Diritto Penale

Il furto per necessità. Quando rubare diventa lecito

L'esimente dello stato di necessità ex art. 54 c.p.
ladro che si arrende

L'art. 54 del codice penale è una norma di carattere generale nel senso che può essere applicata a qualsivoglia tipo di reato.

Testualmente la norma dispone che "non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé od altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona”. 

Il fatto deve essere proporzionato al pericolo e quest'ultimo non deve né risultare volontariamente causato dal soggetto, né altrimenti evitabile (Cass. n. 16012/2005). 

Ratio della norma consisterebbe, in base alle diverse tesi, nell'inutilità della pena nei casi in cui si ravvisino tali circostanze e, ancora, nell'equivalenza tra l'interesse leso dall'azione necessitata e quello sottoposto a pericolo di lesione. 

In relazione al reato di furto, il codice penale (art. 626, 1° comma, n. 2, c.p.) prevede per i casi in cui un soggetto abbia agito con il solo scopo di provvedere ad “un grave ed urgente bisogno” e se il fatto è commesso su cose di tenue valore, una riduzione sensibile della pena massima prevista per il furto (cioè la reclusione fino a un anno o la pena pecuniaria di 206 euro di multa). Si tratta di uno dei c.d. furti minori, punibili a querela dell'offeso.

I due elementi richiesti dalla fattispecie sono il tenue valore della cosa, da valutarsi in base ad un criterio oggettivo e la “grave ed urgente necessità” (Cass. n. 48732/2014), come ad esempio il bisogno di beni primari (cibo, medicine, indumenti, ecc.) indispensabili per il soggetto agente o per altri, non essendo sufficienti generiche esigenze di povertà o indigenza del colpevole, ma occorrendo invece “una situazione di grave ed indilazionabile bisogno alla quale non possa provvedersi se non sottraendo la cosa” (Cass. n. 32937/2014).

Quanto, all'applicazione della causa di giustificazione ex art. 54 c.p., nella fattispecie del reato di furto, la giurisprudenza è orientata nel senso che lo stato di bisogno economico non è idoneo a configurare la scriminante dello stato di necessità, “atteso che alle esigenze degli indigenti e dei bisognosi si può provvedere con la moderna organizzazione sociale per mezzo degli istituti di assistenza” (cfr., ex multis, Cass. n. 16056/2006) .

Per la sussistenza dell'esimente dello stato di necessità è richiesta infatti, “la concreta immanenza di una situazione di grave pericolo alle persone, caratterizzata dalla indilazionabilità e dalla cogenza tali da non lasciare all'agente altra alternativa che quella di violare la legge” (Cass. n. 4163/2014).  

In merito a tale questione, si è ritenuto non punibile per il reato di cui all'art. 626, n. 2, c.p., applicando le esimenti previste dagli artt. 54 e 59 c.p., chi ha commesso il furto trovandosi in uno stato di necessità determinato “da indifferibili esigenze attinenti l'alimentazione e alla cure mediche e non avendo obiettivamente altra alternativa per procurarsi i mezzi onde sopravvivere in modo lecito” (Pret. Nardò 18.12.1991).

Mentre, recente giurisprudenza di merito ha ritenuto non punibile una donna, rea di aver sottratto al supermercato dei beni alimentari per un valore pari a circa dieci euro, emettendo verdetto assolutorio in quanto la stessa era stata spinta dal “subitaneo e impellente bisogno” di sfamare i figli piccoli, (Trib. Frosinone marzo 2014), ma non ravvisando lo stato di necessità. Ai fini dell'applicazione della scriminante, secondo la sentenza, l'agente deve compiere l'azione delittuosa in conseguenza di un pericolo attuale di un danno grave alla persona, non altrimenti evitabile, pertanto, la stessa non può ritenersi sussistente “in relazione a reati asseritamente provocati da uno stato di indigenza economica dell'agente, connesso alla situazione socio-economica dello stesso, qualora ad essa possa comunque ovviarsi  attraverso comportamenti non criminalmente rilevanti" (Trib. Frosinone marzo 2014).

Più di recente, in relazione ad un furto in un supermercato di generi alimentari (formaggio e wurstel per un valore di circa 4 euro) ad opera di un senzatetto, la Corte d'Appello di Genova con sentenza del febbraio scorso, non ha ritenuto ravvisabile lo stato di necessità, condannando l'uomo a sei mesi di reclusione e a una multa di 160 euro.

 


Vedi anche:

Il furto - guida legale

Tribunale di Frosinone: mamma disoccupata va assolta dal reato di furto nel supermercato 

Il 'furto al supermercato'. Riflessioni in tema di consumazione, tentativo e aggravante del mezzo fraudolento. 

Corte d'Appello di Genova: sei mesi di reclusione a un clochard per il furto di un pezzo di formaggio e di un wurlstel


(01/06/2015 - VV. AA.)
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