCUMENTI (parte prima)

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di Paolo M. Storani - PRIMA PARTE - Colpevole o innocente? Ognuno vuol dire la sua senza avere neanche l'idea di quali siano i fatti di causa e le fonti di prova. La finalità di questo viaggio nel processo Mediaset è proprio di tentare di spiegare, con parole piane e comprensibili a tutti i nostri visitatori, le fonti di prova acquisite mentre impazza la giostra mediatica sull'esito del giudizio penale: il primo agosto 2013, la Sezione Feriale (stante l'imminente decorso della prescrizione penale) della Corte di Cassazione, presieduta dal Dott. Antonio ESPOSITO, relatore il Consigliere Dott. Amedeo FRANCO, ha confermato la sentenza di condanna di secondo grado, emessa dalla Corte di Appello di Milano l'8 maggio 2013, con deposito avvenuto il 23 successivo.
Sbalorditivo che da una settimana nessun organo informativo abbia esaminato in modo approfondito i motivi che avevano portati alla condanna di Silvio BERLUSCONI il Collegio della Seconda Sezione Penale ambrosiana, presieduta da Alessandra GALLI, relatore Enrico SCARLINI; per contro, è in corso la lapidazione mediatica del Presidente Antonio Esposito, cui il fato ha assegnato in sorte il processo penale più delicato della storia d'Italia, quello che trasforma il leader dello schieramento di centrodestra, già più volte Primo Ministro e che sino a qualche mese fa aspirava alla carica di Capo dello Stato, in pregiudicato.
Abitualmente il Dott. Antonio Esposito, magistrato di grande esperienza privo di inclinazioni anche in senso lato politiche, presiede la Seconda Sezione Penale del Supremo Collegio e ha avuto occasione di occuparsi di alcuni processi di altissimo livello, assai complessi, assolvendo esponenti dello stesso agguerrito fronte partitico dell'imputato - condannato. Anche dei restanti componenti del Collegio Feriale non si hanno notizie in ordine a particolari inclinazioni che possano metterne in dubbio l'equilibrio nella decisione.
Ciò nonostante, il 9 agosto 2013 il Ministro di Giustizia Cancellieri dà mandato agli ispettori ministeriali di avviare un'attività istruttoria, anticamera dell'azione disciplinare; è stata convocata d'urgenza per il 5 settembre 2013 la riunione straordinaria, sollecitata da componenti laici espressi dal partito del condannato, del Consiglio Superiore della Magistratura, entrambe le iniziative promosse in relazione ad un'intervista concessa, su temi peraltro generici, dall'alto Magistrato il 6 agosto scorso al quotidiano partenopeo Il Mattino che conterrebbe un'anticipazione di motivazione: è singolare constatare che quello stesso organo che avrebbe dovuto istituzionalmente tutelare la persona del Dott. Esposito da un attacco senza precedenti partito un minuto dopo la lettura del verdetto ora, seppur quale atto dovuto, lo colpevolizza.
A propria volta (i pratici delle aule di giustizia parlano di pronuncia doppia conforme) la sentenza della Corte d'Appello, superata la tesi difensiva degli avvocati dell'epoca di Berlusconi, Niccolò Ghedini e Piero Longo, ambedue del Foro di Padova, ora è subentrato anche Franco Coppi di Roma, confermava la pronuncia del Tribunale di Milano n. Registro Generale 11776/2006 del 26 ottobre 2012.
La pronuncia di secondo grado è stata annullata dal S.C. soltanto per rivalutare la durata della interdizione dai pubblici uffici, dal momento che in appello era stata irrogata la misura della pena accessoria di anni cinque, non essendovi ragione per trattare più favorevolmente i reati fiscali rispetto a quelli comuni, posto che la stessa normativa li considera talmente gravi da imporre l'interdizione, seppur con il termine minore per un massimo di tre anni come accessorio a qualsivoglia pena detentiva.
Sarà un differente collegio della Corte territoriale meneghina ad occuparsene in tempi brevi. Ricordiamo che l'interdizione dai pubblici uffici può essere perpetua, come già irrogata al medesimo Berlusconi in altro processo non ancora definito, o temporanea. Quella sentenza è del 24 giugno 2013 ed è stata emessa dal Collegio giudicante del cd. Processo Ruby presieduto da Giulia Turri.
La pronuncia della Cassazione Penale ad anni quattro di reclusione, pena condonata nella misura di anni tre ex art. 1 L. 241/06, ha già il requisito della definitività.
L'annualità 2001 si era già prescritta in prime cure e gli imputati B., Frank Agrama, Gabriella Galetto e Daniele Lorenzano erano stati ritenuti colpevoli del reato loro ascritto limitatamente alle annualità 2002 e 2003.
Fedele Confalonieri era stato assolto per non aver commesso il fatto con la difesa di Vittorio Virga.
