Il contributo presenta la famiglia quale luogo di insegnamento della vita e alla vita, di servizio dell'uno per l'altro come è nella sua natura
Il giurista Carlo Arturo Jemolo, nel saggio "La famiglia e il diritto" (pubblicato nel 1949), scriveva che "La famiglia è un'isola che il mare del diritto può solo lambire", aforisma diventato famosissimo. Oggi la famiglia non è più un'isola bensì un arcipelago difficile da definire ma almeno la si può osservare, descrivere e cercare di preservare.

"Sono forti coloro che credono e che vogliono costruire. / Costruite la felicità degli altri. / Il domani avrà il vostro viso. / Il mondo sta diventando disumano: / siate uomini" (da "Uno scopo alla vita" del filantropo Raoul Follereau): come dovrebbe essere la famiglia, nonostante le difficoltà e soprattutto nelle difficoltà. Anche il filosofo ed economista scozzese Adam Smith, già a metà 1700, sosteneva che "La preoccupazione per la nostra felicità, attraverso il discernimento, ci porta a capire che essa passa attraverso la felicità degli altri". Questo il cuore della famiglia: costruzione della propria e della altrui felicità. "Riconosciuto che il fanciullo per il pieno ed armonioso sviluppo della sua personalità deve crescere in un ambiente familiare, in un'atmosfera di felicità, amore e comprensione" (dal Preambolo della Convenzione Internazionale sui Diritti dell'Infanzia).

"Non puoi pensare di cambiare le persone, puoi decidere di amarle, odiarle o allontanarti da esse, ma cambiarle, questo no. Cambiano perché è la vita a cambiarle, o il dolore" (cit.): così in famiglia, così la famiglia! In famiglia non si desidera che l'altro cambi ma lo si ama così com'è e, se mai, gli si forniscono gli strumenti affinché realizzi la sua metamorfosi. La famiglia è il primo luogo di costituzione e promozione della salute e "Per raggiungere uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, un individuo o un gruppo deve essere capace di identificare e realizzare le proprie aspirazioni, di soddisfare i propri bisogni, di cambiare l'ambiente circostante o di farvi fronte" (dalla Carta di Ottawa per la promozione della salute, 1986).

"Il tempo di cui disponiamo ogni giorno è elastico, le passioni che proviamo lo dilatano, quelle che ispirano lo restringono e l'abitudine lo colma" (Marcel Proust): così il tempo in famiglia, per la famiglia. Sensibilità e dedizione: ciò che spesso manca nei confronti di ogni forma di vita, nei confronti della vita stessa. Questa dovrebbe essere la cultura della persona, dell'infanzia, della famiglia. "Non avere il tempo per meditare è come non avere il tempo di guardare dove si sta andando perché si è troppo impegnati a camminare!" (il filosofo francese Antonin-Dalmace Sertillanges). Il tempo è un problema o una risorsa per la famiglia in base alle scelte che si fanno ma bisogna ricordare che "L'amore non si misura con il tempo ma con la cura e l'attenzione" (dal punto n. 1 della Carta dei diritti dei figli nella separazione dei genitori, ottobre 2018).

"Un ragazzo ha bisogno di un padre e di una madre che gli vogliano bene: questa verità, considerata come ovvia in tutti i tempi e in tutte le culture, sembra essere dimenticata da una società smarrita, che abbonda del superfluo ma manca dell'essenziale" (lo studioso gesuita Giovanni Cucci). Voler bene ad una persona non è volere la persona amata, ma volere il bene della persona amata e questo non è mai scontato: a cominciare dalla famiglia, soprattutto costruendo la famiglia. In particolare "I figli hanno il diritto di essere liberi di continuare a voler bene ad entrambi i geni­tori, hanno il diritto di manifestare il loro amore senza paura di ferire o di offende­re l'uno o l'altro. I figli hanno il diritto di conservare intatti i loro affetti, di restare uniti ai fratelli, di mantenere inalterata la relazione con i nonni, di continuare a fre­quentare i parenti di entrambi i rami genitoriali e gli amici" (punto n. 1 della Carta dei diritti dei figli nella separazione dei genitori, ottobre 2018).

"Come sostiene il sociologo Zygmunt Bauman, in questi non-luoghi diventa impossibile un incontro reale tra persone: sarà possibile solo un incrociarsi, un imbattersi tra esseri umani che non si conoscono e mai si conosceranno. Il vuoto esistenziale di questi non-luoghi è frutto dell'estremo individualismo, che rischia di impadronirsi e fagocitare la società del secondo millennio" (cit.). La famiglia d'oggi rischia di diventare un non-luogo anziché quella "società naturale" di cui all'art. 29 della Costituzione.

