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Il reato di sequestro di persona ex art. 605 del codice penale

Il principio della inviolabilità della libertà personale; il fattore temporale;la pena
Immagine di una bilancia simbolo della Giustizia
Abogado Francesca Servadei
Studio Legale Servadei
Corso Giacomo Matteotti 49 - Albano Laziale (Roma)
tel 069323507 - cell: 3496052621 e-mail: francesca.Servadei@libero.it

Disciplinato ai sensi dell'articolo 605 del Codice Penale è il reato di Sequestro di persona; non a caso tale articolo apre la Sezione II del Libro II rubricata Dei delitti contro la libertà personale ove il bene giuridico tutelato è proprio la libertà personale. Sul piano giurisprudenziale un consolidato orientamento della Suprema Corte, Sez. V 12 maggio 1980 , num. 5907 e Sez. I, sentenza del 4 maggio 2009 num. 18186, ha individuato l'elemento oggettivo del reato nella privazione della libertà personale che si traduce nella libertà di locomozione, non essendo quindi necessario che la privazione sia totale, ma tale che la persona offesa-vittima non sia in grado di vincere gli ostacoli per realizzare la piena libertà di movimento a prescindere dalla durata della privazione stessa.

La libertà di locomozione così individuata dalla Corte di Cassazione è stata invece contestata sul piano dottrinale, dove viene lamentato che la tutela penale di cui all'articolo 605 del Codice Penale non andrebbe a beneficio di coloro che, per ragioni di età, per ragioni giudiziarie (nel caso dei detenuti) ovvero per ragioni fisiche non possiedono tale facoltà; da ciò si evince quindi che per libertà personale si intende libertà da misure coercitive sul corpo, andando così a rafforzare quanto dettato dell'articolo 13 della carta Costituzionale alla luce del quale La libertà personale è inviolabile. Non è ammessa forma alcuna di detenzione di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dall'autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge (…).

Il reato di Sequestro di persona è una fattispecie a forma libera non essendo previsti l'utilizzo di particolare strumenti per la sua realizzazione, Corte di Cassazione, sez. V, sentenza del 6 febbraio 1987, num. 1371; da ciò si desume che la privazione della libertà si configura in diversi modi, per esempio mediante violenza, con minaccia ovvero con inganno; particolarmente importante è un consolidato orientamento della Corte di Cassazione, il quale ravvede il delitto de quo nell'ottenere il ricovero in ospedale psichiatrico del soggetto passivo attraverso una falsa attestazione medica. Per quanto concerne la violenza essa non necessariamente si traduce in comportamenti atti a costringere fisicamente la vittima - persona offesa, ma secondo quanto ha statuito la Suprema Corte, Sez. V, con sentenza num. 14566 del 19 aprile 2005, essa si configura anche nella forma della violenza morale tale da togliere alla persona offesa la capacità di autodeterminarsi e di agire in virtù di una propria e cosciente volontà; esempio emblematico di tale forma di violenza è trattenere in auto un soggetto privandolo della possibilità di scendere proseguendo la marcia senza rischiare una lesione fisica.

Trattasi di un reato comune in quanto il soggetto agente è individuato in Chiunque, non necessitando quindi che esso ricopra una particolare qualità, salvo invece per quanto previsto nel II comma, lettera b) dell'articolo in esame. Particolarmente importante nel reato di Sequestro di persona è il fattore tempo; infatti la Legge ritiene che sia sufficiente privare la vittima anche per un breve lasso di tempo durante il quale ostacolarne la capacità di spostamento, tanto chè dalla lettura dell'articolo 605 del Codice Penale il Legislatore non prevede alcun aspetto temporale della condotta penalmente rilevante; a tal proposito è lecito citare una sentenza della Suprema Corte, 19548/2013, con la quale gli Ermellini hanno ravvisato il reato de quo in quei pochi attimi durante i quali il reo costringe la vittima a salire a bordo dell'auto sotto la minaccia di un'arma.

