Le sempre maggiori applicazioni degli NFT aprono le strade a nuove forme di commercio via blockchain, come avvenuto per la tennista russa che ha messo in vendita una parte del proprio corpo
Non fungible token

Non-Fungible Token: di cosa si tratta

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Il tema è di quelli che stanno facendo e faranno discutere sempre più, complici anche le molteplici implicazioni che potranno avere nel corso degli anni: si tratta dei NFT, ovvero "Non-Fungible Token", la cui popolarità è letteralmente esplosa, trattandosi di risorse uniche nel proprio genere strettamente legate al mondo digitale e alle "blockchain".

In breve, il "token" in tale ambito si pone come un "gettone digitale" che racchiude al suo interno un insieme di informazioni, poi registrate all'interno di una blockchain, che possono conferire un diritto a un determinato soggetto. In pratica, i token digitalizzano un qualcosa, registrandone le fondamentali caratteristiche e, sotto la supervisione e la gestione attuata dalla Blockchain, possono realizzarsi scambi e trasferimenti di token in maniera sicura e senza intermediari.

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Fungibilità e non fungibilità

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Non sorprende che l'ambito di maggior utilizzo dei token sia stato quello legato alle criptovalute che rientrano nella categoria dei token fungibili. Come noto, il concetto di "fungibilità", ovvero di intercambiabilità, è legato alla possibilità di sostituire un bene con qualcosa di identico, sia per qualità che per quantità, come avviene con il denaro (purché integra e autentica, una banconota è perfettamente sostituibile con un'altra di analogo valore).

L'infungibilità, invece, si ha qualora non sia possibile sostituire un bene con un altro uguale o equivalente, stante l'intrinseca individualità del bene stesso, come avviene ad esempio per le opere d'arte originali, che di certo sono cosa ben diversa dalle loro "copie".

I Token non fungibili, dunque, presentano caratteristiche tali da renderli del tutto unici, come ad esempio un particolare codice identificativo, e per questo vengono spesso utilizzati per la gestione dell'identità digitale e ultimamente anche come certificati di autenticità digitale relativi a risorse non solo virtuali, ma anche fisiche, che possono essere acquistate e vendute sulla blockchain quale database digitale.

La diffusione degli NFT

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In pratica, i NFT sono dei gettoni unici e non interscambiabili, file crittografati contenenti un blocco di dati registrati sulla blockchain e che descrivono in maniera assai accurata il "bene" legato al token, con la conseguenza che è possibile anche identificarne con precisione il proprietario, il quale potrà affermare diritti sul bene e anche scegliere di scambiarlo.

Di tutte queste informazioni, procedure e futuri acquisti si terrà facilmente traccia con l'ausilio della blockchain che consente di monitorare i passaggi di proprietà e di retribuire l'autore originale anche in futuro. Questa modalità applicativa è facilmente sfruttabile in diversi settori e attività, molti dei ancora inesplorati, e non sorprende che, per merito delle sue caratteristiche "certificative" ben controllate e difficilmente manomissibili, gli NFT siano stati utilizzati nel campo dell'arte, anche (e soprattutto) per quanto riguarda i contenuti digitali e gli oggetti collezionabili.

I contenuti "tokenizzabili", infatti, sono davvero i più disparati: non solo opere d'arte, ma anche video, musica, gif e addirittura i meme. Per fare un esempio pratico, di recente la casa d'aste Christie's ha venduto la prima opera d'arte "NFT", rappresentata da un collage di immagini dell'artista digitale Beeple, per la straordinaria cifra di 69,3 milioni di dollari con cui si è ottenuto il codice di accesso alla blockchain che certifica l'unicità dell'opera, non riproducibile da terzi. Un altro caso eccezionale è la vendita del file contenente il primo tweet di Jack Dorsey, il fondatore di Twitter, costata ben due milioni e 915 mila dollari.

Si stimano in quasi 500 milioni di dollari, invece, le vendite effettuate grazie al sito NBA Top Shot che ha gestito la compravendita di video di partite di basket, consentendo agli appassionati di acquistare dei "moment", frammenti di video delle partite, proprio grazie ai NFT in quanto erogati tramite la tecnologia Blockchain e utilizzabili a piacimento (anche commercializzandoli). Gli utenti non hanno acquistato i diritti d'autore, ma sono entrati in possesso dell'unica copia digitale del "momento saliente" del proprio beniamino, come avvenuto per la clip legata a un canestro memorabile di LeBron James venduta a 208mila dollari.

Nonostante si tratti di beni disponibili gratuitamente su internet, grazie ai NFT il possesso degli stessi è certificato e salvaguardato, come se vi fosse una sorta di certificato di autenticità, consentendo ai proprietari di rivendicarne i diritti e scambiare sul mercato il proprio beni autenticato, mentre all'autore, potrà essere riconosciuta una remunerazione a ogni vendita successiva dell'opera.

NFT e parti del corpo "in vendita": il caso della tennista croata

Su questo fenomeno dalle implicazioni culturali, ma anche "contrattuali", si è scatenato un fervente dibattito e, tra dubbi e speculazioni, non sono mancate anche mosse di marketing particolarmente dirompenti, come quella attuata dalla tennista ucraina, dal passaporto croato, Oleksandra Oliynykova, posizione 649 del ranking WTA, che ha messo in vendita sotto forma di NFT, sulla piattaforma Open Sea (specializzata nella vendita di crypto collectibles e NFT) un diritto esclusivo e a vita su una porzione della propria pelle a scopi pubblicitari.

