Un'analisi giuridica a tutto campo: dalla tavola alla sala operatoria, perché vietare gli equidi significa distruggere due filiere insostituibili

Mentre il Parlamento si appresta a votare sul divieto di macellazione degli equidi, trasformando con un tratto di penna migliaia di operatori economici in criminali e cancellando secoli di tradizioni gastronomiche, pochi sembrano aver colto la portata devastante di questa scelta. Non si tratta soltanto di vietare un alimento: si tratta di smantellare un'intera filiera produttiva che ha saputo fare dell'Italia un'eccellenza riconosciuta in tutto il mondo. Una filiera che non si esaurisce nelle macellerie e nei ristoranti, ma che si estende fino alle sale operatorie di oltre settanta Paesi, dove tessuti di origine equina salvano vite umane ogni giorno.

Oggi vi spiego perché questa battaglia non riguarda solo gli allevatori, i macellai e i ristoratori. Riguarda tutti noi. Riguarda la salute pubblica.

Riguarda l'innovazione medica. Riguarda la libertà.

I. LA FILIERA ALIMENTARE: TRA TRADIZIONE MILLENARIA E SUPERFOOD RISCOPERTO"

1.1. Le radici storiche del consumo di carne equina in Italia.

La storia del consumo di carne equina nel nostro Paese affonda le radici in epoche remote e si intreccia con le vicende più significative della nostra identità territoriale. La leggendaria pastissada de caval veronese, secondo antiche narrazioni tramandate oralmente, avrebbe avuto origine nel V secolo d.C., quando le campagne attorno a Verona furono teatro della battaglia tra Teodorico e Odoacre. Che la leggenda sia vera o meno, ciò che è certo è che il consumo di carne equina ha rappresentato per secoli una presenza radicata nella cultura gastronomica italiana, soprattutto in Veneto, Emilia-Romagna, Puglia, Sicilia, Piemonte e Lombardia.

Nel 2025, l'UNESCO ha riconosciuto la cucina italiana come Patrimonio Culturale Immateriale dell'Umanità, valorizzando proprio la diversità territoriale e le tradizioni gastronomiche regionali. Il caval pist parmense, inserito ufficialmente nel 2021 nell'elenco dei piatti tipici dell'Emilia-Romagna, i pezzetti di cavallo alla pignata salentini, la straeca veneta, gli sfilacci padovani, le bistecche di cavallo catanesi: non sono semplici ricette, ma espressioni identitarie di comunità che hanno tramandato questi saperi di generazione in generazione.

1.2. Le proprietà nutrizionali: un superfood per sportivi e non solo.

Ma la carne equina non è solo tradizione: è anche scienza nutrizionale d'eccellenza. Con 3,9 mg di ferro ogni 100 grammi - più del doppio rispetto ai tagli bovini e oltre il triplo rispetto al pollame - la carne di cavallo rappresenta la fonte più ricca di ferro eme, la forma più biodisponibile per l'organismo umano. Questa caratteristica la rende particolarmente indicata per chi soffre di anemia sideropenica, per le donne in gravidanza, per i bambini in crescita, per gli anziani e, soprattutto, per gli sportivi.

Con circa 20-22 grammi di proteine ogni 100 grammi, tutte ad alto valore biologico, con un contenuto lipidico ridotto (circa 135 calorie ogni 100 grammi), con una percentuale interessante di acidi grassi insaturi inclusi gli omega-3, con quantità significative di zinco, fosforo, magnesio e vitamine del gruppo B, la carne equina sta vivendo una vera e propria riscoperta tra le nuove generazioni di atleti, bodybuilder, crossfitter e praticanti di sport di endurance.

Non sono nostalgie gastronomiche: sono scelte alimentari consapevoli, basate su evidenze scientifiche solide, che dimostrano come tradizione e innovazione possano convivere perfettamente.

1.3. Il sistema di tracciabilità: non etichettatura, ma rintracciabilità obbligatoria dal 2002.

Uno degli argomenti più ricorrenti nel dibattito pubblico riguarda la presunta mancanza di controlli sulla carne equina. È fondamentale fare chiarezza su un punto tecnico-giuridico decisivo: la carne equina è un alimento e come tale è soggetta all'obbligo di tracciabilità come da Regolamento CE 178/2002.

Tale regolamento, pietra angolare della legislazione alimentare europea, ha introdotto l'obbligo universale di rintracciabilità per tutti gli alimenti in tutte le fasi della produzione, trasformazione e distribuzione. Non si tratta di etichettatura (che per la carne equina non è ancora prevista da regolamenti specifici di settore), ma di tracciabilità completa della filiera: ogni operatore del settore alimentare (OSA) deve dotarsi di una procedura che fa parte dell'autocontrollo, nella quale dimostra alle autorità come adempie a questo obbligo.

Se un operatore del settore è inadempiente rispetto agli obblighi di tracciabilità, è soggetto a sanzione. Il sistema funziona così per tutti gli alimenti, dalla carne bovina a quella ovina, dal latte ai vegetali. E funziona anche per la carne equina.

Inoltre, l'Italia dispone di un sistema di identificazione e registrazione degli equidi tra i più avanzati d'Europa, regolamentato dal Regolamento UE 2015/262 e dalla normativa nazionale di recepimento. Ogni equino, al momento della prima identificazione, viene identificato tramite microchip e gli viene attribuito un codice unico europeo (UELN), rilasciato un passaporto contenente tutti i dati dell'animale: razza, proprietario, trattamenti veterinari e, soprattutto, lo stato DPA (Destinato alla Produzione Alimentare) o NON DPA (non macellabile).

