Avv. Roberto Cataldi |

Minorenni: Aimmf, si ricorre troppo al carcere. Occorre riforma del sistema sanzionatorio

In una nota dell'Associazione Italiana dei Magistrati per i minorenni e per la famiglia (Aimmf), si fa appello alle forze politiche perché si proceda ad una riforma del sistema sanzionatorio per i minorenni in modo di attuare in concreto "la finalita' educativa della pena, mediante l'introduzione di sanzioni adeguate allo scopo ed alla personalita' in evoluzione del minorenne" La nota parte dalla considerazione di alcuni recenti episodi relativi a detenuti minorenni e al dibattito mediatico che ne è seguito. Secondo l'associazione si ricorre troppo al carcere contro la devianza e il disagio dei minorenni. L'aimmf chiede dunque "l'approvazione di un ordinamento penitenziario minorile che preveda l'estensione dell'applicazione dell'ordinamento stesso anche ai giovani adulti (fino a 25 anni di eta'); l'introduzione di sanzioni sostitutive e alternative alla detenzione anche con funzione riparativa; la realizzazione di strutture detentive e comunitarie di dimensioni ridotte con presenza di adeguato personale educativo specializzato che garantisca la realizzazione di progetti educativi individualizzati".

Altre informazioni su questo argomento

Si legge nella nota: "I principi delle convenzioni internazionali ed i numerosi documenti delle istituzioni europee nella materia penale minorile , da ultimo anche il documento del Commissario europeo per i diritti umani all'interno del Consiglio d'Europa del 19 giugno 2009, hanno affermato -ricorda l'Aimmf- la necessita' di alternative (diversion) al procedimento penale e alcuni principi fondamentali relativamente alle sanzioni penali". Il Commissario europeo per i diritti umani h apoi raccomandato, spiega l'associazione, che "l'irrogazione della pena deve basarsi sul superiore interesse del minore; deve essere data priorita' a misure non detentive e basate sulla comunita' quale alternativa alla detenzione con un obiettivo educativo e riparativo; la custodia precedente al processo e la detenzione a scopi di assistenza e protezione vanno utilizzate solo in circostanze eccezionali e andrebbero predisposte misure alternative per ridurne il ricorso". E, ancora, che "la detenzione deve essere una misura estrema; durante la detenzione i minori devono godere di tutti i propri diritti e una attenzione particolare va data alla loro sicurezza e salute, all'educazione nonche' al mantenimento dei legami con amici e parenti; sono fondamentali strutture di piccole dimensioni con operatori ben preparati e in numero sufficiente che offrano programmi educativi e di reinserimento per preparare il minore alla sua reintegrazione nella societa'. [...] Purtroppo nel nostro ordinamento giuridico non e' previsto che al minorenne condannato per un reato vengano applicate sanzioni diverse da quelle previste per gli adulti, come, ad esempio, sanzioni alternative alla detenzione con finalita' educative e/o volte alla riparazione delle conseguenze del reato. Il riferimento principale in materia di sanzioni e' ancora costituito solo dalla pena detentiva, la quale dovrebbe essere invece comminata come extrema ratio e solo per reati gravi o per casi di recidiva aggravata. [...] "L'inasprimento delle pene detentive per alcuni reati e la preclusione di alcuni benefici carcerari in modo indiscriminato anche per i minorenni, sono in contrasto con il principio rieducativo della pena e di tutela dei diritti dell'infanzia (articoli 27 e 31 della Costituzione e articolo 37 della Convenzione sui diritti del fanciullo) e con il costante orientamento della giurisprudenza costituzionale che ha sempre ribadito che la finalita' della risocializzazione del condannato minorenne potesse e dovesse essere garantita da valutazioni flessibili ed individualizzate. Dall'approvazione della legge numero 354 del 1975 (ordinamento penitenziario) sono ormai trascorsi piu' di trent'anni senza -sottolinea l'Aimmf- che sia stato realizzato uno specifico ordinamento penitenziario minorile che disciplini in modo differenziato l' esecuzione della pena rispetto ai condannati minorenni, peraltro contrariamente a quanto previsto dall'articolo 79 della legge citata. [...] In conseguenza della mancata attuazione di tale disciplina specifica e dell'irrigidimento rispetto alla concessione dei benefici penitenziari si e' determinata all'interno degli istituti penali minorili una situazione che desta preoccupazione sotto vari profili. Vi e' un problema di sovraffollamento, si veda, ad esempio, il caso dell'istituto penale di Nisida, con 64 ragazzi presenti su 32 posti letto, per cui le tensioni tra i detenuti e tra questi ed il personale penitenziario stanno aumentando, con incremento anche delle forme di disagio psichico, dell'aggressivita' verso se stessi (vedi i casi di tentato suicidio) e verso gli altri, come avvenuto anche in recenti episodi riportati dai media. [...] Per effetto dei tagli della spesa pubblica si sono prodotte una progressiva riduzione del personale addetto alle carceri minorili, con aumento del rapporto tra ragazzi detenuti e numero di operatori e conseguente riduzione della possibilita' di un trattamento individualizzato; una ridotta possibilita' di inserimenti in comunita', venendosi cosi' a creare la paradossale situazione per cui il carcere risulta l'unica misura cautelare utilizzabile in situazioni ove non e' possibile adottare misure piu' lievi, con evidente rischio di forzatura anche delle decisioni della magistratura minorile". L'Aimmf segnala poi "il problema della frequente violazione del principio della territorialita' dell'esecuzione della pena, attraverso lo sradicamento dei detenuti, soprattutto minori stranieri, che vengono 'deportati' in carceri minorili lontani, interrompendo i legami familiari e amicali, il rapporto con i servizi del territorio e dell'amministrazione della giustizia e con violazione, nella fase delle indagini preliminari, del principio della disponibilita' del detenuto da parte del giudice che ha emesso la misura cautelare". "In prospettiva - scrive l'Associazione - vorremmo che cambiasse la politica penitenziaria per i minorenni, pensando a carceri di dimensioni ridotte, con la forma di comunita' educativa, organizzate in piccole unita' abitative (non piu' di dieci posti), che consentano relazioni e stili di vita personalizzate, evitando altri costosi investimenti nelle vecchie strutture, fino alla loro progressiva dismissione; ponendo gli educatori, che dovrebbero sostituire progressivamente gli agenti, come responsabili e attori del percorso trattamentale quotidiano, che programmano e gestiscono, insieme ai mediatori culturali per i detenuti stranieri, l'intera giornata dei minori nei vari momenti di studio, di formazione professionale, di orientamento e inserimento lavorativo, di socializzazione, di attivita' sportive e culturali, di mensa, di tempo libero e di riposo". "educatori come figure professionali che siano per ogni minore di riferimento personalizzato, gli stiano vicino, lo ascoltino, progettino con lui il suo futuro, lo orientino al recupero della cultura della legalita'; prevedendo un carcere minorile 'semi-aperto' disciplinando in forma controllata e progressiva le relazioni con l'esterno e le uscite dei detenuti per attivita' culturali, di tempo libero, di studio, di formazione professionale, di orientamento e inserimento lavorativo per attivare nei minori dei processi di maturazione, di responsabilizzazione, di consapevolezza delle conseguenze socialmente negative delle proprie azioni e ai fini dell'acquisizione di nuove abilita' sociali e del positivo inserimento e reinserimento nella comunita'".


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