Diritto Penale

Il reato di concussione

Guida legale sul reato previsto e punito dall'art. 317 del Codice penale
bilancia toga sentenza martello

di Giovanna Molteni

Definizione

La concussione è un reato tipico dell'ordinamento italiano e assente in quasi tutti gli altri ordinamenti, che può essere commesso solo da un soggetto che si qualifichi come esercente una pubblica funzione e che, pertanto, rappresenta un esempio di reato proprio.

La ratio che ispira la rilevanza penale della condotta (punita dall'art. 317 c.p.) è quella di protezione del buon andamento della pubblica amministrazione e, nel caso di specie, è di importanza tale da rendere la concussione il reato più aspramente sanzionato tra tutti i reati propri dei pubblici ufficiali contro la P.A..

Il reato di concussione: la fattispecie

A disciplinare la concussione, più nel dettaglio, è l'articolo 317 del Codice Penale, il quale punisce con la reclusione da sei a dodici anni il pubblico ufficiale che, abusando della sua qualità o dei suoi poteri, costringe taluno a dare o a promettere indebitamente, a lui o a un terzo, denaro od altra utilità. La concussione, dal punto di vista soggettivo, come detto può essere commessa solo da un soggetto che riveste la qualità di pubblico ufficiale. Dal punto di vista oggettivo, invece, è rappresentata da un comportamento che si estrinseca nel farsi dare o nel farsi promettere denaro o altro vantaggio, anche non patrimoniale, abusando della propria posizione.

L'abuso

L'abuso, in particolare, è lo strumento attraverso il quale l'agente pubblico innesca il processo causale che conduce all'evento terminale.

Esso può avere ad oggetto sia le qualità che i poteri.

Nel primo caso non è sufficiente che il pubblico ufficiale si limiti a dichiarare o sfoggiare la propria qualità: per aversi una condotta penalmente rilevante, infatti, è necessario che il far valere tale qualità sia comportamento volto esclusivamente ad assumere un'efficacia psicologicamente motivante del soggetto passivo, idonea a fargli compiere prestazioni non dovute.

L'abuso dei poteri, invece, si configura allorquando il pubblico ufficiale utilizzi questi quando in realtà non dovrebbe, o dovrebbe farlo in maniera differente.

La costrizione

La costrizione del pubblico ufficiale (altro elemento che va a comporre la modalità della condotta sanzionata) si concretizza nel compimento di un atto o di un comportamento del proprio ufficio, strumentalizzato per perseguire illegittimi fini personali.

Alla sua base c'è una coercizione psichica della vittima, mediante prospettazione di un male ingiusto.

Elemento soggettivo

L'elemento soggettivo richiesto per la configurazione del reato è rappresentato dal dolo generico, che si estrinseca nella coscienza e nella volontà di porre in essere la condotta criminosa.

Non è rilevante la colpa.

Il tentativo

Sebbene la concussione sia un reato di cooperazione con la vittima, in cui il comportamento di questa risulta fondamentale per la configurabilità della fattispecie, il tentativo è comunque ammesso.

La giurisprudenza, in particolare, ritiene a tal fine sufficiente che il pubblico ufficiale abbia posto in essere atti idonei in astratto a ingenerare nella vittima il metus publicae potestatis, ovverosia il timore del pubblico potere che può portare il soggetto passivo in uno stato di soggezione. La refrattarietà della vittima a intimorirsi, insomma, non esclude il reato, ma per la configurabilità del tentativo è necessaria l'oggettiva efficacia intimidatoria della condotta.

La concussione per induzione

Fino alla riforma introdotta con la legge numero 190 del 6 novembre 2012, all'interno dell'articolo 317 del codice penale erano sanzionate due differenti fattispecie di concussione: la concussione per costrizione e la concussione per induzione.

Oggi, invece, l'articolo in commento resta dedicato solo alla prima delle due fattispecie, mentre la seconda è "migrata" nel nuovo articolo 319 quater, che la regolamenta in maniera dedicata.

