Avv. Roberto Cataldi |

Autonomi non iscritti all'ordine: Nidil Cgil, afire su fisco e previdenza

Il segretario generale di Nidil Cgil, Filomena Trizio, è intervenuta sulla situazione dei lavoratori autonomi muniti di partita iva ma 'monocommittente'. Questi non essendo iscritti agli ordini professionali non hanno le stesse tutele degli altri lavoratori autonomi. "I temi su cui agire sono sostanzialmente tre: fisco, previdenza e capacita' di aggiornare le proprie professionalita' e la propria formazione. Ma il terreno in cui operano questi lavoratori e' particolare: sono a mezza strada tra lavoro autonomo, parasubordinato e lavoro dipendente 'camuffato', e questo di certo non semplifica le tutele". Oggi chi è titolare di partita iva, spiega la Tizio, deve pagarsi i contributi da se, con la possibilita' di rivalsa sul committente, nel senso che può chiedere alla propria azienda il 4% dell'ammontare. "Una delle richieste contenute nella nostra petizione - aggiunge Tizio - e' di far diventare questa possibilita' obbligatoria, e destinare questi fondi alla previdenza integrativa". In relazione alla retribuzione - afferma il segretario generale, "si dovrebbe cercare di fissare dei minimi, legati ai contratti previsti per ogni professionalita' e poi naturalmente agire sugli ammortizzatori sociali".

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Sulla recente proposta del giuslavorista, Pietro Ichino, di riscrivere le regole per i nuovi assunti, prevedendo la possibilita' di licenziare, per motivi economici od organizzativi, Trizio dice: "Non e' che per eliminare la precarieta' dobbiamo diventare tutti precari. In Italia si fa ricorso a forme di lavoro flessibili perche' sono meno costose per l'azienda rispetto al lavoro dipendente, e si verificano fenomeni di 'dumping' contrattuale". E sulle imprese che lamentano l'impossibilita' a licenziare, Trizio replica che: "L'uscita dal mondo del lavoro e' regolamentata in Italia, come in ogni altro Paese, e questo non ha impedito alle imprese in questi anni di licenziare. Il problema vero da affrontare -conclude- e' quello di mettere mano alle norme, in termini di equiparazioni, per evitare i 'dumping' contrattuali. Questo perche' le imprese stanno allargando le aree di precarieta' e oggi neanche le collaborazioni a progetto crescono quanto gli occasionali e altre forme piu' deboli del precariato".


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