Questa distinzione è fondamentale: chi acquista un cavallo per compagnia, per sport, per attività ricreative, può farlo registrare come NON DPA e quell'animale non potrà mai essere destinato alla macellazione. Il sistema funziona, è tracciato, è controllato. Eventuali violazioni vanno perseguite penalmente, non utilizzate come pretesto per vietare un'intera filiera.

Gli equidi DPA destinati alla macellazione devono rispettare standard rigorosissimi di benessere animale previsti dal Regolamento CE 1099/2009, con controlli veterinari in tutte le fasi e sanzioni severe per le violazioni. La recente Legge n. 82 del 6 giugno 2025 ha ulteriormente inasprito le sanzioni penali per i reati contro gli animali, dimostrando che l'ordinamento dispone già di strumenti efficaci per reprimere le condotte illecite.

II. LA FILIERA MEDICA: L'ECCELLENZA ITALIANA CHE SALVA VITE NEL MONDO.

2.1. Dai sottoprodotti della macellazione ai dispositivi medici d'avanguardia.

Ma c'è un aspetto della filiera equina che il dibattito pubblico ignora completamente, e che invece rappresenta una delle eccellenze italiane più straordinarie nel campo della medicina rigenerativa: l'utilizzo dei tessuti equini per la fabbricazione di dispositivi medici impiantabili nell'uomo.

Ossa, tendini e pericardi provenienti da equidi macellati secondo i protocolli DPA vengono utilizzati da aziende italiane del settore biomedicale per produrre innesti ossei, membrane biologiche, sostituti ossei, matrici di collagene e dispositivi per la rigenerazione tissutale utilizzati in ortopedia, neurochirurgia, odontoiatria e nel trattamento delle ulcere vascolari e diabetiche. Non si tratta di una nicchia marginale: stiamo parlando di oltre due milioni di innesti effettuati negli ultimi vent'anni in più di settanta Paesi nel mondo, con una media annua di oltre centomila interventi chirurgici.

Dispositivi medici "made in Italy" che salvano vite, che restituiscono funzionalità a pazienti con deficit ossei post-traumatici, che consentono ricostruzioni maxillo-facciali, che permettono di curare ferite croniche altrimenti destinate alla cronicizzazione. Un patrimonio scientifico, clinico e industriale italiano riconosciuto e apprezzato in tutto il mondo.

2.2. Perché proprio il tessuto equino" Le ragioni scientifiche.

La scelta del tessuto equino non è casuale. Dal punto di vista scientifico e clinico, l'equino presenta caratteristiche uniche che lo rendono superiore ad altre specie animali per l'utilizzo in medicina umana:

Tracciabilità assoluta: il sistema di identificazione degli equidi previsto dal Regolamento UE 2015/262 garantisce una tracciabilità individuale completa di ogni capo, attraverso microchip, passaporto e codice UELN. Come evidenziato dai fabbricanti di dispositivi medici, l'equino "è l'unico mammifero della filiera alimentare che ci permette di avere una tracciabilità specifica precisa e sicura dei capi da cui preleviamo ossa, pericardi e tendini". Nessun altro mammifero della filiera alimentare offre questo livello di certezza nell'identificazione del singolo animale da cui provengono i tessuti destinati all'uso medico, come richiesto dal Regolamento UE 745/2017 (MDR) sui dispositivi medici.

Dimensioni e qualità dell'osso: gli equidi vengono macellati in età adulta, dopo aver deambulato per l'intero periodo di crescita. Non appartengono ad allevamenti intensivi. La deambulazione preserva il tessuto osseo e favorisce la crescita meccanica naturale della trabecola ossea, producendo blocchi di osso di grandi dimensioni utilizzabili per innesti di ricostruzione ossea avanzata in chirurgia ortopedica umana. Un bovino da carne, macellato a 18-24 mesi, non offre la stessa qualità strutturale. Questa peculiarità permette di ottenere ed utilizzare blocchi ossei di grandi dimensioni per innesti di ricostruzione ossea avanzata, come documentato dalla letteratura scientifica pubblicata su riviste internazionali specializzate.

Biocompatibilità superiore: il tessuto di origine equina mima perfettamente i tessuti umani, permettendo la naturale rigenerazione del paziente innestato. Gli studi istologici pubblicati su riviste scientifiche internazionali dimostrano l'assenza di reazioni da corpo estraneo, l'integrazione ottimale dell'innesto, la formazione di osso neoformato con attività osteoblastica significativa e assenza di infiltrato infiammatorio. I casi clinici documentati mostrano che, otto mesi dopo procedure di innesto con blocchi ossei equini, si osservano "vaste aree di rimodellamento osseo e particelle di materiale innestato circondato da tessuto neoformato con numerose spicole ossee in neoformazione e notevole attività osteoblastica".

Sicurezza sanitaria: la Commissione Europea ha ufficialmente indicato i prodotti di origine equina più sicuri rispetto a quelli derivati da altre specie animali (Direttiva CE 2003/32), in quanto non sono conosciute al momento patologie trasmissibili dal cavallo all'uomo. L'equino è tra gli animali con minor rischio intrinseco nella fabbricazione di dispositivi medici e rappresenta una valida alternativa nella gestione del rischio relativa agli agenti trasmissibili come BSE/TSE, come prevede il Regolamento UE 722/2012, richiamato dall'Allegato I del Regolamento UE 745/2017 che disciplina i requisiti generali di sicurezza per i dispositivi medici contenenti materiali di origine biologica.

