Gli accademici sottolineano che "Non vi sono basi scientifiche per questo ennesimo inasprimento né per l'escalation di violenza verbale e attacchi pretestuosi verso la minoranza di coloro che, per vari motivi hanno scelto di non vaccinarsi"

Accademici, l'appello al premier

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Prendono sempre più corpo le proteste un Green pass che nega diritti e libertà ai non vaccinati.

Dopo l'esposto inviato al Garante alla privacy da parte di 25 giuristi, arriva l'appello di più di 1.000 tra docenti, ricercatori e tecnici degli atenei di tutta Italia indirizzato al presidente del Consiglio, Mario Draghi, nel quale viene richiesta l'eliminazione del Green pass e alle nuove restrizioni che prevedono, tra l'altro, l'obbligo di vaccinazione per tutti gli italiani con più di 50 anni.

Green pass, accademici: «Misura lesiva di diritti e libertà fondamentali»

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Nella missiva, in particolare, gli accademici sottolineano che «Non vi sono basi scientifiche per questo ennesimo inasprimento né per l'escalation di violenza verbale e attacchi pretestuosi verso la minoranza di coloro che, per vari motivi hanno scelto di non vaccinarsi». Sul bando degli imputati, inoltre, i farmaci anti-Covid, a loro avviso sprovvisti «delle adeguate garanzie di sicurezza ed efficacia».

Da questo angolo visuale dunque, per i docenti, l'obbligo della certificazione verde appare come una misura "lesiva di diritti e libertà fondamentali costituzionalmente garantiti", oltre che di repressione del dissenso. Un dissenso che pianta radici ben profonde, come si è visto nei giorni scorsi, nel corso delle manifestazioni organizzate a Roma e Milano da Italexit, il partito fondato dal senatore Gianluigi Paragone.

Tamaro: senza green pass «Per liberare forze creative del Paese»

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Appelli all'Esecutivo che si moltiplicano, come quello sul Corriere della Sera dalla scrittrice Susanna Tamaro indirizzato al premier Draghi. «Caro presidente, credo che anche lei durante l'infanzia abbia giocato a nascondino, si ricorda quel momento magico in cui il bambino più abile e veloce riusciva a toccare l'albero gridando: «Tana libera tutti»? Ecco, forse il nostro amato Paese ha bisogno proprio di questo, di lasciare alle spalle il dolore, la paura, l'impotenza, gli ossessivi controlli polizieschi per permettere alle energie vitali di rinascere e affrontare il periodo comunque economicamente difficile che ci aspetta». Un Paese che ha necessità di ripartire. «Verranno nuove epidemie- aggiunge la scrittrice -ma tutti i viventi lottano costantemente contro gli agenti patogeni, in questo caso però la pandemia è alle spalle e continuare a ipotizzare catastrofi future è, da tutti i punti di vista, una follia. Comunque una profezia la posso fare anch'io. Prima o poi moriremo tutti. Intanto però sarebbe bello che potessimo riprendere a vivere».


Foto: 123rf.com
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