Un'indagine denominata "Giovani avvocati, cosi' altrove o altrimenti" condotta dall'Osservatorio permanente giovani avvocati creato su iniziativa del Consiglio nazionale forense con la collaborazione di Aiga e LexExpo ha tracciato l'identikit dei giovani legali.
Secondo l'indagine molti giovani si dichiarano delusi dalla
professione, una professione che hanno scelto per la loro predilezione per il diritto e certo per la speranza di chissà quali lauti guadagni.
I giovani considerano fondamentale per il successo la formazione e il training post-lauream, ma ciò ch eli delude è la concorrenza che tal volta appare sleale. E' per questo che vorrebbero un controllo più incisivo da parte degli ordini sulla correttezza professionale.
Guido Alpa spiega che "Con questa indagine, il Consiglio ha voluto acquisire dati rilevanti ai fini della valutazione delle iniziative che, accanto a
quelle gia' perseguite e a quelle in fase di allestimento, si dovrebbero proporre nel programma degli anni a venire".
Altre informazini su questo argomento
"La prima preoccupazione del Consiglio - spiega Alpa - e'
stata la qualificazione professionale della categoria; la seconda
verificare le modalita' con cui i giovani sono inseriti nell'attivita'
professionale; la terza e' quella di invitare i giovani a integrare la
formazione post-universitaria e a scegliere uno o piu' settori di
specializzazione".
Secondo Giovanni D'Innella "occorre aiutare i giovani nelle scelte professionali, orientando le opzioni organizzative degli Ordini e
delle associazioni con eventi mirati
di aggiornamento e specializzazione nei settori in cui vi e' maggiore
richiesta di servizi legali o esigenze di particolari
specializzazioni".
Come si legge in una scheda Adnkronos/Labitalia, "Tra i 42.386 giovani avvocato iscritti
alla cassa forense, le donne sono le piu' numerose (23.729 rispetto a
18.657 uomini). La maggioranza di essi e' iscritta al Nord (19.511),
poi al Sud (13.131), infine al Centro (9.754). Sicilia e Lombardia
sono le regioni con il maggior numero di giovani avvocati iscritti
all'albo. I giovani avvocati scelgono la professione perche' amano il
diritto (80%) e non certo per le aspettative di reddito (6%), molti
perche' proseguono una tradizione familiare. Non si aspettano di
guadagnare, tanto che indicano come livello reddituale confacente al
proprio impegno professionale la fascia piu' bassa tra quelle
proposte, ossia da 30mila a 50mila all'anno.
Considerano punti critici di successo la buona preparazione
universitaria e post universitaria (36,4%) e la buona preparazione
durante la pratica (14,5%), solo in ultima istanza la qualita' dello
studio in cui si lavora (4,1%). Vale tanto il master dopo la laurea e
riscuotono successo anche i corsi organizzati dalle scuole forensi. Di
converso, i punti critici di debolezza che accompagnano la scelta
della professione sono la difficolta' ad accedere a un reddito in
tempi ragionevoli (73,5%), soprattutto per le donne e per coloro che
fanno parte di studi di dimensioni medio-piccole, l'incapacita' di
attrarre clientela (6%), e il risiedere in una zona depressa (5,4%).
Sotto il profilo del reddito, appaiono piu' penalizzati i
giovani avvocati che hanno aperto uno studio con altri colleghi
limitandosi dividerne le spese; mentre sembrano premiati coloro che
scelgono l'associazionismo.
Ma che immagini hanno dell'avvocato?
Molti ne conservano "un'immagine nobile" di difensore dei diritti, ma
tanti disconoscono il ruolo sociale della professione parificandola a
una mera prestazione di servizi. In mezzo c'e' chi ritiene che
l'avvocato sia un consulente specializzato utile a determinare la
realta' giuridica del paese. Tra le opportunita' di crescita, i
giovani avvocati annoverano l'associazione con altri colleghi (43,1%)
e il marketing (33%), insomma uno svolgere la professione
"altrimenti".
Il 43% considera il codice deontologico 'utile' e il 20%
abbastanza utile. Pero' i piu' sono convinti che non sia concretamente
applicato (37%). Hanno una conoscenza media del codice (47,4) e
ritengono che esso sia particolarmente utile per regolamentare i
rapporti con i colleghi (34%) e con i clienti (24%). Seguono a grande
distanza la disciplina del segreto professionale (3,8%),
l'indipendenza della professione (3,6%), del conflitto di interessi (
3,6%), del ruolo sociale dell'avvocato (2%) e infine del ruolo degli
ordini (0,5%).
Il 54% degli avvocati ritiene che il cliente sia tutelato dalla
tariffa. I giovani avvocati chiedono un maggior rigore deontologico
per evitare la concorrenza sleale, chiamando in causa gli Ordini che
in molti vorrebbero riformare per un recupero della loro terzieta'.
Alla fine, il 56,35% si dichiara insoddisfatto della professione.
Vorrebbero il numero chiuso all'universita' e la modifica dell'esame
di Stato in modo da favorire una selezione piu' rigorosa.
La maggior parte degli intervistati
(33%) entra in contatto con i clienti tramite il passaparola, il 29%
per conoscenza personale. Tuttavia, il numero degli incarichi ottenuti
dalla maggioranza (36%) e' inferiore alle aspettative. Il 40% degli
intervistati dichiara di applicare una tariffa mista tra quella
tabellare e quella forfetaria, "dimostrando che e' consuetudine tra i
giovani derogare alle tariffe per acquisire clientela". E considerano
avvocato affermato colui che ha un reddito imponibile medio dai
100mila ai 300mila euro (40%) e ritengono di essere adeguatamente
remunerati se guadagnano tra i 30mila e i 50 mila euro.
E la professione forense e' saldamente legata al cartaceo. Solo
il 29,7% dichiara di utilizzare un software gestionale; solo il 22%
lavora in studi che hanno un sito web e usano la rete come strumento
di comunicazione e promozione professionale. Insomma, emerge una
distinzione tra l'uso personale e quello professionale che i giovani
avvocati fanno delle nuove tecnologie: assiduo ed evoluto il primo;
pressoche' nullo e limitato alla scrittura degli atti il secondo.
La ricerca prova a indagare anche il lato della domanda di
servizi legali come base per comprendere come e verso quali ambiti di
attivita' indirizzare i giovani: sono state 703 le aziende contattate,
tutto con studi legali interni per una maggiore facilita'. Il 94% fa
ricorso all'assistenza di uno studio legale esterno, di fiducia o
specializzato. Lo fa per la gestione del contenzioso e degli
arbitrati; la modalita' di tariffazione applicata e' quella mista
(tariffaria, oraria, forfettaria). I settori del diritto piu'
richiesti sono il contenzioso societario o commerciale, il diritto del
lavoro, il diritto industriale.