Accettabilità universale: l'origine equina supera le barriere religiose e culturali ovunque nel mondo. Il cavallo è ritenuto da tutte le culture un animale "nobile" per essere utilizzato e impiantato all'interno del corpo umano. Questa caratteristica consente alle aziende italiane di esportare i propri dispositivi medici anche in Paesi dove l'uso di tessuti bovini o suini sarebbe culturalmente o religiosamente inaccettabile.

2.3. Le applicazioni cliniche: dal pericardio equino alle matrici di collagene.

Il pericardio equino rappresenta una delle fonti biologiche più idonee per la produzione di biomateriali a base di collagene, grazie a caratteristiche specifiche quali:

  • Elevata purezza e organizzazione del collagene

  • Resistenza meccanica superiore rispetto ad altre matrici animali

  • Ottima biocompatibilità

  • Ridotto rischio di reazioni immunologiche

  • Facilità di lavorazione e sterilizzazione

Le matrici di collagene derivate da pericardio equino trovano applicazione in:

Neurochirurgia: utilizzate come sostituti della dura madre, patch per la chiusura di difetti meningei, supporti per la rigenerazione tissutale. Benefici clinici documentati includono riduzione del rischio di perdita di liquido cerebrospinale, diminuzione delle infezioni post-operatorie, miglior integrazione con i tessuti del paziente. Questi dispositivi sono fondamentali in interventi neurochirurgici complessi quali resezioni tumorali, traumi cranici, chirurgia spinale.

Odontoiatria e implantologia: impiegati per rigenerazione ossea guidata (GBR), rigenerazione tissutale guidata (GTR), chirurgia implantare. Casi clinici documentati mostrano l'utilizzo di blocchi ossei equini per la ricostruzione di mascellari superiori atrofici completamente edentuli, con risultati clinici eccellenti: "dalla nostra analisi della letteratura è emerso che questo è il primo caso pubblicato, sull'uomo, in cui un innesto a blocco di origine equina viene utilizzato per incrementare un intero mascellare superiore atrofico", con "ottima biocompatibilità, vista l'assenza di reazioni di rigetto da parte dei tessuti adiacenti".

Ortopedia: utilizzo per il trattamento delle pseudoartrosi delle ossa lunghe con sostituti ossei. La letteratura medica riporta: "l'innesto osseo è considerato il 'gold standard' per il trattamento delle pseudoartrosi e dei difetti ossei, ma la difficoltà di prelievo, le complicanze nella sede di prelievo, hanno spinto alla ricerca di valide alternative". I sostituti ossei di origine equina hanno dimostrato "validità nella terapia delle pseudoartrosi", con "guarigione rapida ed efficace, come dimostrato dagli esami clinici e radiografici già a pochi mesi dall'intervento chirurgico".

Trattamento delle ulcere vascolari e ferite croniche: le matrici di collagene equino trovano applicazione nel trattamento di ulcere diabetiche, ulcere venose, piaghe da decubito, con funzioni di scaffold per la rigenerazione cellulare, stimolazione della cicatrizzazione, protezione della ferita. L'impatto sanitario documentato include riduzione dei tempi di guarigione, diminuzione dei ricoveri, miglioramento della qualità della vita dei pazienti.

2.4. I numeri di un'eccellenza mondiale.

I dati parlano chiaro. Negli ultimi vent'anni, i dispositivi medici di origine equina fabbricati in Italia hanno raggiunto:

  • Oltre 120 distributori internazionali

  • Più di 400 collaboratori diretti e indiretti

  • Oltre 70 Paesi importatori in Europa, Africa, America Latina, Medio Oriente e Asia

  • 2.176.424 innesti totali dal 2005 ad oggi, così distribuiti:

    • 1.999.048 innesti in odontoiatria (media annua 99.952)

    • 152.244 innesti in ortopedia (media annua 7.612)

    • 25.132 innesti in neurochirurgia (media annua 1.257)

Parliamo di pazienti che hanno recuperato la funzionalità ossea dopo fratture complesse, pseudoartrosi, deficit ossei post-traumatici, ricostruzioni maxillo-facciali, rigenerazioni alveolari per implantologia dentale. Parliamo di vite salvate, di qualità della vita recuperata, di autonomia restituita. Parliamo di un patrimonio scientifico, clinico e industriale italiano riconosciuto e apprezzato in tutto il mondo.

2.5. La filiera integrata: dalla macellazione alla sala operatoria.

Questo sistema virtuoso funziona grazie a una filiera integrata perfettamente tracciata, conforme alle stringenti norme europee sui dispositivi medici. Gli equidi DPA vengono macellati in macelli specializzati, dove i tessuti destinati all'uso medico vengono prelevati secondo protocolli certificati conformi al Regolamento CE 1069/2009 sui sottoprodotti di origine animale non destinati al consumo umano.

Come previsto dal sistema normativo europeo, i tessuti animali destinati all'uso medico devono provenire "da animali sottoposti a controlli veterinari adeguati all'uso previsto per i tessuti", come stabilito dall'Allegato I, punto 13.2, del Regolamento UE 745/2017 che disciplina i dispositivi medici. Il sistema di tracciabilità individuale degli equidi DPA attraverso microchip e passaporto garantisce proprio questa conformità normativa.

