Stop al cashback dal 2022, lo strumento che faceva guadagnare sugli acquisti, nato per incentivare i pagamenti elettronici

Stop al cashback di Stato dal 2022

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Il cashback di Stato, secondo quanto previsto dalla manovra di bilancio 2022, è abolito. Il comma 640 dell'art 1 della legge di bilancio n. 234/2021 ha infatti previsto che: "Il programma di attribuzione di rimborsi in denaro per acquisti effettuati mediante l'utilizzo di strumenti di pagamento elettronici, disciplinato dal regolamento di cui al decreto del Ministro dell'economia e delle finanze 24 novembre 2020, n. 156, si conclude il 31 dicembre 2021."

Il comma 642 sancisce inoltre la risoluzione delle convenzioni stipulate dal Ministero dell'economia e delle finanze con PagoPa Spa e con la Concessionaria servizi assicurativi pubblici (Consap) Spa a partire dal completamento delle operazioni di rimborso cashback e rimborso speciale "fatti salvi gli obblighi a carico di PagoPa Spa e Consap Spa relativi alla gestione delle controversie derivanti dall'attuazione del programma cashback, come disciplinati dalle predette convenzioni (...)"con conseguente abrogazione di "tutte le disposizioni del regolamento di cui al decreto del Ministro dell'economia e delle finanze 24 novembre 2020, n. 156, e del decreto-legge 25 maggio 2021, n. 73, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 luglio 2021, n. 106, incompatibili con le disposizioni dei commi da 637 a 644."

Finalità del cashback

L'iniziativa, messa in atto dal Governo italiano, era finalizzata a incentivare i pagamenti elettronici, disincentivare l'utilizzo del contante e, in tal modo, combattere l'evasione fiscale.

Tutti coloro che effettuavano acquisti con carta di credito o bancomat al di sopra di determinati volumi venivano rimborsati nella misura stabilita dal Ministero dell'economia, dopo aver sentito il Garante della Privacy, nel regolamento emesso con decreto MEF del 24 novembre 2020.

Chi ha diritto al cashback

Al cashback potevano accedere, in maniera del tutto volontaria, i maggiorenni residenti in Italia, esclusivamente per gli acquisti effettuati in qualità di consumatori.

Spese ammesse

Le spese ammesse erano tutte quelle compiute quale consumatore, ad eccezione, quindi, solo di quelle effettuate nell'esercizio della propria attività professionale o d'impresa.

A titolo di esempio, si pensi ai pagamenti fatti presso:

  • negozi di abbigliamento;
  • negozi di calzature;
  • negozi di generi alimentari;
  • bar;
  • pasticcerie;
  • ristoranti;
  • stazioni di rifornimento;
  • agenzie di assicurazione;
  • farmacie;
  • parrucchieri;
  • estetiste;
  • negozi di elettrodomestici;
  • cliniche mediche;
  • studi dentistici;
  • gioiellerie.

Quali spese erano escluse

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Le spese escluse dal cashback di Stato erano invece:

  • quelle effettuate nell'ambito della propria attività professionale e di impresa;
  • gli acquisti online (con l'evidente ed espresso dine di favorire chi compra in negozi fisici tradizionali);
  • quelle effettuate presso sportelli ATM, come le ricariche telefoniche;
  • quelle per pagamenti ricorrenti con addebito sulla propria carta di credito o sul proprio conto corrente;
  • i bonifici SDD per addebiti diretti sul conto.

L'app IO

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Presupposto per aderire all'iniziativa era l'iscrizione a IO.it, attraverso la propria Spid o la propria carta d'identità elettronica.

In fase di registrazione veniva chiesto di indicare:

  • il proprio codice fiscale;
  • gli strumenti di pagamento utilizzati per gli acquisti;
  • l'Iban sul quale doveva essere accreditato il rimborso.

Come si partecipava al piano cashback senza App IO e Spid

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Se, ufficialmente, il piano cashback aveva richiesto l'app IO e lo Spid, nel tempo si erano diffuse alcune alternative, che permettevano di accedervi anche senza ricorrere a tali due modalità.

Ad esempio:

  • il sistema di pagamenti mobile Satispay, che consentiva di attivare il cashback di Stato tramite la propria applicazione, con una nuova funzionalità rilasciata in concomitanza con l'utilizzo del piano;
  • mentre i titolari delle carte BancoPosta o Postepay potevano partecipare al cashback direttamente attraverso la relativa applicazione, senza passare per quella ufficiale;
  • la stessa possibilità era stata data da Banca Sella e da altri istituti di credito.
Ulteriori modalità per evitare di autenticarsi tramite l'app IO erano quelle messe a disposizione da:

  • Nexi;
  • Hype;
  • Enel X Pay;
  • Yap.

Quanto si guadagnava con il cashback

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Secondo quanto stabilito dal regolamento MEF, il rimborso era pari al 10% dell'importo di ogni transazione, a condizione che il consumatore avesse fatto almeno 50 transazioni con strumenti elettronici nel corso dell'anno.

Per ognuna di esse si teneva conto al massimo di 150 euro: le transazioni di importo superiore concorrevano al rimborso fino alla predetta somma.

In ogni caso, la quantificazione del rimborso era determinata su un valore complessivo massimo di 1.500 euro per ciascuno dei tre semestri di durata dell'iniziativa (fatta eccezione per il cashback di Natale).

Programma cashback, quando è iniziato

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Il cashback sarebbe dovuto iniziare il 1° luglio 2020, ma la sua partenza è stata ufficialmente rinviata al 1° gennaio 2021.

L'iniziativa si articolava su tre periodi:

  • 1° gennaio 2021 - 30 giugno 2021;
  • 1° luglio 2021 - 31 dicembre 2021;
  • 1° gennaio 2022 - 30 giugno 2022.

Il cashback di Natale

Una versione sperimentale del cashback di Stato è stato il cd. cashback di Natale, un anticipo dell'iniziativa avviato a partire dall'8 dicembre 2020.

Il programma prevedeva il rimborso del 10% delle spese eseguite entro il 31 dicembre con carte di credito, bancomat o applicazioni, fino a massimo 150 euro. Per poter essere rimborsati era necessario che i pagamenti effettuati fossero almeno 10. Anche in questo caso, la partecipazione era subordinata alla registrazione all'app Io, attraverso lo Spid o la carta d'identità elettronica.

Il cashback in pillole

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Riassumendo:

  • chi accedeva al cashback veniva rimborsato del 10% di quanto pagato;
  • l'importo massimo rimborsato per ogni pagamento era pari a 15 euro (il che vuol dire che, se con una transazione si pagavano, ad esempio, 180 euro, si aveva diritto comunque a 15 euro e non a 18 euro);
  • con riferimento a ciascuna delle fasi di durata dell'iniziativa, si poteva ottenere un rimborso massimo di 1.500 euro.

Cos'è il cashback

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Per completezza, va da ultimo precisato che il termine cashback non è nuovo nel nostro ordinamento. Con esso si fa da tempo riferimento ai siti che prevedono degli sconti particolari per chi effettua acquisti su uno dei negozi convenzionati.

In pratica tali siti, indirizzando verso specifici negozi, trattengono una percentuale delle somme sborsate per gli acquisiti effettuati dai propri utenti sugli stessi e ne riversano una parte anche a chi ha effettivamente acquistato.

In ogni caso, il cashback, nella sua versione "tradizionale", non è una prerogativa del web, dato che spesso tale sistema è realizzato anche con la predisposizione di coupon cartacei.


Foto: 123rf.com
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