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Cassazione: concesso 'insultare' un collega per difendere le proprie convinzioni professionali

lavoro licenziamento
di Barbara LG Sordi -
Avete insultato un collega e lanciatogli addosso un faldone da cento chili di documenti? Non preoccupatevi (a meno che il vostro collega non abbia reagito mandandovi dritto in ospedale!), perché non necessariamente sarete perseguibili penalmente e costretti a pagare eventuali risarcimenti per il danno e l'offesa arrecati. La Cassazione ha infatti recentemente annullato il provvedimento preso lo scorso anno nei confronti di un medico, la Dott.ssa Rita G., dell'ospedale universitario Meyer di Firenze che le imponeva di risarcire una collega, la Dott.ssa Maria Luisa G., di 500 euro.

Secondo la sentenza 19577/2012 della Quinta sezione penale la Dott.ssa Rita G. non avrebbe accettato un parere discordante su una paziente e per tutta risposta avrebbe lanciato le richieste di esami fatte dalla collega più anziana in un cestino, senza farsi mancare di insultarla con parole del tipo: "lei ha l'abitudine di non rispettare i colleghi... se ne deve andare, e' una vergogna, si permette di andare contro il mio parere...". La Dott.ssa Maria Luisa G. era stata chiamata in causa, dalla dirigenza ospedaliera, per una consulenza di tipo genetico su una bimba affetta da malformazioni. Il medico avrebbe invece formulato una diagnosi totalmente discordante con quella originaria, mettendo in cattiva luce la collega più giovane. Che però non ha aspettato l'intervento dei superiori e si è fatta giustizia da sola.

Il comportamento però non è stato gradito dalla collega anziana, che ha trascinato Rita G. in un'aula di giustizia e si è vista dare ragione dalla Corte d'appello di Firenze, che nel luglio 2010 aveva condannato Rita G. a risarcire Maria Luisa U. con 500 euro. La Cassazione ha ora annullato, senza rinvio, la sentenza "perché' il fatto non costituisce reato". Spiega la Cassazione che, al di la' della "pacifica oggettività offensiva delle espressioni usate", l'episodio rientra nel "legittimo esercizio del diritto di critica", in quanto "il fatto si poneva come chiara manifestazione di dissenso per il diverso parere espresso dalla collega più anziana, peraltro in un contesto tale da fare ragionevolmente ritenere che fosse stato reso con travalicamento dei compiti istituzionali da parte della stessa persona offesa ed indebita ingerenza nel proprio ambito  lavorativo".

Nessun problema e ripensamenti la prossima volta che darete dell'incapace ad un vostro collega, fermo restando che siate assolutamente certi ci sia un'oggettiva prevaricazione in corso!
Email barbaralgsordi@gmail.it
(10/07/2012 - Barbara LG Sordi)
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