In favore della costituita parte civile Agenzia delle Entrate è stata emessa pronuncia di condanna al risarcimento dei danni da liquidarsi in separata sede ma con assegnazione di una provvisionale immediatamente esecutiva di € 10.000.000,00.
Berlusconi viene tratto a giudizio perché è fondatore e, fino al 29 gennaio 1994, presidente di Fininvest S.p.A., proprietario di società offshore costituenti il cd. Fininvest B Group. Azionista di maggioranza di Mediaset S.p.A. è figura di riferimento a fini decisionali di Bernasconi, poi deceduto, e Lorenzano; socio occulto di Frank Agrama.
Lorenzano per il Gruppo Fininvest è responsabile unico, sin dagli Anni Ottanta, degli acquisti dei diritti di trasmissione (broadcasting rights) sul mercato americano, in seguito quale consulente di Mediaset.
I diritti per i canali televisivi del Gruppo Mediaset venivano acquistati, all'interno di complesse catene societarie infragruppo, presso i principali Studios statunitensi e da altri produttori internazionali non direttamente ma attraverso la fittizia intermediazione di società di modo che venivano indicati redditi inferiori al reale.
Attraverso un percorso accidentato in una ridda di leggi innovative, sospensioni, conflitti di attribuzione e quant'altro il processo penale giungeva egualmente al suo epilogo.
Il sistema rimaneva riservato anche all'interno del Gruppo Fininvest interessando un numero più esiguo possibile di persone. Il contratto originario di acquisto veniva definito "master", sottoscritto, con largo anticipo rispetto al concordato periodo di utilizzo del diritto, spesso da un mero fiduciario quale per esempio l'imputato Del Bue, e non veniva reso pubblico nemmeno all'interno della struttura di Reteitalia-Mediaset.
Quando si avvicinava la prevista decorrenza si procedeva alla stipula dei cd. "subcontratti", preparati dalla svizzera Fininvest Service S.A. sulla base di indicazioni fornite da Bernasconi, presidente e consigliere delegato di Reteitalia dal 1982 al 1994, e recepite dalla incolpevole Silvia Cavanna, di cui si dirà nel prosieguo. Per ora basterà ricordare che si tratta dell'addetta all'ufficio gestione e contratti di Reteitalia prima e Mediaset poi, sino al 1995 come dipendente, e poi come consulente, che riferirà l'esortazione rivoltale da Bernasconi particolarmente quando questi tornava da Arcore dopo aver incontrato Berlusconi: "picchia giù con i prezzi".
Veniva elaborata una scheda, solitamente composta di tre fogli, con il secondo mantenuto in Svizzera, mentre a Milano venivano inviate solo le informazioni utili per la programmazione, quali la provenienza del diritto, il numero dei passaggi, decorrenza e scadenza.
Nel 1995 il sistema veniva modificato: scomparivano i passaggi infragruppo ed i diritti erano intermediati da società che apparivano terze, ceduti alla società di Malta International Media Service Ltd - IMS che a sua volta cedeva i diritti a Mediaset, sempre con lievitazione dei prezzi ed un'evasione notevolissima.
Con la mail del 12 dicembre 1994 un contabile della Fox, tale Douglas Schwalbe, spiega a Mark Kaner, presidente della distribuzione internazionale della Twenty Century Fox, che l'impero di Berlusconi funziona come un elaborato "shell game", un gioco che consiste nel prendere tre gusci di noce vuoti e nascondere sotto uno di essi il nocciolo di una ciliegia: chi gioca deve indovinare dove sia nascosto il nocciolo.
La finalità è di evadere le tasse in Italia. Non solo non si vuole che figurino utili ma i profitti vengono tenuti in Svizzera, ove le banche all'epoca proteggevano molto bene la privacy dei propri clienti.
L'estensore della mail vincola al riserbo il presidente della major. Dal carteggio emerge che le reti tv sono state ideate per perdere soldi.
Il contabile della Fox cerca di spiegarne il meccanismo al presidente che vantava dei crediti ed in quel periodo la situazione debitoria era preoccupante. Oltretutto, come spiega al PM l'addetto all'ufficio acquisti di Reteitalia e poi di Mediaset sino al 1994 Alessandro Francesco Pugnetti, "Guido Pugnetti" nella mail 12.12.1994, la società intermediaria era la Principal, una società offshore che non presentava garanzie agli occhi del preoccupato Mark Kaner, che ne paventava l'insolvenza senza possibilità di rivalersi sul Gruppo. (fine prima puntata, prosegue nei prossimi giorni su LIA Law In Action di Studio Cataldi).
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Vai al testo della sentenza della Corte di Appello di Milano (processo Mediaset)
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(09/08/2013 - Law In Action - di P. Storani)
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