In una nota dell'Associazione Italiana dei Magistrati per i minorenni e per la famiglia (Aimmf), si fa appello alle forze politiche perché si proceda ad una riforma del sistema sanzionatorio per i minorenni in modo di attuare in concreto "la finalita' educativa della pena, mediante l'introduzione
di sanzioni adeguate allo scopo ed alla personalita' in evoluzione del
minorenne"
La nota parte dalla considerazione di alcuni recenti episodi relativi a detenuti minorenni e al dibattito mediatico che ne è seguito. Secondo l'associazione si ricorre troppo al carcere contro la devianza e il disagio dei minorenni.
L'aimmf chiede dunque "l'approvazione di un
ordinamento penitenziario minorile che preveda l'estensione
dell'applicazione dell'ordinamento stesso anche ai giovani adulti
(fino a 25 anni di eta'); l'introduzione di sanzioni sostitutive e
alternative alla detenzione anche con funzione riparativa; la
realizzazione di strutture detentive e comunitarie di dimensioni
ridotte con presenza di adeguato personale educativo specializzato che
garantisca la realizzazione di progetti educativi individualizzati".
Altre informazioni su questo argomento
Si legge nella nota: "I principi delle
convenzioni internazionali ed i numerosi documenti delle istituzioni
europee nella materia penale minorile , da ultimo anche il documento
del Commissario europeo per i diritti umani all'interno del Consiglio
d'Europa del 19 giugno 2009, hanno affermato -ricorda l'Aimmf- la
necessita' di alternative (diversion) al procedimento penale e alcuni
principi fondamentali relativamente alle sanzioni penali".
Il Commissario europeo per i diritti umani h apoi raccomandato, spiega l'associazione, che "l'irrogazione della
pena deve basarsi sul superiore interesse del minore; deve essere data
priorita' a misure non detentive e basate sulla comunita' quale
alternativa alla detenzione con un obiettivo educativo e riparativo;
la custodia precedente al processo e la detenzione a scopi di
assistenza e protezione vanno utilizzate solo in circostanze
eccezionali e andrebbero predisposte misure alternative per ridurne il
ricorso".
E, ancora, che "la detenzione deve essere una misura estrema;
durante la detenzione i minori devono godere di tutti i propri diritti
e una attenzione particolare va data alla loro sicurezza e salute,
all'educazione nonche' al mantenimento dei legami con amici e parenti;
sono fondamentali strutture di piccole dimensioni con operatori ben
preparati e in numero sufficiente che offrano programmi educativi e di
reinserimento per preparare il minore alla sua reintegrazione nella
societa'. [...] Purtroppo nel nostro ordinamento giuridico
non e' previsto che al minorenne condannato per un reato vengano
applicate sanzioni diverse da quelle previste per gli adulti, come, ad
esempio, sanzioni alternative alla detenzione con finalita' educative
e/o volte alla riparazione delle conseguenze del reato. Il riferimento
principale in materia di sanzioni e' ancora costituito solo dalla pena
detentiva, la quale dovrebbe essere invece comminata come extrema
ratio e solo per reati gravi o per casi di recidiva aggravata. [...] "L'inasprimento delle pene
detentive per alcuni reati e la preclusione di alcuni benefici
carcerari in modo indiscriminato anche per i minorenni, sono in
contrasto con il principio rieducativo della pena e di tutela dei
diritti dell'infanzia (articoli 27 e 31 della Costituzione e articolo
37 della Convenzione sui diritti del fanciullo) e con il costante
orientamento della giurisprudenza costituzionale che ha sempre
ribadito che la finalita' della risocializzazione del condannato
minorenne potesse e dovesse essere garantita da valutazioni flessibili
ed individualizzate. Dall'approvazione della legge numero 354 del 1975
(ordinamento penitenziario) sono ormai trascorsi piu' di trent'anni
senza -sottolinea l'Aimmf- che sia stato realizzato uno specifico
ordinamento penitenziario minorile che disciplini in modo
differenziato l' esecuzione della pena rispetto ai condannati
minorenni, peraltro contrariamente a quanto previsto dall'articolo 79
della legge citata. [...] In conseguenza della mancata attuazione di tale disciplina
specifica e dell'irrigidimento rispetto alla concessione dei benefici
penitenziari si e' determinata all'interno degli istituti penali
minorili una situazione che desta preoccupazione sotto vari profili. Vi e' un problema di sovraffollamento, si veda, ad
esempio, il caso dell'istituto penale di Nisida, con 64 ragazzi
presenti su 32 posti letto, per cui le tensioni tra i detenuti e tra
questi ed il personale penitenziario stanno aumentando, con incremento
anche delle forme di disagio psichico, dell'aggressivita' verso se
stessi (vedi i casi di tentato suicidio) e verso gli altri, come
avvenuto anche in recenti episodi riportati dai media. [...] Per effetto dei tagli della spesa
pubblica si sono prodotte una progressiva riduzione del personale
addetto alle carceri minorili, con aumento del rapporto tra ragazzi
detenuti e numero di operatori e conseguente riduzione della
possibilita' di un trattamento individualizzato; una ridotta
possibilita' di inserimenti in comunita', venendosi cosi' a creare la
paradossale situazione per cui il carcere risulta l'unica misura
cautelare utilizzabile in situazioni ove non e' possibile adottare
misure piu' lievi, con evidente rischio di forzatura anche delle
decisioni della magistratura minorile".
L'Aimmf segnala poi "il problema
della frequente violazione del principio della territorialita'
dell'esecuzione della pena, attraverso lo sradicamento dei detenuti,
soprattutto minori stranieri, che vengono 'deportati' in carceri
minorili lontani, interrompendo i legami familiari e amicali, il
rapporto con i servizi del territorio e dell'amministrazione della
giustizia e con violazione, nella fase delle indagini preliminari, del
principio della disponibilita' del detenuto da parte del giudice che
ha emesso la misura cautelare".
"In prospettiva - scrive l'Associazione - vorremmo che cambiasse la politica penitenziaria per i minorenni,
pensando a carceri di dimensioni ridotte, con la forma di comunita'
educativa, organizzate in piccole unita' abitative (non piu' di dieci
posti), che consentano relazioni e stili di vita personalizzate,
evitando altri costosi investimenti nelle vecchie strutture, fino alla
loro progressiva dismissione; ponendo gli educatori, che dovrebbero
sostituire progressivamente gli agenti, come responsabili e attori del
percorso trattamentale quotidiano, che programmano e gestiscono,
insieme ai mediatori culturali per i detenuti stranieri, l'intera
giornata dei minori nei vari momenti di studio, di formazione
professionale, di orientamento e inserimento lavorativo, di
socializzazione, di attivita' sportive e culturali, di mensa, di tempo
libero e di riposo". "educatori come figure professionali che siano per
ogni minore di riferimento personalizzato, gli stiano vicino, lo
ascoltino, progettino con lui il suo futuro, lo orientino al recupero
della cultura della legalita'; prevedendo un carcere minorile
'semi-aperto' disciplinando in forma controllata e progressiva le
relazioni con l'esterno e le uscite dei detenuti per attivita'
culturali, di tempo libero, di studio, di formazione professionale, di
orientamento e inserimento lavorativo per attivare nei minori dei
processi di maturazione, di responsabilizzazione, di consapevolezza
delle conseguenze socialmente negative delle proprie azioni e ai fini
dell'acquisizione di nuove abilita' sociali e del positivo inserimento
e reinserimento nella comunita'".