Il reato di corruzione

Breve guida sul reato di corruzione
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Definizione e qualificazione del reato di corruzione

Nel novero dei delitti contro la Pubblica Amministrazione, la corruzione (artt. 318 ss. codice penale) è un reato plurisoggettivo (più precisamente, bilaterale) a concorso necessario. Detto in parole semplici, la corruzione si verifica quando un privato e un pubblico funzionario si accordano perché il primo corrisponda al secondo un compenso (non dovuto!) per un atto in vario modo attinente alle attribuzioni di quest'ultimo

L'attitudine fortemente lesiva della corruzione nei confronti degli interessi del Pubblico, e della collettività in genere, ha determinato il Legislatore a decidere di colpire entrambi i soggetti coinvolti nella condotta criminosa. Ecco, perciò, che nel nostro ordinamento corrotto e corruttore vanno incontro alla medesima pena. La erronea convinzione, da parte del corruttore o del corrotto, che il compenso dato o promesso fosse dovuto per legge opera come elemento scusante.

Chi può commettere il reato di corruzione?

Relativamente ai soggetti attivi, le fattispecie appartenenti alla categoria della corruzione configurano reati sia propri sia comuni. Propri, considerando il lato del corrotto – necessariamente un Pubblico Ufficiale (o incaricato di pubblico servizio, come da art. 320): ad esempio l'ufficiale giudiziario, un agente di polizia etc.; comuni dal punto di vista del soggetto corruttore – che può essere qualunque privato cittadino.

La corruzione propria

L'ipotesi di corruzione comunemente considerata più grave, e punita più pesantemente – poiché maggiormente nociva del buon funzionamento dell'amministrazione – è quella c.d. propria, disciplinata all'art. 319 c.p.. Tale è la fattispecie in cui un pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio accetta la dazione o la promessa di denaro o altra utilità per omettere o ritardare il compimento di un atto del suo ufficio, ovvero per compiere un atto contrario ai doveri del suo ufficio.

La corruzione impropria

È detto invece corruzione impropria – ex art. 318 c.p. – il reato del pubblico ufficiale (o incaricato di pubblico servizio) che accetti la prestazione o la promessa di denaro o altra utilità in cambio del compimento di un atto del suo ufficio. In questo caso, in effetti, il funzionario pubblico pone in essere un atto che avrebbe comunque dovuto compiere, e il disvalore della condotta sta soltanto nel compenso.

Pene e aspetti procedurali

La pena attualmente prevista per il reato di corruzione è – a seconda delle diverse fattispecie – la reclusione da 1 a 20 anni; ma il Ddl del Governo ora all'esame del Parlamento sta aumentando il massimo edittale per alcune delle ipotesi. Non vi è bisogno di querela di parte per il perseguimento di corrotti e corruttori, poiché è possibile procedere anche d'ufficio. Il Ddl di riforma intende intervenire anche sui termini di prescrizione – estendendoli da 10 a 15 anni.

Corruzione ambientale

Si parla (sovente nel nostro Paese!) di corruzione ambientale o endemica, allorché all'interno di un dato sistema – ente, articolazione amministrativa etc. – la corruzione non è un atto criminoso isolato, bensì si atteggia a vera e propria prassi: un modus operandi e addirittura vivendi diffuso, tale da instaurare instaurare una permanente induzione verso detta fattispecie delittuosa. Esempio tipico è quello dei clamorosi casi italiani degli anni '90, comunemente noti sotto il nome di Tangentopoli.

Corruzione tra privati

La corruzione tra privati di cui all'art. 2635 c.c. si verifica quando un soggetto operante all'interno di un'azienda cerca (riuscendoci o meno) di corrompere sindaci, liquidatori, amministratori, direttori generali o dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili.

(30/04/2015 - Mara M.)
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