La liquidazione del danno in caso di incidente stradale

I metodo utilizzati per procedere alla liquidazione del danno variano a seconda che si tratti danni causati da sinistri stradali per cui vengono in considerazione le previsioni già richiamate di cui all’art. 138 e 139 C.d.A, mentre gli altri sono liquidati in via equitativa ex art. 1226 cc; se poi il sinistro si è verificato durante l’orario di lavoro il danno viene liquidato ex art. 13 d.lgs 38/2000.
Nei danni conseguenti a circolazione stradale il criterio di liquidazione è fissato dal legislatore che come anticipato a distinto due ipotesi a seconda che i postumi diano siano pari o superiori al al 10% o inferiori a tale soglia.
Per lesioni
superiori al 10% l’art 138 CdA prevede che si debba moltiplicare una somma di denaro per i punti di invalidità riconosciuti, cd. criterio a punto, questa prescrizione tuttavia è ancora lettera morta a causa della mancata adozione della relativa tabella ministeriale.
Lo stesso criterio viene utilizzato ex art. 139 CdA per le lesioni micropermaneti, ossia inferiori al 10%. Alla quantificazione del danno si perviene attraverso una serie di operazioni matematiche così articolate: a) moltiplicando il valore monetario del singolo punto d’invalidità per il grado di invalidità permanente b) moltiplicando tale risultato per un coefficiente determinato dalla legge ed infine c) applicando al risultato ottenuto il cd. demoltiplicatore ossia una riduzione proporzionale all’età della vittima;
Il valore del punto base attualmente, con d.m. 19.6.2009 è fissato in € 42,48 per l’invalidità temporanea e in € 728, 16 per l’invalidità permanete.
Tali importi dovrebbero essere rivalutati annualmente con decreto del ministero dell’industria ed in difetti si esclude la possibilità per i Giudici di provvedervi in modo autonomo.
Per le lesioni cd. micro permanenti tuttavia il legislatore all’art. 139 III C.d.A ha previsto che il giudice possa aumentare la somma dovuta a titolo di danno biologico in misura non superiore ad quinto qualora ciò risulti opportuno alla luce di un equo e motivato apprezzamento delle condizioni soggettive del danneggiato.
E’ di tutta evidenza come il legislatore abbia adottato sia per le lesioni micro che macro permanenti lo stesso fondamentale criterio che consente di moltiplicare il valore monetario del singolo punto di invalidità per la percentuale di invalidità permanente.
Un simile metodo richiede da un lato un accertamento medico legale in base la quale determinare il grado di invalidità permanente ed un valore monetario al quale ancorare il punto di invalidità.
Prima di passare all’esame delle modalità con le quali deve essere avanzata la richiesta di risarcimento danno occorre fare un breva cenno all’ipotesi in cui nella procedura risarcitoria vi sia coinvolto l’INAIL in quanto l’evento dannoso si sia verificato sul lavoro, a tal proposito si usa il termine danno differenziale per indicare la somma di denaro risultante dalla differenza tra l’indennizzo elaborato dall’INAIL Istituto nazionale per gli Infortuni sul Lavoro e quanto spettante al lavoratore il base alle regole della responsabilità civile si usa a tal proposito l’espressione danno differenziale.
In questo caso se il lavoratore ha riportato una invalidità permanente inferiore al 6% l’Istituto non effettuerà alcuna erogazione a favore del lavoratore. Se invece l’invalidità è compresa tra il 6% ed il 15% si procede al risarcimento mediante apposite tabelle. Se invece l’invalidità superi la soglia del 16% l’Istituto nazionale provvederà ad erogare una rendita annua.

   La particolarità risiede nel fatto che nel caso in cui il danneggiato agisca in giudizio       nei  confronti del soggetto civilmente responsabile la sua azione sarà limitata alla differenza tra le somme versate all’INAIL e quelle spettanti secondo la normativa generale.
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