I tessuti prelevati vengono trasportati in condizioni controllate verso gli stabilimenti di produzione di dispositivi medici, sottoposti a processi di lavorazione brevettati che garantiscono la rimozione di ogni componente cellulare e proteica potenzialmente immunogena, mantenendo intatta la struttura tridimensionale del tessuto. Il processo di pulizia enzimatica dell'osso equino, coperto da brevetto europeo, consente di ottenere una matrice ossea pura, biocompatibile, osteoinduttiva e osteoconduttiva, in grado di fungere da scaffold per la rigenerazione del tessuto osseo del paziente.

I pericardi equini vengono trasformati in membrane biologiche riassorbibili utilizzate in neurochirurgia per la ricostruzione della dura madre e in chirurgia maxillo-facciale. Il pericardio equino presenta "elevata purezza e organizzazione del collagene, resistenza meccanica superiore rispetto ad altre matrici animali, ottima biocompatibilità, ridotto rischio di reazioni immunologiche, facilità di lavorazione e sterilizzazione".

Tutto questo è possibile solo perché esiste una filiera della macellazione degli equidi DPA conforme ai più elevati standard europei. Eliminate la macellazione, e non avrete più accesso legale a questi tessuti. Perché un equino NON DPA, destinato alla compagnia o allo sport, non può essere utilizzato per scopi medici: il suo passaporto lo vieta espressamente, e le normative europee sui dispositivi medici impongono una tracciabilità completa della provenienza dei tessuti biologici.

2.6. Assenza di alternative equivalenti: un fatto tecnico-scientifico.

Come documentato dai fabbricanti di dispositivi medici che operano nel settore da oltre trent'anni, "attualmente non esistono alternative che possano sostituire completamente" i tessuti equini "mantenendo lo stesso equilibrio tra biocompatibilità, resistenza meccanica, comportamento biologico e sicurezza clinica".

Le alternative disponibili presentano limiti significativi:

  • Materiali sintetici: scarsa integrazione biologica, rischio aumentato di infezioni

  • Collagene bovino/porcino: differente struttura molecolare, possibili limitazioni immunologiche, barriere religiose/culturali in molti mercati internazionali

  • Materiali autologhi (prelevati dal paziente stesso): disponibilità limitata, maggiore invasività chirurgica, necessità di un secondo sito chirurgico con relativi rischi e complicanze

Il tessuto equino rappresenta quindi una risorsa strategica non completamente sostituibile, che garantisce alle aziende italiane un vantaggio competitivo riconosciuto a livello mondiale.

III. I PROFILI DI ILLEGITTIMITÀ COSTITUZIONALE ED EUROPEA DEL DIVIETO.

3.1. Violazione dell'articolo 41 della Costituzione: la libertà di iniziativa economica.

L'articolo 41 della Costituzione italiana stabilisce che "l'iniziativa economica privata è libera" e può essere limitata solo quando "si svolge in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla salute, all'ambiente, alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana".

La Corte Costituzionale ha più volte ribadito che le limitazioni alla libertà di iniziativa economica devono rispettare una duplice condizione: sotto l'aspetto sostanziale, corrispondenza all'utilità sociale; sotto l'aspetto formale, riserva di legge con determinazione di criteri e direttive idonei a contenere in un ambito ben delineato l'esercizio dell'attività normativa. Come affermato dalla giurisprudenza costituzionale consolidata, "eventuali restrizioni e limitazioni alla libera iniziativa economica debbano trovare puntuale giustificazione in interessi di rango costituzionale".

Nel caso della macellazione degli equidi, non vi sono profili di danno alla salute umana (la carne equina è perfettamente idonea al consumo alimentare, sottoposta agli stessi obblighi di tracciabilità di tutti gli alimenti dal 2002, controllata in tutte le fasi), non vi sono ragioni di tutela ambientale, non vi sono esigenze di conservazione della specie. Il divieto si fonda esclusivamente su considerazioni di natura etico-ideologica, che non possono giustificare la compressione di una libertà costituzionalmente garantita.

Ma c'è di più. Il divieto comprometterebbe irreversibilmente anche la filiera dei dispositivi medici, con un danno alla salute pubblica di dimensioni incalcolabili: centomila pazienti all'anno nel mondo che oggi beneficiano di innesti di qualità superiore si troverebbero privati di questa opzione terapeutica, costretti a ripiegare su alternative meno performanti o più rischiose.

3.2. Violazione del principio di ragionevolezza e proporzionalità.

Le proposte di legge violano il principio di ragionevolezza, corollario del principio di uguaglianza di cui all'art. 3 Cost., introducendo una discriminazione arbitraria tra specie animali priva di giustificazione oggettiva. Non vi è alcuna ragione scientifica, sanitaria o giuridica per trattare gli equidi diversamente da bovini, suini o ovini. Tutti sono animali senzienti, tutti meritano tutela del benessere durante l'allevamento, il trasporto e la macellazione, ma nessuno di essi può essere sottratto alla produzione alimentare per mere ragioni ideologiche.

Il principio di proporzionalità, costantemente affermato dalla giurisprudenza costituzionale, impone che le misure legislative siano idonee, necessarie e proporzionate rispetto al fine perseguito. Nel caso di specie, il divieto di macellazione non è idoneo a migliorare il benessere degli equidi (che continueranno ad essere allevati per altri scopi), non è necessario (esistendo già normativa completa sul benessere animale e sulla tracciabilità alimentare), e risulta sproporzionato rispetto a qualsiasi legittimo obiettivo di tutela.

