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Pene principali

Le pene principali, nel diritto penale, sono cinque: l'ergastolo, la reclusione e la multa per i delitti, l'arresto e l'ammenda per le contravvenzioni

Ergastolo

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L’ergastolo, disciplinato dall'articolo 22 del codice penale, consiste nella privazione della libertà personale per l’intera durata della vita del soggetto.

Tale pena è “perpetua, ed è scontata in uno degli stabilimenti a ciò destinati, con l’obbligo del lavoro e con l’isolamento notturno. Il condannato all’ergastolo può essere ammesso al lavoro all’aperto”.

La particolare severità dell'ergastolo ne legittima l'applicazione solo per particolari ipotesi gravissime di delitto.

Reclusione

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La reclusione, disciplinata dall'articolo 23 del codice penale, consiste nella privazione della libertà personale per un determinato periodo di tempo stabilito dal giudice nella sentenza di condanna a seconda del reato commesso. Si tratta, in sostanza, della pena detentiva per i delitti.

La norma prevede espressamente che “la pena della reclusione si estende da quindici giorni a ventiquattro anni, ed è scontata in uno degli stabilimenti a ciò destinati, con l’obbligo del lavoro e con l’isolamento notturno. Il condannato alla reclusione, che ha scontato almeno un anno della pena, può essere ammesso al lavoro all’aperto”.

L'esecuzione della reclusione è disciplinata dalla legge sull'ordinamento penitenziario (L. 354/75) che, tra le altre cose, prevede l’esecuzione della pena nelle case di reclusione, l'obbligo del lavoro e l'isolamento notturno.

Differimento della reclusione

Sono previste alcune cause di differimento dell’esecuzione della reclusione. In alcuni casi, come ad esempio in presenza di una donna incinta o che ha partorito da meno di sei mesi, di persona affetta da HIV in casi particolari, il differimento è obbligatorio.

E' invece facoltativo se è stata presentata domanda di grazia, se il soggetto si trova in condizioni di grave infermità fisica e se la donna ha partorito da più di sei mesi e da meno di un anno e non vi è modo di affidare il figlio ad altri che alla madre (art. 147 c.p.).

Arresto

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L'arresto è disciplinato dall'articolo 25 del codice penale e rappresenta la pena detentiva per le contravvenzioni.

Sulla base di quanto disposto dalla norma, tale pena “si estende da cinque giorni a tre anni, ed è scontata in uno degli stabilimenti a ciò destinati o in sezioni speciali degli stabilimenti di reclusione, con l’obbligo del lavoro e con l’isolamento notturno. Il condannato all’arresto può essere addetti a lavori anche diversi da quelli organizzati nello stabilimento, avuto riguardo alle sue attitudini e alle sue precedenti occupazioni”.

Si differenzia dalla reclusione riguardo alla disciplina della semilibertà.

Multa

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La multa, disciplinata dall'articolo 24 del codice penale, è la pena pecuniaria prevista per i delitti e “consiste nel pagamento allo Stato di una somma non inferiore a lire diecimila, né superiore a dieci milioni. Per i delitti determinati da motivi di lucro, se la legge stabilisce soltanto la pena della reclusione, il giudice può aggiungere la multa da lire diecimila a lire quattro milioni”. 

Si precisa che, a seguito dell'entrata in vigore dell'euro, la multa va da un minimo di 5 euro a un massimo di 5.164 euro.

Il giudice ha comunque la possibilità di aumentare o diminuire la misura della multa fino al triplo, se il reo si trovi in particolari condizioni economiche e la misura massima della pena risulti inefficace o quella minima troppo gravosa.

Ammenda

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L'ammenda, infine, è la pena pecuniaria previste per le contravvenzioni e trova la sua fonte di disciplina nell'articolo 25 del codice penale.

Secondo quanto disposto dalla norma, essa “consiste nel pagamento allo Stato di una somma non inferiore a lire quattromila né superiore a lire due milioni”. 

Si precisa che, a seguito dell'entrata in vigore dell'euro, l'ammenda va da 2 euro a 1.032 euro.

Anche con riferimento all'ammenda è prevista la possibilità per il giudice di aumentarne e/o diminuirne la misura fino al triplo, in presenza di determinate condizioni economiche del reo e se la misura massima risulti inefficace o quella minima troppo gravosa.

Pene applicabili dal Giudice di pace

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La Legge 274/2000 ha previsto, per i casi di competenza del Giudice di pace, una sostituzione delle pene sanzionatorie. In particolare, le pene privative della libertà  sono state sostituite con delle sanzioni alternative che sono:

obbligo di permanenza domiciliare (da eseguirsi, salve specifiche esigenze del condannato, nei giorni di sabato e domenica per un periodo di tempo non inferiore a 6 giorni né superiore a giorni 45);

prestazioni di lavoro di pubblica utilità (non retribuito, per un periodo non inferiore a 10 giorni e non superiore a sei mesi).

Data: 17 dicembre 2020