La Cassazione chiarisce che il tempo di durata di un'udienza rileva al solo fine di quantificare il compenso dell'avvocato non ad escluderlo
uomo che celebra il suo successo

Negato il compenso all'avvocato perché l'udienza è durata solo 10 minuti

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L'ordinanza n. 18791/2020 della Cassazione è chiara: la durata di un'udienza, a meno che non sia di mero rinvio, non legittima il giudice a negare il compenso all'avvocato per l'attività svolta solo perché l'udienza preliminare è durata 10 minuti. Il tempo è un criterio che deve essere utilizzato per quantificare il compenso non per escluderlo del tutto. Per comprendere al meglio la decisione però analizziamo la vicenda sin dall'inizio.

L'avvocato di un soggetto ammesso al gratuito patrocinio impugna il decreto con cui il G.u.p del Tribunale liquida in suo favore la somma di 270 euro, oltre accessori, a titolo di compenso per l'attività svolta. Il Tribunale però rigetta il reclamo del legale condividendo quanto deciso dal G.u.p, il quale non ha considerato, ai fini della liquidazione del compenso, la fase decisionale.

Il Tribunale rileva in particolare che l'udienza preliminare si era svolta in un'unica sessione ed era durata solo 10 minuti. Avendo partecipato a tale udienza il P.m, il difensore della parte civile e i difensori dei tre imputati di fatto si è svolto "un simulacro di discussione, durato pochi secondi, in quanto le parti hanno rinviato … ogni questione controversa alla apposita sede dibattimentale."

La durata dell'udienza rileva solo al fine di adeguare il compenso

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L'avvocato, per nulla d'accordo con le conclusioni del Tribunale, ricorre in Cassazione lamentando la violazione e/o falsa applicazione dell'art. 12 comma 3, lettera d) del dm n. 55/2014, il quale prevede che: "Il compenso si liquida per fasi. Con riferimento alle diverse fasi del giudizio si intende esemplificativamente: (…) per fase decisionale: le difese orali o scritte, le repliche, l'assistenza alla discussione delle altre parti processuali sia in camera di consiglio che in udienza pubblica."

Il difensore pertanto si duole del fatto che il compenso non gli sia stato liquidato nella misura corretta solo perché il giudicante ha ritenuto che nell'udienza preliminare non si sia svolta un'udienza vera e propria, trascurando che l'art. 12 comma 1 del DM n. 55/2014 prende in considerazione il tempo solo per adeguare il compenso alla prestazione effettivamente svolta applicando al valore medio di ogni fase i correttivi percentuali previsti dalla norma stessa.

La norma quindi non autorizza il giudice a negare il compenso solo perché la prestazione è stata di breve durata. Inoltre poiché l'udienza preliminare non è collocabile in fasi diverse rispetto a quella decisoria, l'attività in essa svolta, se si ragionasse come il giudice del reclamo, non verrebbe mai compensata, anche se è indubbia la necessità e ineliminabilità di tale fase.

Non si può negare all'avvocato il compenso solo perché l'udienza dura 10 minuti

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Per la Cassazione, che decide la presente controversia con l'ordinanza n. 18791/2020 il ricorso è fondato e quindi deve essere accolto. Come giustamente rilevato dal difensore ricorrente "il tempo necessario per lo svolgimento della prestazione professionale, quindi, purché svolta in udienza che non sia di mero rinvio, rileva unicamente ai fini della quantificazione del compenso conseguentemente maturato, ma non può in alcun modo comportare che, in ragione della asserita brevità temporale di esecuzione della stessa, il compenso relativo possa essere addirittura negato."

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Foto: 123rf.com
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