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Adozioni e indennitÓ di maternitÓ: incostituzionali le "soglie" fissate per le libere professioniste, anche per il passato

Per la Consulta Ŕ incostituzionale negare l'indennitÓ alla libera professionista che adotta un bimbo italiano di etÓ superiore ai sei anni o lo riceve in affido
figli madre affidamento
di Valeria Zeppilli - Con un'interessante pronuncia, la numero 205/2015 (qui sotto allegata), la Corte Costituzionale Ŕ intervenuta in materia di indennitÓ di maternitÓ, abbattendone gli ultimi aspetti discriminatori. 

Ci˛, in ogni caso, con riferimento a un periodo ormai terminato, a seguito del recente decreto legislativo numero 80/2015, attuativo del Jobs Act.

Ma andiamo con ordine.

La disposizione oggetto delle pronuncia della Corte Ŕ quella in base alla quale se una lavoratrice libera professionista adotta un bambino italiano di etÓ superiore ai sei anni o lo riceve in affido, non avrebbe diritto all'indennitÓ di maternitÓ: si tratta, pi¨ precisamente, dell'articolo 72 del decreto legislativo numero 151/2001

La Consulta ha ricordato che nell'indennitÓ di maternitÓ, alla funzione di tutela della donna, si affianca indubbiamente anche quella di garantire gli interessi del minore: proprio su tale presupposto, del resto, tale indennitÓ Ŕ stata progressivamente estesa dal legislatore anche alle ipotesi di affidamento e adozione. 

In particolare, al minore, indipendentemente dalle implicazioni biologiche del rapporto con la madre, deve essere garantito uno sviluppo della personalitÓ compiuto e armonico che, in caso di affidamento o adozione, non pu˛ prescindere dall'assistenza durante il delicato inserimento in un nuovo nucleo familiare. 

Il riferimento costituzionale va rinvenuto nell'articolo 37, che ôpretendeö un'adeguata protezione per la madre e il bambino e dal quale deriva che quest'ultimo non pu˛ subire discriminazioni legate alla tipologia del rapporto di lavoro della madre o della particolaritÓ del rapporto di filiazione

╚ evidente, quindi, che la normativa censurata, negando l'indennitÓ di maternitÓ alle madri libere professioniste che adottino un minore di nazionalitÓ italiana che abbia giÓ compiuto i sei anni, si pone in contrasto non solo con il principio di tutela della maternitÓ e dell'infanzia, ma anche con quello di eguaglianza

Del resto, trattare in maniera differente la lavoratrice libera professionista che scelga l'adozione nazionale non trova alcuna giustificazione razionale che permetta di mantenere legittimamente in vita un limite rimosso in tutti i casi diversi da questo, ma si configura, piuttosto, come una discriminazione pregiudizievole sia per le libere professioniste che per i minori di nazionalitÓ italiana. 

L'articolo 72 del decreto numero 151/2001 va quindi dichiarato costituzionalmente illegittimo, nella versione antecedente il Jobs Act, che ha provveduto a porre rimedio all'incongruenza censurata. 

Corte costituzionale testo sentenza numero 205/2015
Valeria Zeppilli
Consulenza Legale
Laureata a pieni voti in giurisprudenza presso la Luiss 'Guido Carli' di Roma con una tesi in Diritto comunitario del lavoro. Attualmente svolge la professione di Avvocato ed Ŕ dottoranda di ricerca in Scienze giuridiche ľ Diritto del lavoro presso l'UniversitÓ 'G. D'Annunzio' di Chieti ľ Pescara
(23/10/2015 - Valeria Zeppilli)
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