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Il rifiuto di terapie invasive, anche salvavita, può essere espresso dall'amministratore di sostegno che affianca il paziente: diritto all'autodeterminazione della persona rispetto agli interventi sanitari.

La vicenda riguarda una donna che soffre di una malattia neurologica degenerativa (sclerosi laterale amiotrofica con la prospettiva, ineluttabile, di dover fare ricorso in tempi brevi a una ventilazione forzata invasiva) ha chiesto al marito, da lei nominato amministratore di sostegno, di opporsi a una probabile tracheotomia salvavita su di lei. La donna, la quale fatica a parlare ma è lucida, facendosi aiutare dai figli per farne interpretare il pensiero, è stata ascoltata dal giudice tutelare che ha accolto l'istanza dell'amministratore di sostegno, in quanto ha riscontrato in lei l'inequivocabile volontà di non essere sottoposta alla pratica invasiva della tracheotomia. In base agli artt. 2, 13 e 33 della Costituzione, in favore del diritto all'autodeterminazione di una persona al rispetto del cammino biologico naturale verso l'evento morte, il giudice tutelare di Modena ha autorizzato l'amministratore di sostegno a negare ai sanitari il consenso necessario per praticare la ventilazione forzata sulla paziente, ma anche a chiedere agli stessi medici le cure palliative più efficaci per annullare ogni sofferenza alla persona.
(Dott. Valter Marchetti, Patrocinatore Legale, Foro di Savona)
Tribunale di Modena, Decisione 13 Maggio 2008 - Valter Marchetti
(21/06/2008 - Laprevidenza.it)
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