3.3. Contrasto con il diritto dell'Unione Europea: libera circolazione delle merci.

Sul piano europeo, il divieto assoluto di macellazione e commercializzazione delle carni equine costituisce una misura di effetto equivalente a restrizioni quantitative che ostacola gli scambi intracomunitari, in violazione degli artt. 34-36 del Trattato sul Funzionamento dell'Unione Europea.

Come chiarito dalla giurisprudenza consolidata della Corte di Giustizia UE, il divieto delle misure di effetto equivalente riguarda qualsiasi normativa commerciale degli Stati membri che possa ostacolare direttamente o indirettamente, in atto o in potenza, il commercio intra-UE. Un divieto nazionale di macellazione costituisce esattamente questo tipo di ostacolo.

L'art. 36 TFUE consente deroghe al divieto solo quando giustificate da motivi di tutela della salute e della vita delle persone e degli animali, ma come affermato dalla giurisprudenza europea, quando esiste una misura alternativa che può conseguire l'obiettivo di tutela in modo altrettanto efficace pur essendo meno restrittiva della libera circolazione delle merci, la misura più restrittiva non può essere considerata proporzionata. Le proposte non forniscono alcuna dimostrazione scientifica che la macellazione degli equidi costituisca un rischio superiore a quello di altre specie.

Inoltre, l'art. 13 TFUE riconosce gli animali come "esseri senzienti" ma impone di tenere conto delle esigenze in materia di benessere animale "nel rispetto delle tradizioni culturali e il patrimonio regionale". Il consumo di carne equina rientra pienamente nelle tradizioni culturali di numerose regioni italiane, riconosciute dall'UNESCO.

IV. LE CONSEGUENZE DEVASTANTI DEL DIVIETO: UNA TRIPLA CATASTROFE

4.1. Impatto sulla filiera alimentare: numeri alla mano.

Secondo i dati della Banca Dati Nazionale dell'Anagrafe Zootecnica, al 31 dicembre 2025 risultavano registrati 328.401 capi equini, di cui 90.252 con orientamento produttivo "carne", distribuiti in circa 39.097 allevamenti. Parliamo di decine di migliaia di posti di lavoro lungo tutta la filiera: allevatori, commercianti di bestiame, trasportatori, macellatori industriali e artigianali, macellai, ristoratori, produttori di salumi e preparazioni.

Un divieto assoluto determinerebbe:

  • Chiusura immediata di tutti gli allevamenti destinati alla produzione alimentare

  • Perdita di valore patrimoniale di oltre 90.000 capi (che da un giorno all'altro non avrebbero più alcun valore economico)

  • Chiusura dei macelli specializzati e perdita dell'intera occupazione correlata

  • Scomparsa delle macellerie equine e delle specialità gastronomiche tradizionali

  • Cancellazione del patrimonio gastronomico riconosciuto dall'UNESCO

E tutto questo con quali risorse di compensazione" Le proposte di legge prevedono fondi per la riconversione che variano da 3 a 6 milioni di euro per tre anni. Con oltre 90.000 capi e un costo medio annuo di mantenimento di un equino stimato in 2.000-3.000 euro, le risorse previste appaiono manifestamente inadeguate: insufficienti di almeno cento volte.

4.2. Impatto sulla filiera medica: la perdita di un'eccellenza mondiale.

Ma l'impatto più devastante, e più silenzioso, sarebbe quello sulla filiera dei dispositivi medici. Eliminate la possibilità di macellare equidi DPA, e non avrete più accesso legale ai tessuti necessari per produrre:

  • Blocchi ossei per ricostruzioni di deficit ossei importanti in ortopedia

  • Granulati ossei per rigenerazione ossea in odontoiatria e implantologia

  • Membrane pericardiche per neurochirurgia e chirurgia maxillo-facciale

  • Matrici di collagene per sostituti durali e trattamento delle ulcere croniche

  • Innesti tendinei per chirurgia ortopedica ricostruttiva

  • Paste ossee di seconda generazione per il trattamento di pseudoartrosi

Le aziende italiane che hanno investito trent'anni di ricerca, sviluppo e validazione clinica per affermarsi come leader mondiali in questo settore si troverebbero costrette a:

  • Cessare la produzione di dispositivi di origine equina

  • Perdere quota di mercato a favore di concorrenti esteri (che continueranno a produrre questi dispositivi importando tessuti da Paesi terzi)

  • Licenziare personale specializzato (ricercatori, tecnici di produzione, quality manager, personale clinico)

  • Abbandonare brevetti industriali sviluppati in decenni di ricerca e investimenti

  • Interrompere collaborazioni cliniche con ospedali e università di tutto il mondo

Come evidenziato dai fabbricanti, un eventuale divieto della macellazione equina avrebbe "conseguenze dirette e significative su: disponibilità di dispositivi medici essenziali, qualità delle cure, sostenibilità del sistema sanitario". Non da ultimo, si sottolineano "gli importanti investimenti in campo di ricerca e sviluppo nonché in campo certificativo, che hanno permesso a queste aziende di poter fabbricare e immettere sul mercato dispositivi derivati da pericardio equino" conformi al rigoroso Regolamento UE 745/2017 (MDR).

E i pazienti" I pazienti che oggi beneficiano di questi innesti dovrebbero ripiegare su alternative meno performanti: osso bovino deproteinizzato (con capacità osteoconduttive inferiori), materiali sintetici (con tempi di integrazione più lunghi e rischio aumentato di complicanze), innesti autologhi prelevati dal paziente stesso (con i rischi e le complicanze del secondo sito chirurgico, con maggiori costi sanitari, con tempi operatori più lunghi).

