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Cassazione: status di rifugiato al senegalese omosessuale

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La Corte di Cassazione, con ordinanza 20 settembre 2012, n. 15981, accoglie il ricorso di un senegalese che si è visto rifiutare lo status di rifugiato dalla Corte d'Appello. Il cittadino senegalese aveva fatto ricorso alla Corte d'Appello per il riconoscimento dello status di rifugiato politico, per la protezione sussidiaria o del permesso di soggiorno. Aveva affermato di essere omosessuale, di non poter vivere liberamente nel proprio paese di origine che punisce l'omossessualità come un reato e di trovarsi in situazioni di ostilità sia dell'ambiente che della famiglia. La Corte d'Appello aveva rigettato il ricorso affermando che la circostanza per cui l'omossessualità è considerata un reato dall'ordinamento giuridico del Senegal è irrilevante ai fini del riconoscimento della protezione perché non è possibile inferire la situazione generale di perseguitato a quella generale di un paese. Aggiunge, inoltre che non era possibile dimostrare sulla base delle circostanze riferite che egli fosse stato stato oggetto di specifici e concreti atti di violenza e minacce da parte delle autorità senegalesi, tali da costringerlo ad allontanarsi. La Cassazione va contro la pronuncia della Corte d'Appello e specifica che "per persecuzione deve intendersi una forma di lotta radicale contro una minoranza che può essere attuata sul piano giuridico e specificatamente con la semplice previsione del comportamento che si intende contrastare come reato punibile con la reclusione." Essendo l'omosessualità un reato penale nel Senegal, le persone di orientamento omosessuale sono costrette a violare la legge penale e ad esporsi a gravi sanzioni per poter vivere liberamente la propria sessualità. Questa è una violazione della CEDU e della Carta dei Diritti fondamentali dell'Unione Europea, vincolante in questa materia, che si riflette automaticamente sulla condizione individuale delle persone omosessuali ponendoli in una situazione oggettiva di persecuzione tale da giustificare la concessione della protezione richiesta. Secondo la Cassazione, la Corte d'Appello non ha rtenuto conto della situazione di omofobia e i gravi atti discriminatori del paese denunciati dai mezzi di informazione, dai siti istituzionali e dalle organizzazioni non governative. Per questi motivi accoglie il ricorso e rinvia la decisione ad una Corte d'Appello di diversa composizione.
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(23/09/2012 - L.S.)
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