"Si resta giovani se si riprende in mano, ogni giorno, lo spartito inconcluso della vita, e lo si esegue creativamente" (il bioeticista Paolo Marino Cattorini). "I bambini hanno diritto [...] a condividere con la famiglia il piacere di un'esperienza artistica" (art. 9 Carta dei diritti dei bambini all'arte e alla cultura). La famiglia dovrebbe essere il luogo in cui si riprende in mano, ogni giorno, lo spartito inconcluso della vita e lo si esegue creativamente.

"Quando rivolgi lo sguardo alla tua vita, le più grandi gioie sono quelle della famiglia" (cit.). La famiglia è anche causa dei più grandi dolori, ma bisogna serbare tutte queste cose nel cuore per renderle fertilizzanti di vita (da qui anche la resilienza e l'empatia). "I figli hanno il diritto alla spensieratezza e alla leggerezza, hanno il diritto di non essere travolti dalla sofferenza degli adulti. I figli hanno il diritto di non essere trat­tati come adulti, di non diventare i confidenti o gli amici dei loro genitori, di non doverli sostenere o consolare. I figli hanno il diritto di sentirsi protetti e rassicurati, confortati e sostenuti dai loro genitori nell'affrontare i cambiamenti della separa­zione" (punto n. 2 della Carta dei diritti dei figli nella separazione dei genitori, ottobre 2018).

"Una promessa è una promessa. Dare la propria parola è impegnare la propria dignità di persona umana" (lo scrittore Bruno Ferrero): così ogni impegno in famiglia, verso la famiglia, soprattutto nei confronti dei figli. "Promettere" significa letteralmente "mandare avanti" e, quindi, è dare esempio e futuro e i figli stessi sono una "promessa". "Diritto a un futuro. Ovvero uno spazio di progetto in cui dare senso alla loro fatica di crescere, alla loro motivazione a impegnarsi, a studiare, a fare fatica. In questi ultimi anni, chi cresce si sente già da piccolo derubato del proprio futuro. E di tutti i diritti negati, forse questo è quello che fa più male a chi è nato e sta crescendo nel terzo millennio" (punto n. 10 del Decalogo per proteggere i nostri bambini elaborato dallo psicoterapeuta dell'età evolutiva Albero Pellai nel 2018).

"Mi piacciono le persone che il bisogno di mangiare, di nutrire i figli e di arrivare al mese successivo ha legato più saldamente alla vita. La sanno più lunga. Ieri, sulla piattaforma di un autobus, avevo accanto una donna senza cappello, attorniata da cinque ragazzini. Insegnava loro molte cose, e anche a me. La gente di mondo non ha mai insegnato niente" (Antoine de Saint-Exupéry in "Lettere di giovinezza all'amica inventata"). La famiglia (ed in particolare la maternità), prima ancora di una legislazione migliore e di politiche ad hoc, ha bisogno di autoeducazione. Deve riacquisire il suo ruolo di insegnamento della vita e alla vita, di servizio dell'uno per l'altro come è nella sua natura e nel suo etimo, dall'osco "faam", casa, che è diventato in latino "famul" o "famulus", servitore.

"L'onnipotenza infantile è illusoria e può essere tenuta in vita solo al prezzo del "dolore" e del sacrificio altrui. A patto che la mamma, ad esempio si imponga di non essere mai stanca per rispondere a tutte le richieste del figlio, che il papà si sacrifichi ancor di più per venire incontro alle sue esigenze, che i famigliari si adattino a subire degli aspetti più negativi del suo carattere. Solo la rinuncia a tali aspetti infantili rende il figlio capace di vivere nel mondo così com'è, senza che esso sia stato preventivamente "addomesticato", reso meno gravoso e difficile dal sacrificio materno (e di tutti gli altri). Le fatiche da lui evitate infatti, ricadono inevitabilmente su un'altra persona" (lo psicologo e psicoterapeuta Osvaldo Poli in "Cuore di papà. Il modo maschile di educare"). La maternalizzazione della figura paterna e delle altre figure vicine al bambino e altri processi interni alla famiglia stanno causando diseducazione (se non proprio anti-educazione), deresponsabilizzazione ed anche il fallimento della scuola. Ogni processo comincia e continua in famiglia, composta da "membri" (una parte di un tutto) e non da semplici "individui" o, peggio, "monadi" chiuse ed escludenti. La famiglia va aiutata e non sostituita, sostenuta, ma non protesizzata. "Convinti che la famiglia, quale nucleo fondamentale della società e quale ambiente naturale per la crescita ed il benessere di tutti i suoi membri ed in particolare dei fanciulli debba ricevere l'assistenza e la protezione necessarie per assumere pienamente le sue responsabilità all'interno della comunità" (dal Preambolo della Convenzione Internazionale sui Diritti dell'Infanzia).


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