Avv. Roberto Cataldi |

Università: la Spampa, in arrivo un nuovo Ddl Gelmini

Il Ministro Gelmini ha dichiarato di voler presentare entro i prossimi giorni un nuovo Decreto che riguarderà in modo specifico le università.

In un servizio pubblicato dal quotidiano la Stampa si indicano i possibili temi che saranno oggetto del nuovo ddl a cui starebbe lavorando il ministero.

Stop ai concorsi e divieto di assumere parenti in ateneo. Ma non solo. Sull'eccesso di facoltà esistenti nel nostro Paese potrebbe essere rivista anche "la rete" delle 320 sedi distaccate, quindi puntare ad una "gestione finanziaria responsabile e mettere in piedi un criterio di valutazione che premi le università migliori e distribuisca i fondi con questo criterio".

Secondo quanto riferisce il noto quotidiano "a questo provvedimento potrebbero seguirne anche altri in materia di ricerca. L'obiettivo, caldeggiato da molti all'interno del Pdl, sarebbe quello di arrivare all'abolizione del valore legale del titolo di studio per favorire una concorrenza tra le università, tutta fondata sulla qualità e sul merito".

A quanto pare si ipotizza il blocco del megaconcorso già in atto che sistemerebbe baroni e baronetti mettendo per anni "un tappo sul turn over, a tutto danno dei giovani. Si dovrebbe mettere fine anche alla parentopoli infinita che alligna nei nostri atenei, ai corsi di laurea pletorici frequentati da quattro gatti, alla finanza allegra che governa i bilanci di molti atenei, alla rete delle sedi universitarie piccole, costose e disseminate sotto ogni campanile".

Queste a altre norme, scrive ancora "La Stampa" saranno contenute in un disegno di legge su cui sta lavorando l'ufficio legislativo di viale Trastevere, ma il cui criterio ispiratore, come riferiscono fonti parlamentari resta quello che il Ministro Gelmini si diede anche per la scuola a suo tempo: "La scuola - disse parlando la prima volta alla Commissione Istruzione della Camera - ha bisogno di cambiamenti, non di riforme".

"E anche nel caso dell'università, quindi, non si tratterà -prosegue il quotidiano- di una riforma palingenetica, ma di aggiustamenti che dovrebbero sanare alcuni problemi, cui la Gelmini stessa aveva fatto riferimento già il 24 ottobre scorso, parlando a palazzo Chigi, quando disse che avevamo troppe università, troppi corsi di laurea, troppe materie con il risultato finale di avere meno laureati del Cile [...] A questo ddl il ministro sta lavorando da prima dell'estate, praticamente da quando si è insediata, e il metodo a cui si è affidata non è quello tradizionale della 'Commissione' di esperti, ma quello più agile del 'Gruppo di lavoro' a cui hanno partecipato, con i tecnici del ministero e con alcuni parlamentari notoriamente esperti del ramo, anche studiosi, giornalisti, intellettuali. A questo provvedimento potrebbero seguirne anche altri in materia di ricerca. L'obiettivo, caldeggiato da molti all'interno del Pdl, sarebbe quello di arrivare all'abolizione del valore legale del titolo di studio per favorire una concorrenza tra le università, tutta fondata sulla qualità e sul merito".

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Altre informazioni sui 6 punti principali contenuti nel prossimo Ddl

Ecco, in dettaglio i 6 punti del ddl pubblicati da "La Stampa".

Il primo punto del piano per l'Università che sarebbe contenuto nel nuovo ddl, che la Gelmini dovrebbe presentare tra una settimana, riguarda il blocco automatico dei concorsi in atto. "Si tratta -scrive 'La Stampa'- di 7mila posti, di cui 4 mila per ordinari e associati e 3mila in due tranche per ricercatori che verrebbero così assunti a vita. Se il concorso passase verrebbe ingolfato per anni il sistema di reclutamento e i giovani di talento potrebbero dire addio alle loro aspirazioni".

"Tuttavia -prosegue il giornale- bloccare questo concorso significa inimicarsi tutta la baronia che aveva già deciso chi e come sistemare. Al provvedimento dovrebbe seguire poi una nuova normativa sui concorsi. Verrebbe, infine, bloccata l'ereditarietà delle cattedre: chi è parente di un professore non potrà concorrere a nessuna cattedra nella medesima università. Ma se è un genio? Vincerà la cattedra in un altro ateneo".

Il secondo punto del ddl segnerebbe un addio alle sedi periferiche e il riordino anche dei corsi inutili. "Non saranno chiuse -continua il giornale- tutte le sedi distaccate, ma la 'rete' sarà rivista. Un analogo criterio di revisione sarà applicato alla pletora dei corsi di laurea che oggi sono 5.500, il doppio di quanti ce n'erano 6 anni fa e di quanti ce ne sono in media in Europa. Peraltro 37 di questi corsi hanno un solo iscritto e 327 facoltà ne hanno meno di 15".

"Il terzo punto sarebbe quello relativo alla gestione finanziaria degli atenei. "Un articolo del ddl -scrive il quotidiano- riguarderà la gestione finanziaria responsabile. Il ministro gelmini ha parlato di bilanci dissestati in molti atenei, e per cinque di loro di una situazione prossima alla bancarotta. Le università non potranno in nessun caso spendere per il personale più del 90% delle proprie risorse. 'Negli ultimi concorsi -ha denunciato la Gelmini- nel 99,3% dei casi sono stati promossi senza che ci fossero posti disponibili, facendo aumentare i di 300 milioni di euro'".

Al quarto punto si affronterebbe il tema dell'ingresso dei privati nella gestione delle Università. "Il nuovo ddl -riferisce il qurtodiano- non imporrà a nessun ateneo di diventare fondazione, ma darà una serie di agevolazioni fiscali e normative a chi sceglierà questa formula". Al quinto punto si tratterebbe dei criteri di valutazione degli atenei. "Poiché la valutazione è alla base di ogni criterio di efficienza, il ddl dovrebbe indicare un nuovo sistema e forse un nuovo soggetto)".

Il sesto punto affrontato da "La Stampa" riguarda, infine, il confronto con le opposizioni. "Sulla carta -scrive- un confronto di merito con le opposizioni potrebbe avvenire in maniera più fruttuosa di quanto non sia avvenuto per la scuola. Il documento del Pd intitolato 'Il futuro dell'università, dieci proposte del governo ombra', tocca molti dei temi che sarebbero contenuti nel ddl Gelmini". Ma, conclude il giornale, "la contesa di fondo sta nel fatto che il Pd ritiene che ci sia un nesso molto stretto tra investimenti e qualità dell'istruzione, e che quindi i tagli comportano quasi inevitabilmente la dequalificazione".



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