Avv. Roberto Cataldi |

Giuslavoristi contestano controriforma del diritto del lavoro

Centosei giuslavoristi, avvocati e professori universitari hanno lanciato un appelllo per opporsi alla controriforma del diritto del lavoro. Sotto accusa aluni articoli del disegno di legge 1.167-B che prevedono significative modifiche nel sistema che regola le controversie di lavoro. Secondo i giuslavoristi attraverso questi articoli del DDL anche se non ci sono interventi sull'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori "mira tuttavia a svuotare dall'interno l'impianto normativo di tutela dei dipendenti". In un'intervista a Labitalia Tiziano Treu, spiega che "l'aspetto piu' grave e' che si immagina che ci possa essere un ricorso a un arbitrato per far valere i propri diritti". "Un arbitrato che addirittura puo' essere 'libero', 'in equita', e quindi con la possibilità di decidere la controversia anche senza far riferimento alle norme di legge e ai diritti fondamentali del lavoratore. Il giudice del lavoro in sostsnza verrebbe tagliato fuori dalla controversia. "Indirettamente, quindi, si colpiscono i diritti fondamentali dei lavoratori, compresa la tutela dal licenziamento, che e' uno dei tanti diritti a rischio. E' una strada - conclude Treu - assolutamente inaccettabile, non esiste in nessun Paese, e' un uso dell'arbitrato veramente devastante".

Altre informazioni su questo argomento e testo del DDL

E' possibile scaricare il testo del DDL da qesta pagina:
Testo del disegno di legge 1167-b

Sono due in particolare gli articoli del disegno di legge sotto accusa dei giuslavoristi: il 31 e il 32. La prima norma riguarda le controversie tra datore di lavoro e dipendente: prevede praticamentre la 'cancellazione' del giudice del lavoro e stabilisce il ruolo dell'arbitro nella risoluzione dei contenziosi tra datore di lavoro e lavoratore. Un arbitro che, appunto, puo' decidere 'in equita'', e cioe', come spiegano nell'appello i giuristi, "senza il rispetto di leggi e contratti collettivi". L'articolo 32, invece, fa riferimento ai tempi per l'impugnazione dei licenziamenti, dei contratti di lavoro a termine o di collaborazione. E nella nomativa, secondo i giuslavoristi, ci sono altre 'trappole'. A cominciare dal momento della stipula del contratto di lavoro, quando il lavoratore puo' dichiarare che non fara' ricorso al giudice, ma che si affidera' al cosiddetto arbitrato, che e' una forma di accordo di conciliazione dove intervengono parti terze, e dove il lavoratore sostanzialmente e' piu' debole dell'azienda. "Se dall'accettare l'arbitrato dipende il posto di lavoro - avvertono i giuristi - il lavoratore non ha che da accettare l'arbitrato". A parere dei firmatari dell'appello, sostenuto anche dalla Cgil, il giudice del lavoro, anche quando dovesse continuare a svolgere il proprio ruolo, in realta' non potra' fare granche', perche' "i suoi poteri verrebbero depotenziati".


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