4.3. Impatto sul sistema sanitario nazionale e sulla salute pubblica.

Un eventuale divieto comporterebbe:

Minore disponibilità di dispositivi salvavita o migliorativi: i dispositivi di origine equina rappresentano in molte applicazioni cliniche il gold standard o comunque l'opzione terapeutica preferenziale. La loro indisponibilità costringerebbe i chirurghi a utilizzare alternative subottimali.

Peggioramento degli esiti clinici: le evidenze scientifiche pubblicate dimostrano che i tessuti equini offrono prestazioni superiori in termini di integrazione, rigenerazione tissutale, assenza di reazioni avverse. Privare i pazienti di queste opzioni significa accettare esiti clinici peggiori.

Aumento dei costi sanitari complessivi: l'utilizzo di alternative meno performanti può comportare tempi di guarigione più lunghi, maggiore incidenza di complicanze, necessità di reinterventi, prolungamento dei ricoveri. Tutti fattori che aumentano i costi per il sistema sanitario nazionale.

Arresto di progetti in sviluppo: numerosi progetti di ricerca e innovazione nel campo della medicina rigenerativa si fondano sui tessuti equini. Il divieto bloccherebbe questi progetti, con perdita di competitività della ricerca italiana e delocalizzazione degli investimenti verso Paesi con normative meno restrittive.

4.4. La lezione greca: quando il divieto crea più problemi di quanti ne risolva.

Un caso emblematico che dovrebbe far riflettere il legislatore italiano è quello della Grecia, che nel 2020 ha introdotto un divieto analogo. A distanza di pochi anni, il Paese ellenico si trova ad affrontare conseguenze impreviste e drammatiche: esplosione del fenomeno dell'abbandono e del randagismo equino, con migliaia di animali lasciati allo stato brado, privi di cure veterinarie, che vagano per le campagne creando problemi di sicurezza stradale, degrado ambientale e sofferenza animale.

Il paradosso è evidente: una legge nata per tutelare il benessere degli equidi ha prodotto l'effetto opposto. Gli allevatori, privati della possibilità di valorizzare economicamente i propri animali e impossibilitati a sostenere i costi di mantenimento a vita di decine o centinaia di capi, hanno scelto la via dell'abbandono. Le associazioni animaliste, che avevano promosso il divieto, si sono trovate sommerse da richieste di affidamento che non sono in grado di gestire.

V. UNA SOLUZIONE EQUILIBRATA È POSSIBILE E NECESSARIA.

Come giurista che ha dedicato la propria vita al diritto costituzionale e alla difesa delle libertà fondamentali, ma anche come cittadino consapevole del valore della ricerca medica e dell'innovazione scientifica, ritengo che una soluzione equilibrata sia possibile e doverosa. Non serve vietare per legge ciò che è già regolamentato, tracciato e controllato. Serve invece:

1. Rafforzare i controlli sul benessere animale durante tutte le fasi della filiera: allevamento, trasporto, macellazione, come già previsto dal Regolamento CE 1099/2009 e dalle recenti modifiche al codice penale che hanno inasprito le sanzioni per i reati contro gli animali.

2. Garantire la piena applicazione degli obblighi di tracciabilità previsti dal Regolamento CE 178/2002 per tutti gli alimenti, carne equina inclusa. Ogni operatore del settore alimentare deve dimostrare alle autorità competenti, attraverso le procedure di autocontrollo, come adempie agli obblighi di rintracciabilità in tutte le fasi della filiera. Chi è inadempiente va sanzionato, non l'intera filiera.

3. Valorizzare la distinzione DPA/NON DPA, informando i proprietari che possono scegliere liberamente di destinare i propri animali alla produzione alimentare o di escluderli registrandoli come NON DPA. Il sistema attuale già consente questa libertà di scelta.

4. Tutelare le eccellenze italiane, riconoscendo il valore strategico della filiera dei dispositivi medici di origine equina per il sistema sanitario nazionale e internazionale, per l'economia italiana, per la salute dei pazienti. Questa filiera rappresenta un'eccellenza mondiale che non può essere sacrificata sull'altare di visioni ideologiche.

5. Promuovere l'educazione dei consumatori, fornendo informazioni corrette sulle caratteristiche nutrizionali della carne equina, sulle tradizioni gastronomiche regionali, sul sistema di controlli e garanzie previsto dalla normativa europea, sull'utilizzo virtuoso dei sottoprodotti in campo medico.

6. Rispettare il quadro costituzionale ed europeo, evitando di introdurre divieti che violano la libertà di iniziativa economica garantita dall'articolo 41 Cost., la libera circolazione delle merci prevista dagli artt. 34-36 TFUE, gli obblighi di tracciabilità alimentare previsti dal Regolamento CE 178/2002, le norme sui dispositivi medici contenenti materiali di origine biologica previste dal Regolamento UE 745/2017.

7. Imparare dall'esperienza greca, evitando di ripetere gli errori di un divieto che ha prodotto abbandono, randagismo e sofferenza animale invece di tutelare il benessere degli equidi.

VI. CONCLUSIONI: QUANDO IL DIVIETO IDEOLOGICO DISTRUGGE VALORE REALE.

Questa battaglia non è una questione di retroguardia culturale contro il progresso della sensibilità animalista. È una questione di rispetto della Costituzione, del diritto europeo, della libertà di scelta, delle tradizioni culturali riconosciute dall'UNESCO, dell'eccellenza scientifica e industriale italiana, della salute pubblica.