Tale ultima norma, in particolare, punisce la condotta del pubblico ufficiale o dell'incaricato di pubblico servizio che, abusando della sua qualità o dei suoi poteri, induce taluno a dare o a promettere indebitamente, a lui o a un terzo, denaro o altra utilità. La sanzione prevista è quella della reclusione da tre a otto anni.

Deve notarsi che, mentre la concussione per costrizione può essere compiuta oggi solo da un pubblico ufficiale, la funzione di incaricato di pubblico servizio resta rilevante solo con riferimento alla concussione per induzione.

L'elemento più interessante dell'articolo 319 quater, però, è rappresentato dal secondo comma, che introduce la punibilità (sebbene con sanzioni meno aspre) anche per i privati, statuendo che "nei casi previsti dal primo comma, chi dà o promette denaro o altra utilità è punito con la reclusione fino a tre anni".

La linea di demarcazione tra concussione ed induzione indebita: l'intervento delle Sezioni Unite

L'individuazione della linea di confine fra concussione ed indebita induzione ha innescato un vivace dibattito giurisprudenziale, soprattutto con riferimento al rapporto tra la condotta di costrizione e quella di induzione.

La stessa giurisprudenza della Cassazione, negli anni, ha emanato pronunce contrastanti con riferimento alla differenziazione tra le due fattispecie.

Un primo orientamento la individuava nell'intensità della condotta prevaricatrice (cfr. Cass. n. 8695/2012), un secondo sulla tipologia di danno prospettato (cfr. Cass. n. 3251/2012), un terzo sul diverso grado di intensità della pressione psicologica esercitata sui privati (cfr. Cass. n. 11794/2013).

Finalmente, con la sentenza numero 12228 del 24 ottobre 2013, le Sezioni Unite della Corte di Cassazione sono intervenute a dirimere il contrasto emerso in giurisprudenza (ma anche in dottrina), individuando il criterio discretivo tra il concetto di costrizione e quello di induzione nella dicotomia minaccia-non minaccia, che è l'altro lato della medaglia rispetto alla dicotomia costrizione-induzione, evincibile dal dato normativo.

In particolare, l'induzione va intesa come alterazione del processo volitivo altrui, che, pur condizionato da un rapporto comunicativo non paritario, conserva, rispetto alla costrizione, più ampi margini decisionali, che l'ordinamento impone di attivare per resistere alle indebite pressioni del pubblico agente e per non concorrere con costui nella conseguente lesione di interessi facenti capo alla pubblica amministrazione. È proprio il vantaggio indebito che -al pari della minaccia tipizzante la concussione- assurge al rango di criterio di essenza della fattispecie induttiva e che giustifica la punibilità dell'indotto.

Più precisamente, nella pronuncia del 2013 le Sezioni Unite hanno sancito che "il delitto di concussione, di cui all'art. 317 c.p. nel testo modificato dalla l. n. 190 del 2012, è caratterizzato, dal punto di vista oggettivo, da un abuso costrittivo del pubblico agente che si attua mediante violenza o minaccia, esplicita o implicita, di un danno "contra ius" da cui deriva una grave limitazione della libertà di determinazione del destinatario che, senza alcun vantaggio indebito per sé, viene posto di fronte all'alternativa di subire un danno o di evitarlo con la dazione o la promessa di una utilità indebita e si distingue dal delitto di induzione indebita, previsto dall'art. 319 quater cod. pen. introdotto dalla medesima l. n. 190, la cui condotta si configura come persuasione, suggestione, inganno (sempre che quest'ultimo non si risolva in un'induzione in errore), di pressione morale con più tenue valore condizionante della libertà di autodeterminazione del destinatario il quale, disponendo di più ampi margini decisionali, finisce col prestare acquiescenza alla richiesta della prestazione non dovuta, perché motivata dalla prospettiva di conseguire un tornaconto personale, che giustifica la previsione di una sanzione a suo carico".