Inoltre i Giudici di Piazza Cavour, con sentenza pronunciata dalla Sez. V della Corte di Cassazione, num. 21314, del 26 maggio 2014, hanno rafforzato il concetto in virtù del quale il limitato lasso di tempo comporta la consumazione del reato di cui all'articolo 605 del Codice Penale, aggiungendo anche che, per la sua configurabilità l'agente può porre in essere condotte che consentono alla vittima una rapida liberazione; nel caso de quo la Suprema Corte ha ravvisato il delitto di Sequestro di persona anche laddove la vittima sia riuscita a liberarsi, dopo circa una mezz'ora da quando le era stata privata la libertà, a causa della non perfetta modalità con la quale la stessa era stata costretta.

Diversa invece è la fattispecie in cui i rapinatori intimano ai presenti di non muoversi per prelevare del denaro; in tal caso il reato di rapina aggravata assorbe quello di sequestro laddove la privazione della libertà privata abbia una durata limitata al tempo strettamente necessario per la realizzazione della rapina stessa, ma non si protragga dopo la sua consumazione.

Per quanto invece concerne la competenza territoriale del giudice a decidere sulla condotta penalmente rilevante, essa in passato apparteneva all'organo giudicante ove l'azione si concludeva con la liberazione ovvero con la fuga della vittima- persona offesa; successivamente tale competenza territoriale è stata spostata al giudice del luogo dove comincia la condotta penalmente rilevante.

Aspetto rilevante è sicuramente quello sanzionatorio.

La pena base, prevista nel I comma, è quella della reclusione da sei mesi ad anni otto. Il II comma prevede invece la pena della reclusione da un anno a dieci anni nel caso in cui: a) la persona offesa sia un ascendente, discendente ovvero il coniuge; b) nel caso in cui il soggetto agente rivesta la qualità di pubblico ufficiale, con abuso dei poteri inerenti alle sue funzioni. La circostanza aggravante menzionata alla lettera a) risulta essere incompatibile con quella disciplinata ai densi dell''articolo 61, num. 11 del Codice Penale, la quale viene assorbita dall'aggravante indicata nell'articolo 605, II comma lett. a) in virtù del maggior disvalore del fatto. Il III comma invece sanziona con la pena della reclusione da tre a dodici anni nel caso in cui la condotta abbia come persona offesa un minore; invece laddove sussista una delle circostanze di cui al II comma a danno di un minore ovvero in danno di un infraquattordicenne, ovvero nel caso in cui il minore è condotto ovvero trattenuto all'estero la pena è della reclusione da tre a quindici anni,(approfondimento per la fattispecie in cui viene sottratta la responsabilità genitoriale ex articolo 574 bis del Codice Penale vedere articolo SOTTRAZIONE INTERNAZIONALE DI MINORE: aspetti penalistici e procedura di rimpatrio Abogado Francesca Servadei). Laddove invece, dal sequestro derivi la morte della persona offesa, così come disciplinato ai sensi del IV comma del citato articolo, si applica la pena dell'ergastolo; la morte si configura come un'aggravante oggettiva, la quale viene esclusa solamente nel caso in cui si tratti di un evento eccezionale ed imprevedibile. Il regime sanzionatorio indicato al terzo comma è diminuito sino alla metà nel caso in cui l'imputato si adoperi concretamente nel far si che il minore riacquisti la propria libertà; trattasi di recesso attivo, il quale crea una scissione tra la condotta del partecipe e quella dei correi (laddove ovviamente la condotta sia realizzata da più persone ex art. 110 del Codice Penale).

Altra circostanza alla luce della quale il Legislatore ha previsto una diminuzione sino alla metà si ha quando l'imputato si adopera concretamente per evitare che l'attività penalmente rilevante sia portata a conseguenze ulteriori, dando un aiuto all'autorità di polizia ovvero giudiziaria attraverso la raccolta di elementi probatori decisivi ai fini della ricostruzione dei fatti e per l'individuazione ovvero la cattura di coloro che hanno concorso nel reato; infine la riduzione della pena sino alla metà si applica nel caso in cui l'imputato si adoperi concretamene per evitare la commissione di ulteriori fatti di sequestro del soggetto minore.

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(20/07/2015 - Abg. Francesca Servadei)
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