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Testimoni fuori dal processo: le nuove dichiarazioni rese al difensore

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Tra i “compiti” rilevanti affidati agli avvocati dalla recente riforma della giustizia, con il fine di snellire le procedure e accelerare la risoluzione delle controversie, c’è la previsione di sentire i testimoni fuori dal processo, velocizzando così la raccolta delle testimonianze e l’assunzione delle prove, riducendo, per questa via, i tempi delle udienze.

Il decreto n. 132/2014, in vigore dal 13 settembre scorso, ha infatti introdotto una nuova norma ad hoc attraverso la quale si realizza una sorta di “tipizzazione” delle dichiarazioni scritte rese ai difensori, che diventano fonti di prova da produrre in giudizio per assolvere l’onere probatorio.

La testimonianza scritta non resa davanti al giudice era già consentita dall’art. 257-bis c.p.c., ma soggetta all’accordo delle parti e subordinata a specifiche cautele.

L’art. 15 del d.l. n. 132/2014, invece, introducendo nel codice di rito, l’art. 257-ter dà via libera alla parte di produrre “sui fatti rilevanti ai fini del giudizio”, le dichiarazioni scritte “di terzi, capaci di testimoniare, rilasciate al difensore che, previa identificazione a norma dell’art. 252, ne attesta l’autenticità”.

La norma subordina chiaramente la produzione in giudizio delle dichiarazioni dei terzi all’identificazione del dichiarante, che deve avvenire secondo il disposto dell’art. 252 c.p.c. (ovvero, devono essere richiesti nome, cognome, età e professione, e i testi devono essere invitati a dichiarare se hanno rapporti di parentela, affinità, affiliazione o dipendenza con alcune delle parti oppure interesse nella causa), nonché all’attestazione di autenticità delle stesse, sia con riferimento alla correttezza della modalità di assunzione che nella sottoscrizione dell’atto, da parte del difensore.

È obbligo del difensore, inoltre, secondo il disposto dell’art. 257-ter c.p.c., avvertire il terzoche la dichiarazione può essere utilizzata in giudizio, delle conseguenze di false dichiarazioni e che il giudice può disporre anche d’ufficio che sia chiamato a deporre come testimone”.

A questo punto, le testimonianze acquisite dall’avvocato (anche prima dell’inizio della causa) potranno essere presentate in giudizio e avranno pieno valore probatorio, potendo il giudice avvalersene e decidere la causa senza assumere davanti a sé le prove testimoniali, semplicemente basandosi sulle allegazioni prodotte dalle parti e velocizzando così notevolmente i tempi di ogni giudizio civile.

Rimane fermo comunque, il potere del giudice, nell’ambito della propria discrezionalità, di disporre d’ufficio che il soggetto che ha rilasciato le dichiarazioni scritte compaia dinanzi al suo ufficio per rendere la testimonianza.

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