Si tratta, precisamente, di una porzione "strategica" di epidermide tra gomito e spalla destra, con dimensioni pari a 15x8 centimetri, sulla quale l'acquirente potrà piazzare la propria opera o messaggio, sotto forma di tatuaggio o body art, così come lasciarla vuota o decidere un giorno di venderla a prezzo maggiorato, ad esempio qualora la giovane professionista gareggi a Wimbledon o Roland Garros.

Insomma, una sorta di spazio pubblicitario vivente, un investimento potenzialmente remunerativo, vista la carriera della giovane di appena vent'anni che potrebbe essere anche tutta in salita (oppure no, rischi dell'azzardo): l'acquirente si ritroverebbe a poter apporre sulla pelle della tennista un logo o un messaggio che finirebbe così in mostra durante le maggiori competizioni. Un'opportunità unica visto che la croata ha chiarito "l'esclusiva", ovvero di non voler offrire altre parti del corpo come NFT.

Non mancano precisazioni importanti per i futuri acquirenti ovvero: nessun estremismo, niente contenuti legati a scommesse o al gioco d'azzardo, mentre i costi degli interventi sono completamente a di chi ha comprato lo spazio. Al momento, come da lei dichiarato, questo sembrerebbe essere il primo NFT offerto in questo modo da un'atleta professionista e questo apre a diversi interessanti scenari che coinvolgono direttamene gli atleti in prima persona, nonché collezionisti, investitori e marchi.

Quali risvolti legali?

La pratica attuata dalla tennista per finanziare la sua attività di atleta, fa sorgere non pochi interrogativi quanto alla sua legalità. Partiamo dal fatto che oggetto del NFT è una parte del corpo: nel nostro ordinamento, il codice civile (art. 5) vieta gli atti di disposizione del proprio corpo qualora cagionino una diminuzione permanente della integrità fisica, o quando siano altrimenti contrari alla legge all'ordine pubblico o al buon costume.

Il rimando è anche all'art. 32 della Costituzione che tutela il diritto della salute come diritto fondamentale e non rinunciabile della persona. Tuttavia, nel caso della tennista croata non vi sarebbe né una diminuzione permanente dell'integrità fisica, né un pericolo per la sua salute: la professionista non ha venduto letteralmente un pezzo di sé, in quanto la pelle rimarrà sempre lì dov'è, senza alcuna asportazione, ma solo il diritto di utilizzare quello "spazio".

Nonostante il rapporto che intercorre tra le parti (venditore e acquirente del NFT) non sia facile da qualificare a livello legale, le caratteristiche della vicenda fanno subito pensare ai contratti "sponsorizzazione", quelli con cui un soggetto mette a disposizione l'uso della propria immagine o del proprio nome per promuovere, dietro corrispettivo, un prodotto o un marchio.

Quello della sponsorizzazione è uno schema contrattuale per lo più atipico, ovvero non disciplinato specificamente da una legge: sfruttando questa sua flessibilità ben si potrebbero ipotizzare che, per favorire lo scopo di promozione dei brand, all'interno del contratto si prevedano prestazioni accessorie come quella di mettere a disposizione anche porzione di epidermide.

Tuttavia, nell'ambito dello sport non mancano regole puntuali per quanto riguarda gli sponsor, che spesso pongono dei freni alle sponsorizzazioni dei singoli atleti nelle diverse competizioni. Limiti che in molti hanno tentato di scavalcare: anni fa, ad esempio, è stato il turno di Nick Symmonds, campione statunitense degli 800 metri, che mise all'asta una parte del suo corpo offrendola agli sponsor per cercare di aggirare quanto previsto all'epoca dalla IAAF sul numero di sponsor che si potevano presentare sulla divisa in gara. E in quel caso si trattava proprio di un pezzo di pelle da occupare con un tatuaggio da portare in giro e mostrare ovunque.

Nel 2017 in Italia, per aggirare la decisione della Lega Volley sui limiti posti all'utilizzo degli accessori degli atleti che sponsorizzavano alcune società, invece di utilizzare un "manicotto", Ivan Zaytsev si tatuò direttamente (e in modo non permanente), lo sponsor sul braccio. Un gesto che fece particolare scalpore e fece tornare a discutere sulla possibilità di utilizzare il corpo degli atleti a scopi pubblicitari.

Una delle motivazioni addotte da Symmonds per giustificare il suo gesto, a cui sembra fare eco anche la stessa Oliynykova, riguarda la possibilità che gli atleti possano gestirsi, aprendo agli sponsor individuali (e in qualche modo eludendo i contratti collettivi).

Molti giovani, infatti, faticano a crescere nelle loro attività proprio per carenza di sponsor e, certamente, nel caso della tennista croata, l'operazione ha un duplice effetto: da un lato, ci si chiede cosa effettivamente potranno fare gli acquirenti, vista la durata "a vita", per far rispettare in futuro i patti originariamente stabiliti dalla sportiva, e cosa accadrebbe qualora la stessa si rifiutasse di "ottemperare" alla propria obbligazione, se così è possibile chiamarla; dall'altro, la sua scelta apre nuove ipotetiche strade alle potenzialità applicative degli NFT, anche al mondo dello sport, e non resta che attendere ulteriori sviluppi per comprendere fino a che punto tali strade verranno battute.
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Foto: 123rf.com
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