L'Etuc (confederazione europea dei sindacati) ha segnalato alla Commissione europea, in relazione alla recente revisione della direttiva approvata dal comitato esecutico, che "Il principale obiettivo della direttiva sull'orario di lavoro e', e deve rimanere, la tutela dei lavoratori contro i rischi per la salute e la sicurezza
che comporta un orario di lavoro lungo e irregolare".
Come spiega l'Etuc, la direttiva andrebbe rafforzata
per tenere conto dei nuovi rischi e "i lavoratori dovrebbero essere
attrezzati con diritti e strumenti piu' forti per adeguare l'orario di
lavoro alle loro esigenze. [...] Comunque, qualunque inziativa di
modificare la direttiva deve innanzitutto porre fine al
meccanismo dell'opt-out e rispettare le sentenze della Corte di
giustizia europea sul lavoro a chiamata".
John Monks, segretario generale dell'Etuc, ha sottolineato in particolare che "Con la Carta dei diritti fondamentali le istituzioni europee devono farsi
carico dei propri doveri anche in maniera piu' seria, quindi
garantendo a ogni lavoratore nella Ue il diritto a limitare il proprio
orario per salvaguardare la propria salute, sicurezza e dignita' nel
lavoro".
Altre informazioni su questo argomento
Il segretario generale aggiunge che "La Commissione ci ha
chiesto di verificare se la direttiva e' adeguata per il 21° secolo.
Dal nostrto punto di vista, tale verifica mostra che le regole e i
principi di base della direttiva sono sempre validi. Ma pensiamo anche
che la direttiva dovrebbe essere rafforzata, specialmente per dare ai
lavoratori moderni del 21° secolo, che si confrontano con maggiori
pressioni nell'accettare orari irregolari, ma allo stesso tempo con
una maggiore esigenza di conciliare lavoro e famiglia o impegni di
cura, quegli strumenti che permettano loro di negoziare un migliore
orario con i propri datori di lavoro".
"Comunque, non sopporteremo alcuna proposta di revisione della
direttiva se prima, e soprattuto, non contemplera' di
porre fine all'opt-out e soluzioni sul lavoro a chiamata nel rispetto
delle sentenze in materia della Corte di giustiza. La Commissione ha
chiesto alle parti sociali europee di considerare di risolvere i
problemi con il dialogo sociale, passandoci cosi' la 'patata
bollente'. Ma vedendo le posizioni nostre e delle parti datoriali
cosi' distanti, non crediamo che al momento vi siano le condizioni per
un esercizio fruttuoso".