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Appalto - La garanzia per vizi e difformità dell'opera

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Una volta che l'opera sia stata realizzata, l'appaltatore è tenuto ad offrirla al committente tendenzialmente priva di vizi e difformità rispetto al progetto. 

Punto di partenza per quanto concerne la garanzia per vizi e difformità dell'opera è la previsione di cui all'art. 1667 c.c. che detta una disciplina speciale per le ipotesi di inadempimento dell'imprenditore rispetto a tale obbligo, mentre il successivo art. 1668 c.c. appresta nei confronti del committente una serie di garanzie, a seconda della gravità dell'inadempimento stesso.

Gli strumenti accordati dalla disciplina codicistica, legittimano il committente a scegliere tra due forme di tutela alternative: la richiesta dell'eliminazione delle difformità o dei vizi a cura e a spese dell'appaltatore oppure la riduzione proporzionale del prezzo pattuito. Resta fermo, ovviamente, come prevede l'ultimo inciso del primo comma dell'art. 1668 c.c., il diritto del committente a richiedere il risarcimento del danno, quando l'emersione dei difetti sia conseguenza di una condotta colposa dell'appaltatore. 

In terzo luogo, la norma de qua prevede anche la possibilità della risoluzione giudiziale del contratto ove le difformità o i vizi dell'opera siano tali da renderla “del tutto inadatta alla sua destinazione” (in base al contratto o alla sua intrinseca natura), con effetti retroattivi che, di conseguenza, fanno venir meno l'obbligo del pagamento del corrispettivo. 

Il codice civile, peraltro, detta alcune regole volte a contemperare le garanzie apprestate al committente con forme di tutela anche dell'appaltatore. 

Qualora l'opera sia stata accettata dall'appaltante in sede di consegna, la garanzia non opera in caso di vizi palesi, conosciuti o riconoscibili, ma è limitata ai soli vizi “occulti” (cioè non immediatamente riconoscibili) o dolosamente taciuti dall'appaltatore

La garanzia, inoltre, opera solo se il committente si sia attivato tempestivamente, denunciando all'appaltatore il vizio o la difformità entro sessanta giorni dalla scoperta dello stesso, prescindendosi da tale rigido termine di decadenza solo nell'ipotesi in cui le difformità o i vizi siano stati occultati dall'appaltatore, ovvero da lui riconosciuti. 

L'art. 1667, 3° comma, c.c. prevede, infine, un termine abbreviato di prescrizione dell'azione contro l'appaltatore: invece del termine ordinario di dieci anni, essa si prescrive in due anni dalla consegna. Nel momento in cui il committente sia convenuto in giudizio per il pagamento del prezzo, tuttavia, potrà far valere ugualmente la garanzia, sempre a patto che abbia denunciato i vizi entro sessanta giorni dalla scoperta ed entro due anni dalla consegna dell'opera.

(1) Art. 1667 Difformità e vizi dell'opera

L'appaltatore è tenuto alla garanzia per le difformità e i vizi dell'opera. La garanzia non è dovuta se il committente ha accettato l'opera e le difformità o i vizi erano da lui conosciuti o erano riconoscibili, purché, in questo caso, non siano stati in mala fede taciuti dall'appaltatore.

Il committente deve, a pena di decadenza , denunziare all'appaltatore le difformità o i vizi entro sessanta giorni dalla scoperta. La denunzia non è necessaria se l'appaltatore ha riconosciuto le difformità o i vizi o se li ha occultati.

L'azione contro l'appaltatore si prescrive in due anni dal giorno della consegna dell'opera. Il committente convenuto per il pagamento può sempre far valere la garanzia , purché le difformità o i vizi siano stati denunziati entro sessanta giorni dalla scoperta e prima che siano decorsi i due anni dalla consegna.

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