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Crisi: per gli italiani solo consumi low-cost?

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di Barbara LG Sordi -
Il neo-governo si sta impegnando ad approvare il Def, che sta per documento di economia e finanza, ossia il destino di noi italiani in fatto di tasse e gabelle. Si discute sul congelamento o annullamento dell'Imu, sul sempre più prossimo aumento dell'Iva, sul rimpinguamento delle casse per la Cig.

E nel mentre si discute noi italiani cominciamo a fare i conti, letteralmente, con la crisi. E siccome Codacons di conti se ne intende anche di più, ecco che ci aiuta a cristallizzare la nostra triste realtà economica. Che ha per protagonisti i consumi crollati. I dati parlano di diminuzioni drastiche nel mese di marzo, che rammentiamo ha ospitato anche la festività godereccia di Pasqua, con un calo pari al 3,2% dei consumi. Che sommato agli altri mesi fa un bel -4,2% nel primo trimestre del 2013.

Ciò che più spaventa l'associazione, ma dovrebbe allarmare tutti noi, è che le famiglie non solo rinunciano alle cosiddette spese accessorie (svaghi, abbigliamento, auto) ma lesinano anche nell'acquisto di beni primari, ossia il cibo. I tagli sugli alimentari sono stati del 3% a marzo, per un totale del -4,8 nei primi tre mesi dell'anno. Un dato che ci riporta immediatamente con i piedi per terra, inutile girarci attorno, perché se una famiglia è costretta a tagliare sul cibo significa che fatica realmente a tirare alla fine del mese.

Su questi dati dovrebbero riflettere anche i nostri governanti, con una mano sul cuore e l'altra sul portafoglio (come recita un vecchio adagio), rinunciando anch'essi ad una pate dei loro super-benefit. Possibile infatti che solo a pochi esponenti politici sia venuto in mente di auto-ridursi il proprio stipendio oppure tagliare sulle spese?

Forse questo sarà anche un Governo di passaggio, in attesa che si trovino nuovi leader e nuove intese (ed un nuovo sistema elettorale), ma è comunque pagato lautamente con i nostri sacrifici. Quindi che si prenda seriamente a cuore l'impegno di aiutare i cittadini a migliorare la propria situazione economica. E a questo punto mi sento in totale accordo con le parole di Squinzi, presidente di Confindustria, che avverte: "é assolutamente più importante intervenire sul lavoro che sulla casa".

Eh sì, perché se anche ci togliessere, o restituissero, l'Imu sarebbe solo un piccolo contentino. Cerchiamo di comprendere che non sono poche centinaia di euro a salvare il nostro bilancio economico, bensì la possibilità di lavorare o di godere di sostegno economico (benefit, pensione, indennità di disoccupazione) anche negli anni a venire.

Così forse le cose miglioreranno.

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(10/05/2013 - Barbara LG Sordi)
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