Luisa Foti |

CNF: Avvocati in attesa per ripristino tariffe minime ma clienti protestano per parcelle 'astronomiche'

Ad distanza di alcuni anni dall'eliminazione delle tariffe minime ad opera del cd. “decreto-Bersani”, il caro parcelle divide avvocati e clienti. Mentre le associazioni che tutelano i consumatori continuano a ricevere segnalazioni in merito a richieste di parcelle “astronomiche”, gli avvocati denunciano l'abolizione delle tariffe minime che, secondo la categoria, ha avuto l'effetto di abbassare di tanto la qualità del servizio. Come fa sapere il Consiglio Nazionale Forense “abbiamo proposto nella riforma forense il ripristino delle tariffe minime vincolanti, dopo l'abolizione da parte del decreto Bersani, come garanzia della qualità della prestazione, anche se per legge il compenso è sempre stabilito liberamente dalle parti. Come abbiamo spiegato in commissione Giustizia alla Camera, in occasione dell'audizione sulla riforma forense, la giurisprudenza comunitaria e italiana hanno sempre ritenuto legittimo il sistema tariffario, che quindi non è contro l'Europa (…) Ci risulta poi che - spiegano in conclusione dal Consiglio nazionale forense - che l'abolizione dei minimi tariffari non abbia avvantaggiato il singolo consumatore, quanto banche e assicurazioni, che hanno potuto rivedere al ribasso le convenzioni con i loro avvocati”.

Altre informazioni sull'argomento (in una scheda Adnkronos le interviste Labitalia di Maurizio De Tilla, Carlo Rienzi, Francesco Caia, Pietro Giordano)

Quindi, avvocati 'vessati' proprio dalle liberalizzazioni che dovevano offrire piu' concorrenza, e quindi anche prezzi piu' contenuti per i clienti. "E' un disastro: dell'abolizione dei minimi -dice a LABITALIA Maurizio De Tilla, presidente dell'Oua (Organismo unitario avvocatura italiana)- hanno approfittato i grandi gruppi economici che hanno fatto delle vessazioni nei confronti dei giovani avvocati. Alcuni grandi gruppi bancari e assicurativi, non tutti, sono arrivati a pagare anche solo 80 euro a causa, che non servono neanche lontanamente a rientrare dalle spese. E la novita' non ha certo influito sul singolo consumatore che punta alla qualita', ha interesse a vincere la causa e di certo non si mette a contrattare il prezzo. Si e' creata -sottolinea- solo concorrenza sleale". E a pagare piu' degli altri, secondo De Tilla, sono proprio i giovani avvocati, che rappresentano il 35-40% dei professionisti. "Noi chiediamo - conclude De Tilla - il ripristino delle tariffe minime, l'esclusivita' della consulenza legale e l'abolizione del patto quota lite". Non la pensano allo stesso modo i consumatori, che continuano a ricevere, come spiega il Codacons a LABITALIA, "segnalazioni da parte di persone che si rivolgono ad avvocati per delle cause e, spaventati dai costi troppo alti, rinunciano a portare avanti la causa stessa". Questo pero', per Carlo Rienzi, avvocato e presidente del Codacons, non vuol dire tornare indietro rispetto alla liberalizzazione delle tariffe. "Alla tariffe minime -spiega a LABITALIA- vuole tornare la lobby degli avvocati, mentre l'abolizione del minimo tariffario e' l'unico modo possibile per aiutare i giovani professionisti. E poi -aggiunge- deve rimanere il patto quota-lite che prevede di fare un accordo tra cliente e avvocato, prima della causa, in base al quale il cliente non anticipa le spese per la causa, ma se questa viene vinta il cliente lascia una parte all'avvocato. E se invece la causa viene persa l'avvocato ci rimette quanto ha investito". Intanto, sul territorio la situazione non e' rosea ne' per avvocati ne' per clienti. "Da quattro anni a questa parte -spiega a LABITALIA Francesco Caia, presidente dell'Ordine provinciale degli avvocati di Napoli- e' cambiato tutto. I minimi tariffari garantivano, innanzitutto, la qualita' della prestazione per i consumatori: oggi invece c'e' una vera e propria competizione tra avvocati ma non sulla qualita', bensi' con ribassi continui". Anche se Caia non smentisce che arrivino all'Ordine proteste di clienti per parcelle troppo esose, chiarisce pero' che "gli avvocati non possono chiedere piu' di quanto e' fissato dai parametri previsti dalle tariffe". "Nel caso di richieste eccessive - spiega - il cliente si puo' rivolgere al giudice, mentre l'avvocato puo' chiedere un parere all'Ordine, che avvia cosi' una verifica interna". E a proporre un'altra strada, a tutela dei consumatori, e' l'Adiconsum. "Nonostante i minimi tariffari siano vietati per legge -dice a LABITALIA Pietro Giordano, segretario nazionale dell'Adiconsum- oggi dopo quattro anni dall'entrata in vigore delle liberalizzazioni di Bersani gli avvocati continuano ad applicare 'per prassi' dei minimi, troppo alti per i consumatori. Noi proponiamo, per le cause di poca rilevanza economica, fino a circa 2.500 euro, di applicare la conciliazione paritetica, senza costi aggiuntivi cosi' per i consumatori".


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