Processo del lavoro - L'udienza di discussione

L'udienza di discussione rappresenta, nel rito del lavoro, il punto centrale di tutto il procedimento giudiziario. Essa ha lo scopo principale di creare il primo contatto tra il giudice e le parti. Il legislatore mira a condensare in questa udienza la maggior parte delle attività processuali cercando di far sì che essa, tendenzialmente, sia la prima ed unica udienza del processo. La disciplina del suo svolgimento è contenuta all'art. 420 c.p.c. così come riformato dalla Legge n. 183/2010.

Nell'udienza di discussione si svolgono, in immediata successione, le verifiche proprie della prima udienza di cognizione, l'interrogatorio delle parti, il tentativo

di conciliazione (non più obbligatorio), l'assunzione delle prove, la discussione e la pronuncia della sentenza.

Verifica della presenza e della costituzione delle parti.

Innanzitutto il giudice verifica la presenza delle parti in udienza e la loro regolare costituzione. Queste possono stare in giudizio attraverso l'assistenza di un legale, ma se il valore della causa non eccede i 129,11€, possono stare in giudizio anche personalmente. Se le parti decidono di farsi rappresentare, il legale deve essere munito di procura che preveda anche il potere di transigere e conciliare la controversia. Inoltre questi deve essere a conoscenza dei fatti della causa. In mancanza, se non sussistono gravi ragioni, il giudice valuta l'ignoranza del difensore ai fini della decisione (art. 420, comma 2, cp.c.). Se viene rilevata l'assenza di una parte si applica l'art. 181 c.p.c. con fissazione di altra udienza, che viene comunicata alle parti dalla cancelleria.

Interrogatorio delle parti.

Nell'udienza di discussione, verificata la regolare costituzione delle parti e la loro presenza, il giudice procede all'interrogatorio delle parti medesime. Esso non ha i caratteri propri dell'interrogatorio formale previsto dagli artt. 228 e ss. del codice. Non dà luogo alla confessione giudiziale, nè si identifica con l'interrogatorio libero ex art. 117, comma 1, c.p.c. In realtà esso viene utilizzato dal giudice per ricavare informazioni che egli valuta liberamente e che costituiscono un'ottima integrazione alle prove acquisite. Dalle risposte rese in sede di interrogatorio delle parti, il giudice può anche desumere quell'accertamento che gli consente di emettere le pronunce provvisorie previste dall'art. 423 c.p.c. Inoltre esso getta le basi per procedere alla fase successiva inerente la conciliazione.

Tentativo di conciliazione.

Il giudice, durante l'udienza di discussione, tenta la conciliazione della lite e formula alle parti una proposta transattiva. L'eventuale rifiuto della proposta, senza giustificato motivo, costituisce comportamento valutabile dal giudice ai fini della decisione.

Se le parti accettano la proposta transattiva allora il giudice redige il verbale di conciliazione che ha efficacia di titolo esecutivo (art. 420, comma 3, c.p.c.). Qualora la conciliazione non vada a buon fine, le successive tappe del processo si svolgono immediatamente.

Durante l'udienza di discussione le parti, se ricorrono gravi motivi, possono essere autorizzate dal giudice a modificare le domande, le eccezioni e le conclusioni già formulate. Si tratta di un evidente caso di "emendatio libelli" (art. 420, comma1, c.p.c.).

Ammissione dei mezzi di prova.

Sempre in questa udienza il giudice ammette i mezzi di prova già proposti dalle parti. Se ritiene che siano rilevanti, dispone, con ordinanza resa in udienza, l'immediata assunzione di quei mezzi di prova che le parti non abbiano potuto proporre prima. Qualora vengano ammessi nuovi mezzi di prova, la controparte può dedurre, entro 5 giorni, i mezzi di prova che si rendano necessari rispetto a quelli addotti dal ricorrente. Il legislatore dispone che l'assunzione delle prove sia esaurita nella stessa udienza o, se necessario, in udienze da tenersi nei giorni feriali immediatamente successivi (art. 420, commi 5, 6, 7 e 8, c.p.c.).

Nell'udienza di discussione, qualora il giudice ritenga matura la decisione oppure se sorgono questioni inerenti la competenza, la giurisdizione o altri pregiudiziali la cui decisione è fondamentale per la definizione del giudizio, allora invita le parti alla discussione e pronuncia sentenza anche non definitiva dando lettura del dispositivo (art. 420, comma 4, c.p.c.).

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