È una questione di razionalità contro emotività, di diritto contro ideologia, di proporzionalità contro divieti assoluti, di evidenze scientifiche contro slogan.

La carne equina è un alimento sicuro, sottoposto agli stessi obblighi di tracciabilità di tutti gli alimenti dal Regolamento CE 178/2002, con proprietà nutrizionali eccellenti, parte del patrimonio gastronomico italiano riconosciuto dall'UNESCO. I tessuti equini sono materia prima insostituibile per dispositivi medici che salvano vite umane in tutto il mondo, prodotti da aziende italiane che rappresentano un'eccellenza riconosciuta a livello internazionale, conformi alle stringenti norme europee sui dispositivi medici contenenti materiali di origine biologica.

Vietare la macellazione degli equidi significa:

  • Distruggere 39.097 allevamenti e decine di migliaia di posti di lavoro nella filiera alimentare

  • Cancellare tradizioni gastronomiche secolari riconosciute dall'UNESCO

  • Azzerare il valore di oltre 90.000 capi allevati in buona fede

  • Compromettere irreversibilmente la produzione di dispositivi medici salvavita certificati secondo le norme più rigorose al mondo

  • Perdere un'eccellenza industriale italiana che esporta in settanta Paesi dispositivi medici di altissima qualità

  • Privare centomila pazienti all'anno nel mondo di innesti di qualità superiore con evidenze cliniche consolidate

  • Danneggiare la salute pubblica, costringendo medici e pazienti a ripiegare su alternative meno performanti

  • Bloccare decenni di ricerca e innovazione nel campo della medicina rigenerativa

E tutto questo in nome di una visione etica che, per quanto rispettabile, non è universalmente condivisa e non può giustificare la compressione di libertà costituzionalmente garantite, la violazione del diritto europeo, il danno alla salute pubblica.

Come evidenziato dai produttori di dispositivi medici, "eventuali limitazioni o divieti alla macellazione degli equini possono generare un impatto negativo non solo sull'industria alimentare, ma anche - e in misura significativa - sul settore biomedicale e, conseguentemente, sulla sanità pubblica". Si raccomanda pertanto "che eventuali misure restrittive prevedano deroghe per uso biomedicale e garantiscano la continuità della filiera sanitaria" e "il coinvolgimento di stakeholder scientifici e clinici nel processo decisionale".

VII. LA RESPONSABILITÀ DEL LEGISLATORE: SCEGLIERE TRA IDEOLOGIA E RAZIONALITÀ.

Il Parlamento ha una grande responsabilità. Può scegliere la strada del divieto ideologico, con tutti i rischi giuridici, economici, sanitari e sociali che comporta. Oppure può scegliere la strada del miglioramento, del rafforzamento dei controlli, della valorizzazione delle buone pratiche, del rispetto delle tradizioni e delle eccellenze.

Io, come professionista che ha dedicato oltre vent'anni al diritto costituzionale e alla difesa delle libertà fondamentali, auspico che prevalga la seconda strada. Perché è la strada della ragionevolezza, della proporzionalità, del rispetto della Costituzione e del diritto europeo. È la strada che tutela insieme gli animali (attraverso controlli rigorosi sul benessere, non attraverso divieti che producono abbandono e randagismo), le persone (garantendo libertà di scelta alimentare e accesso alle migliori cure mediche), le tradizioni (riconosciute dall'UNESCO come patrimonio culturale), l'economia (preservando filiere produttive che garantiscono occupazione e reddito), la salute (preservando l'accesso a dispositivi medici di eccellenza per centomila pazienti all'anno) e la libertà (rispettando le scelte individuali nel rispetto delle leggi).

È la strada del buon senso.

La strada che non cancella secoli di storia per inseguire mode passeggere. La strada che non distrugge eccellenze mondiali per compiacere lobby ideologiche. La strada che rispetta la libertà di scelta di ogni cittadino, purché esercitata nel rispetto delle leggi, della tracciabilità obbligatoria prevista dal Regolamento CE 178/2002 e del benessere animale garantito dal Regolamento CE 1099/2009.

La strada che riconosce il valore insostituibile dei tessuti equini per la medicina moderna, come documentato da decenni di ricerca scientifica, migliaia di pubblicazioni internazionali, oltre due milioni di innesti eseguiti con successo. La strada che tutela un patrimonio industriale italiano costruito con trent'anni di investimenti in ricerca, sviluppo, certificazione, validazione clinica.

È questa la battaglia che la Filiera Equina Italiana sta combattendo. Non una battaglia di retroguardia, ma una battaglia di civiltà giuridica. Una battaglia per affermare il primato del diritto sulla ideologia, della scienza sull'emotività, della proporzionalità sui divieti assoluti.

E la vinceremo, perché il diritto è dalla nostra parte. Perché la Costituzione è dalla nostra parte. Perché il diritto europeo è dalla nostra parte. Perché la scienza è dalla nostra parte. Perché i pazienti che beneficiano di questi dispositivi medici sono dalla nostra parte. Perché migliaia di operatori onesti che lavorano nel rispetto delle leggi sono dalla nostra parte.

VIII. UN APPELLO FINALE: DALLA PARTE DELLA RAGIONE.

Mi rivolgo ai parlamentari che dovranno votare su queste proposte di legge: fermatevi a riflettere.

