Avv. Roberto Cataldi |

Lavoro: lo studio, crescono in Italia le disuguaglianze sociali

Secondo quanto emerge da uno studio degli economisti Maurizio Franzini e Michele Raitano, pubblicato sul sito di 'Nens' (Nuova economia nuova societa'), l'Italia è un paese caratterizzato da molte diseguaglianze sociali specialmente in materia di redditi da lavoro. A quanto pare infatti il 45% della ricchezza delle famiglie italiane è detenuto dal 10% delle famiglie mentre il 50% della popolazione possiede meno del 10% della ricchezza netta complessiva. Ma non basta: una famiglia su due ha un reddito inferiore a 26 mila euro l'anno mentre un 10% di famiglie supera nel reddito i 55mila euro. Uno degli aspetti messi in evidenza dallo studio è la lentezza della dinamica dei salari negli utlimi 15 anni. Secondo i due economisti le buste paga nel settore privato hanno registrato fino al 1996 una consistente perdita del valore reale. Successivamente vi è stata una leggera ripresa che ha consentito a stento di recuperare quanto perso dopo il 1992. Nello stesso periodo di tempo è anche cresciuto il divario salariale a seguito della quota sempre più ampia di lavoratori atipici (dipendenti a termine, parasubordinati, in part-time), che si è affiancata ai lavoratori standard. Gli atipici sono generalmente pagati meno ed hanno un più ampio rischio di disoccupazione.

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Il maggiore incremento dei lavori atipici si è registrato negli anni 1992-2007. La quota di lavoratori con contratto a termine sul totale dei dipendenti e' piu' che raddoppiata, passando dal 6,2% al 13,2% (fonte Eurostat). A questi, spiegano i due economisti "andrebbe aggiunta la quota di parasubordinati, che sovente rappresentano meramente un sostituto a minor costo dei dipendenti". In termini di flussi, dal 2001 al 2007 la quota annua di nuove assunzioni con contratti a tempo indeterminato si e' invece ridotta dal 60% al 45% (Excelsior 2007). Come spiega Adnkronos "L'indagine PLUS condotta dall'Isfol nel 2006 evidenzia come in Italia circa il 18% dell'occupazione totale (e il 22% dei dipendenti) lavori con un contratto a termine, da dipendente o parasubordinato (e nell'ampia quota di autonomi si potrebbe nascondere anche qualche 'falsa partita IVA', ovvero qualche dipendente 'indotto' a lavorare dietro fattura). Pur in un contesto di lenta dinamica salariale e in cui si osserva un elevato rischio di interruzione lavorativa anche per i dipendenti a tempo indeterminato (soprattutto per quelli occupati nelle imprese con pochi dipendenti), Franzini e Raitano rilevano una condizione di svantaggio per i lavoratori atipici lungo molteplici dimensioni : i livelli salariali, i rischi di interruzione della carriera, la artecipazione ad attivita' formative, le prospettive previdenziali e le tutele del welfare e le possibilita' di transizione fra le diverse forme contrattuali". In particolare, l'analisi delle retribuzioni nette mensili pagate ai lavoratori dipendenti a tempo pieno rilevate dall'indagine Isfol PLUS mostra l'esistenza di un significativo differenziale salariale negativo per i dipendenti a termine e, in media un salario netto mensile per i temporanei inferiore del 10,3% rispetto a quello pagato ai dipendenti a tempo indeterminato.


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