La Cassazione nega a un avvocato il rimborso delle spese sostenute per l'attività stragiudiziale perché non sono state sostenute per il mandante
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Rimborso spese connesse all'attività stragiudiziale

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L'avvocato non ha diritto al rimborso delle spese sostenute per l'attività stragiudiziale finalizzata ad addivenire a una soluzione bonaria con il cliente. Per ottenerne il rimborso il legale avrebbe dovuto semmai avanzare domanda di risarcimento del danno emergente per i costi sostenuti proprio nella fase precontenziosa. Questa la motivazione contenuta nell'ordinanza n. 11468/2021 (sotto allegata) della Cassazione per giustificare il rigetto del ricorso del legale al termine della vicenda giudiziaria che segue.

Il Tribunale liquida a un avvocato gli onorari che si riferiscono all'attività svolta in favore di un cliente, riconoscendo allo stesso 2.100,00 in applicazione della tariffa prevista dal d.m n.140/2012, sottratti gli acconti già corrisposti, condannando quindi il cliente al pagamento della differenza. Il Tribunale ha però nega al legale il compenso per l'attività stragiudiziale finalizzata ad addivenire a una soluzione bonaria della controversia con il cliente in relazione al proprio compenso.

Valori medi errati e rigetto ingiustificato del rimborso spese

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Il legale impugna la decisione innanzi alla Corte di Cassazione censurando in un unico motivo i seguenti tre punti:

  • con il primo fa presente che il valore medio del compenso dovuto in base alla tariffa del 2012 non è di 2.100,00 euro ma di 4.835,00;ù
  • con il secondo lamenta il mancato riconoscimento delle spese stragiudiziali sostenute prima d'intraprendere la lite con il cliente;
  • con il terzo infine si duole del fatto che la liquidazione è stata effettuata senza tenere conto del valore della controversia di 7.094.47 euro.

Spese stragiudiziali, natura di danno emergente

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La Corte di Cassazione nel vagliare attentamente le doglianze del difensore ricorrente rigetta il ricorso motivando la sua decisione nel seguente modo.

Il primo motivo è infondato stante la correttezza dei valori medi di riferimento che il giudice ha applicato per la determinazione del compenso. I valori medi indicati dal ricorrente fanno riferimento erroneamente alle tariffe del 2014, inapplicabili alla vicenda de quo, visto che la causa si è conclusa con sentenza del 15 luglio 2013.

Infondata anche la seconda censura in quanto le SU hanno sancito che: "il rimborso delle spese di assistenza stragiudiziale ha natura di danno emergente, consistente nel costo sostenuto per l'attività svolta da un legale in detta fase precontenziosa (...)" le stesse quindi devono "formare oggetto della domanda di risarcimento del danno emergente nei confronti dell'altra parte con le preclusioni processuali ordinarie nei confronti delle nuove domande."

Inammissibile invece la terza censura perché la liquidazione delle spese giudiziali deve avvenire non in base alla somma indicata nella domanda bensì a quella riconosciuta in sentenza. Inoltre, chi vuole impugnare la liquidazione degli onorari, deve specificare analiticamente le voci e gli importi ritenuti errati e indicare il valore della controversia rilevante ai fini dello scaglione applicabile. Regole che il ricorrente non ha rispettato.

Scarica pdf Cassazione n.11468/2020
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Foto: 123rf.com
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