Non limitatevi ad ascoltare gli slogan delle campagne animaliste. Ascoltate anche la voce di chi lavora nella filiera. Ascoltate gli allevatori che hanno investito una vita negli animali e che li trattano con rispetto. Ascoltate i macellatori che applicano protocolli rigorosissimi di benessere animale. Ascoltate i macellai e i ristoratori che portano avanti tradizioni secolari. Ascoltate i ricercatori che hanno dedicato decenni allo sviluppo di dispositivi medici salvavita. Ascoltate i chirurghi che ogni giorno utilizzano questi dispositivi per restituire salute e dignità ai pazienti.

Mi rivolgo alle associazioni animaliste: il benessere animale si tutela con i controlli, non con i divieti. La lezione greca lo dimostra in modo inequivocabile. Il divieto produce abbandono, randagismo, sofferenza. Il rafforzamento dei controlli produce benessere reale. Collaborate con noi per migliorare gli standard, non per distruggere una filiera.

Mi rivolgo ai cittadini: difendete la vostra libertà di scelta. Oggi vogliono vietarvi di mangiare carne di cavallo. Domani potrebbero vietarvi la carne bovina, quella suina, quella ovina. Dove si ferma questa deriva" Chi decide cosa potete mangiare e cosa no" In una democrazia liberale, le scelte alimentari sono libere, purché esercitate nel rispetto delle leggi e della tracciabilità obbligatoria.

Mi rivolgo ai medici e ai pazienti: difendete l'accesso alle migliori cure. I dispositivi medici di origine equina rappresentano in molti casi il gold standard terapeutico. Privare il sistema sanitario di queste opzioni significa accettare esiti clinici peggiori, maggiori complicanze, maggiori costi. È questo che vogliamo"

Mi rivolgo agli imprenditori del settore biomedicale: fate sentire la vostra voce. Non potete restare in silenzio mentre si discute una legge che distruggerebbe il frutto di trent'anni di lavoro, ricerca, investimenti. Documentate con dati oggettivi l'impatto devastante che il divieto avrebbe sulla vostra attività, sui vostri dipendenti, sui pazienti che servite.

Mi rivolgo alle Regioni: fate valere le vostre competenze. La materia dell'alimentazione e dell'agricoltura rientra nella competenza concorrente Stato-Regioni. Un divieto imposto dall'alto senza coinvolgere le Regioni, senza considerare le specificità territoriali, le tradizioni locali, l'impatto economico sui territori, costituisce una violazione del riparto costituzionale delle competenze.

Mi rivolgo all'Unione Europea: vigilate sul rispetto del diritto comunitario. Un divieto nazionale di macellazione degli equidi violerebbe gli artt. 34-36 TFUE sulla libera circolazione delle merci, l'art. 13 TFUE sul rispetto delle tradizioni culturali, il Regolamento CE 178/2002 sulla tracciabilità degli alimenti, il Regolamento UE 2015/262 sull'identificazione degli equidi DPA/non DPA, il Regolamento UE 745/2017 sui dispositivi medici. La Commissione Europea ha il dovere di aprire una procedura di infrazione.


Note sull'Autore

L'Avv. Erik Stefano Carlo Bodda è Cassazionista iscritto all'Albo degli Avvocati del Foro di Torino, già iscritto nei Fori di Madrid e Parigi. Ha conseguito il diploma presso la Scuola di Specializzazione per le Professioni Legali della LUISS e ha operato in Europa, Africa, America Latina e Medio Oriente. È fondatore dello Studio Legale Bodda & Partners con sedi in Italia e all'estero. Dal 2026 è Responsabile Legale della Filiera Equina Italiana.

Disclaimer.

Il presente articolo costituisce espressione del pensiero giuridico dell'Autore, basato sulle fonti normative e giurisprudenziali citate, sulla documentazione tecnica fornita dagli operatori del settore, sulla letteratura scientifica internazionale. Non rappresenta consulenza legale specifica per singoli casi. Per approfondimenti sui profili di illegittimità costituzionale delle proposte di legge, per assistenza legale agli operatori della filiera alimentare o biomedicale, per consulenza sugli obblighi di tracciabilità previsti dal Regolamento CE 178/2002, si prega di contattare direttamente lo Studio.


Fonti normative principali citate:

  • Costituzione italiana, artt. 3, 9, 41, 117

  • Trattato sul Funzionamento dell'Unione Europea, artt. 13, 34-36

  • Regolamento CE 178/2002 - Tracciabilità degli alimenti

  • Regolamento CE 1099/2009 - Protezione animali durante abbattimento

  • Regolamento CE 1069/2009 - Sottoprodotti di origine animale

  • Regolamento UE 2015/262 - Identificazione equidi DPA/non DPA

  • Regolamento UE 745/2017 - Dispositivi medici (MDR)

  • Regolamento UE 722/2012 - Gestione rischio BSE/TSE

  • Legge 82/2025 - Inasprimento sanzioni reati contro animali

Ringraziamenti.

Si ringrazia il Presidente Vittorio Carpegna e il Consiglio Direttivo dell'Associazione Filiera Equina Italiana per la fornitura della documentazione tecnica e per il punto di vista degli operatori del settore. Si ringraziano i produttori di dispositivi medici che hanno fornito documentazione tecnica sull'utilizzo dei tessuti equini in campo biomedicale, nel rispetto della riservatezza aziendale.

© 2026 Avv. Erik Stefano Carlo Bodda - Tutti i diritti riservati.


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