Concussione e corruzione: gli elementi differenziali

Vicino al reato di concussione è il reato di corruzione per l'esercizio della funzione, che trova la propria disciplina nell'articolo 318 c.p..

Tale norma, in particolare, punisce il pubblico ufficiale che, per l'esercizio delle sue funzioni o dei suoi poteri, riceve indebitamente, per sé o per un terzo, denaro o altra utilità, o ne accetta la promessa, sanzionandolo con la reclusione da uno a cinque anni.

La differenza, però, è netta.

Mentre il reato di concussione è connotato dall'abuso costrittivo del pubblico ufficiale, attuato mediante minaccia, esplicita o implicita, di un danno contra ius, da cui deriva una grave limitazione della libertà di autodeterminazione del destinatario, la corruzione è caratterizzata da un accordo liberamente e consapevolmente concluso, su un piano di sostanziale parità sinallagmatica, tra un privato e un funzionario pubblico che mirano ad un comune obiettivo illecito.

Secondo la Corte di Cassazione, ai fini della differenziazione della fattispecie di concussione da quella di corruzione propria, costituisce elemento decisivo il ricostruibile atteggiamento del pubblico ufficiale agente e del suo interlocutore privato e, dunque, il tipo di rapporto che si stabilisce tra i due. Mentre, invero, nella corruzione le rispettive volontà si incrociano su un piano sostanzialmente paritario, nella concussione il pubblico ufficiale sfrutta la propria autorità ed il proprio potere funzionale per coartare o condizionare la volontà del soggetto, facendo capire a questi che non dispone di alternative ad una arrendevole adesione alle sue ingiuste richieste, così che lo stato volitivo del privato è scandito dalla sensazione di essere sottomesso alla predominante, e come tale percepita, volontà del pubblico ufficiale.

Rapporti con la truffa aggravata

La concussione va tenuta distinta anche dalla truffa aggravata: tale secondo reato, infatti, si configura quando la determinazione della volontà del soggetto passivo è influenzata dalla qualità o dalla funzione del pubblico ufficiale solo in maniera accessoria, mentre la convinzione vera e propria avviene comunque tramite artifici o raggiri.

Nella concussione, invece, l'unico elemento determinante della volontà del soggetto passivo è rappresentato dalla costrizione mediante abuso della qualità o dei poteri del pubblico ufficiale.

La concussione ambientale

L'espressione concussione ambientale è stata elaborata dalla giurisprudenza per designare quella peculiare fattispecie concussiva in cui il pubblico agente non pone in essere una condotta direttamente induttiva nei confronti del privato, ma tiene un contegno volto a rafforzare nello stesso -attraverso comportamenti suggestivi, ammissioni o silenzi- la convinzione di dover effettuare l' illecita dazione o promessa, sulla scorta di una prassi consolidata nell'ambiente di riferimento.

Secondo una consolidata giurisprudenza di legittimità, il delitto di concussione ambientale non può intendersi ravvisabile nell'ipotesi in cui il privato inscrive il suo personale contegno nell'ambito di un sistema in cui il mercimonio delle funzioni pubbliche e la prassi di remunerazioni tangentizie siano costanti. In circostanze siffatte, invero, manca e si dissolve lo stato di soggezione del privato, che dal canto suo mira a garantirsi vantaggi illeciti avvalendosi dei meccanismi criminosi della prassi deviata, in tal modo rendendosi esso stesso protagonista del sistema illegale. Qualora, dunque, il rapporto illecito tra pubblico ufficiale e privato si sia sviluppato su un piano di sostanziale parità, l'episodio criminoso deve ricondursi nell'ambito dellacorruzione propria.

Il testo dell'Articolo n. 317 c.p. Concussione.

Il pubblico ufficiale o l'incaricato di un pubblico servizio che, abusando della sua qualità o dei suoi poteri, costringe taluno a dare o a promettere indebitamente, a lui o a un terzo, denaro o altra utilità, e' punito con la reclusione da sei a dodici anni.

(23/08/2016 - Giovanna Molteni)
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