Ad distanza di alcuni anni dall'eliminazione delle tariffe minime ad opera del cd. “decreto-Bersani”, il caro parcelle divide avvocati e clienti. Mentre le associazioni che tutelano i consumatori continuano a ricevere segnalazioni in merito a richieste di parcelle “astronomiche”, gli avvocati denunciano l'abolizione delle tariffe minime che, secondo la categoria, ha avuto l'effetto di abbassare di tanto la qualità del servizio. Come fa sapere il Consiglio Nazionale Forense “abbiamo proposto nella riforma forense il ripristino delle tariffe minime vincolanti, dopo l'abolizione da parte del decreto Bersani, come garanzia della qualità della prestazione, anche se per legge il compenso è sempre stabilito liberamente dalle parti. Come abbiamo spiegato in commissione Giustizia alla Camera, in occasione dell'audizione sulla riforma forense, la giurisprudenza comunitaria e italiana hanno sempre ritenuto legittimo il sistema tariffario, che quindi non è contro l'Europa (…) Ci risulta poi che - spiegano in conclusione dal Consiglio nazionale forense - che l'abolizione dei minimi tariffari non abbia avvantaggiato il singolo consumatore, quanto banche e assicurazioni, che hanno potuto rivedere al ribasso le convenzioni con i loro avvocati”.
Altre informazioni sull'argomento (in una scheda Adnkronos le interviste Labitalia di Maurizio De Tilla, Carlo Rienzi, Francesco Caia, Pietro Giordano)
Quindi, avvocati 'vessati' proprio dalle
liberalizzazioni che dovevano offrire piu' concorrenza, e quindi anche
prezzi piu' contenuti per i clienti. "E' un disastro: dell'abolizione
dei minimi -dice a LABITALIA Maurizio De Tilla, presidente dell'Oua
(Organismo unitario avvocatura italiana)- hanno approfittato i grandi
gruppi economici che hanno fatto delle vessazioni nei confronti dei
giovani avvocati. Alcuni grandi gruppi bancari e assicurativi, non
tutti, sono arrivati a pagare anche solo 80 euro a causa, che non
servono neanche lontanamente a rientrare dalle spese. E la novita' non
ha certo influito sul singolo consumatore che punta alla qualita', ha
interesse a vincere la causa e di certo non si mette a contrattare il
prezzo. Si e' creata -sottolinea- solo concorrenza sleale".
E a pagare piu' degli altri, secondo De Tilla, sono proprio i
giovani avvocati, che rappresentano il 35-40% dei professionisti. "Noi
chiediamo - conclude De Tilla - il ripristino delle tariffe minime,
l'esclusivita' della consulenza legale e l'abolizione del patto quota
lite". Non la pensano allo stesso modo i consumatori, che continuano a
ricevere, come spiega il Codacons a LABITALIA, "segnalazioni da parte
di persone che si rivolgono ad avvocati per delle cause e, spaventati
dai costi troppo alti, rinunciano a portare avanti la causa stessa".
Questo pero', per Carlo Rienzi, avvocato e presidente del Codacons,
non vuol dire tornare indietro rispetto alla liberalizzazione delle
tariffe.
"Alla tariffe minime -spiega a LABITALIA- vuole tornare la lobby
degli avvocati, mentre l'abolizione del minimo tariffario e' l'unico
modo possibile per aiutare i giovani professionisti. E poi -aggiunge-
deve rimanere il patto quota-lite che prevede di fare un accordo tra
cliente e avvocato, prima della causa, in base al quale il cliente non
anticipa le spese per la causa, ma se questa viene vinta il cliente
lascia una parte all'avvocato. E se invece la causa viene persa
l'avvocato ci rimette quanto ha investito".
Intanto, sul territorio la situazione
non e' rosea ne' per avvocati ne' per clienti. "Da quattro anni a
questa parte -spiega a LABITALIA Francesco Caia, presidente
dell'Ordine provinciale degli avvocati di Napoli- e' cambiato tutto. I
minimi tariffari garantivano, innanzitutto, la qualita' della
prestazione per i consumatori: oggi invece c'e' una vera e propria
competizione tra avvocati ma non sulla qualita', bensi' con ribassi
continui".
Anche se Caia non smentisce che arrivino all'Ordine proteste di
clienti per parcelle troppo esose, chiarisce pero' che "gli avvocati
non possono chiedere piu' di quanto e' fissato dai parametri previsti
dalle tariffe". "Nel caso di richieste eccessive - spiega - il cliente
si puo' rivolgere al giudice, mentre l'avvocato puo' chiedere un
parere all'Ordine, che avvia cosi' una verifica interna".
E a proporre un'altra strada, a tutela dei consumatori, e'
l'Adiconsum. "Nonostante i minimi tariffari siano vietati per legge
-dice a LABITALIA Pietro Giordano, segretario nazionale
dell'Adiconsum- oggi dopo quattro anni dall'entrata in vigore delle
liberalizzazioni di Bersani gli avvocati continuano ad applicare 'per
prassi' dei minimi, troppo alti per i consumatori. Noi proponiamo, per
le cause di poca rilevanza economica, fino a circa 2.500 euro, di
applicare la conciliazione paritetica, senza costi aggiuntivi cosi'
per i consumatori".