L'infortunio in itinere - guida con raccolta di articoli e sentenze

La normativa di legge e il contributo interpretativo della giurisprudenza
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di Valeria Zeppilli - La salute e la sicurezza del lavoratore assumono, nel nostro ordinamento, una rilevanza fondamentale, tanto che un apposito istituto, l'Inail, ha la funzione primaria di indennizzare il lavoratore dai danni che possono derivargli dallo svolgimento dell'attività lavorativa. 

Tra le tutele apprestate dal predetto istituto, di particolare interesse sono quelle poste nei confronti degli infortuni che possono verificarsi sul luogo di lavoro (leggi: “Infortuni sul lavoro - come ottenere indennizzi e rendite dall'INAIL”). 

L'importanza di garantire il lavoratore rispetto agli infortuni è tale che il nostro ordinamento considera come verificatosi durante il lavoro anche il cd. infortunio in itinere, ovverosia quello che avviene durante il tragitto compiuto per raggiungere, dalla propria abitazione, il luogo di lavoro o quello compiuto per recarsi da un luogo di lavoro a un altro o, infine, quello necessario per la consumazione dei pasti in assenza di mensa aziendale.

Il d.lgs. n. 38/2000

Più nel dettaglio, l'inserimento dell'infortunio in itinere tra le tutele assicurative apprestate dall'Inail è avvenuto con la riforma apportata nel nostro ordinamento dal decreto legislativo numero 38 del 2000.

Con tale intervento legislativo, in sostanza, si è previsto che l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro comprende anche l'infortunio in itinere, così come sopra individuato, salvo il caso di interruzione o deviazione del tutto indipendenti dal lavoro o, comunque, non necessitate, chiarendo che l'interruzione e la deviazione si intendono necessitate quando sono dovute a cause di forza maggiore, ad esigenze essenziali ed improrogabili o all'adempimento di obblighi penalmente rilevanti.

Si è inoltre specificato che l'assicurazione opera anche nel caso di utilizzo del mezzo di trasporto privato, sono nel caso in cui esso sia necessitato, purché il conducente sia provvisto di abilitazione alla guida e ad esclusione del caso in cui gli infortuni siano cagionati dall'abuso di alcolici e di psicofarmaci o dall'uso non terapeutico di stupefacenti ed allucinogeni.

La giurisprudenza della Cassazione. La violazione delle norme del codice della strada

Nell'esatta ricostruzione della fattispecie dell'infortunio in itinere, con particolare riferimento ai casi in cui esso è concretamente configurabile, un ruolo particolare è stato svolto dalla giurisprudenza.

Ad esempio, con la recente pronuncia n. 3292 del 18 febbraio 2015, la Corte di Cassazione ha chiarito che il rischio elettivo, idoneo ad escludere l'indennizzabilità dell'infortunio, va valutato con particolare rigore rispetto a quanto effettuato con riferimento all'infortunio che si verifica durante la normale attività lavorativa, con la conseguenza di doversi considerare come idonea ad escludere la tutela assicurativa anche la violazione di norme fondamentali del codice della strada.  

L'utilizzo del mezzo privato

Di certo, però, l'aspetto rispetto al quale la giurisprudenza ha rivestito il ruolo maggiormente importante, a causa dell'indeterminatezza della normativa di legge, è quello relativo all'indennizzabilità dell'infortunio in caso di utilizzo del mezzo proprio.

Interessante, ad esempio, è la sentenza n. 869/2015 del T.A.R. della Sardegna, secondo la quale l'infortunio in itinere subito dal lavoratore che utilizza il mezzo proprio può essere indennizzato solo al ricorrere di tre condizioni.

Innanzitutto, il percorso seguito e l'evento debbono essere in rapporto causale, ovverosia il percorso deve costituire per l'infortunato quello "normale per recarsi al lavoro" e per tornare alla propria abitazione.

In secondo luogo tra l'itinerario seguito e l'attività lavorativa deve sussistere un nesso almeno occasionale e il primo non deve essere percorso dal lavoratore solo per ragioni personali o in orari non collegabili alla seconda.

Infine, la necessità dell'uso del veicolo privato deve essere accertata tenendo in considerazione la compatibilità degli orari dei servizi pubblici rispetto all'orario di lavoro dell'assicurato o la sicura non fruibilità di questi in relazione all'impossibilità di determinare la durata esatta della prestazione lavorativa.

In materia, di particolare rilievo è poi la sentenza della Cassazione numero 22154/2014, con la quale si è chiarito che l'utilizzo del mezzo proprio deve essere valutato con particolare rigore, considerando che lo strumento normale per la mobilita delle persone è costituito dal mezzo di trasporto pubblico, che è quest'ultimo a comportare il minor grado di esposizione al rischio di incidenti e che, in particolare, l'indennità per infortunio in itinere non spetta al lavoratore che abbia utilizzato il proprio mezzo di trasporto per raggiungere il posto di lavoro distante poco meno di un chilometro dalla propria abitazione, in quanto tale condizione non giustifica la traslazione del costo di eventuali incidenti stradali sull'intervento solidaristico.

Il fatto del terzo

Dall'opera della giurisprudenza emerge, quindi, chiaramente che il limite alla copertura assicurativa è costituito principalmente dal rischio che deriva da una scelta arbitraria del lavoratore, ovverosia il c.d. “rischio elettivo” (cfr. Cass. n. 21249/2012).

Tuttavia, con una recentissima sentenza i giudici hanno chiarito che la tutela va esclusa anche quando “il collegamento tra l'evento ed il “normale percorso di andata e ritorno dal luogo di abitazione a quello di lavoro” risulti assolutamente marginale e basato esclusivamente su una mera coincidenza cronologica e topografica”, in quanto in tal caso viene meno il fondamentale requisito dell'occasione di lavoro (Cass. n. 17685/2015). 

Raccolta di articoli e sentenze sugli infortuni in itinere

Vedi anche: tutti gli articoli pubblicati in materia di infortuno in itinere
Valeria Zeppilli
Consulenza Legale
Laureata a pieni voti in giurisprudenza presso la Luiss 'Guido Carli' di Roma con una tesi in Diritto comunitario del lavoro. Attualmente svolge la professione di Avvocato ed è dottoranda di ricerca in Scienze giuridiche – Diritto del lavoro presso l'Università 'G. D'Annunzio' di Chieti – Pescara
(30/09/2015 - Valeria Zeppilli)
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