Nonostante le molteplici critiche e le divisioni di Governo, dal 1° gennaio 2020 la prescrizione arresterà il suo corso dopo la sentenza di primo grado
orologio che ferma il tempo

di Valeria Zeppilli - Nonostante in molti sperassero in una misura dell'ultimo minuto che ne impedisse l'entrata in vigore, ormai non c'è più nulla da fare: dal primo gennaio 2020 si dovrà dire addio alla prescrizione penale dopo la sentenza di primo grado.

Le battaglie svolte su più fronti per bloccarne l'operatività non hanno portato ai risultati sperati dai loro promotori e la riforma voluta fortemente dal Ministro Bonafede è quindi giunta ai nastri di partenza.

Addio alla prescrizione: la norma

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Così, l'articolo 159 del codice penale, con l'avvio del nuovo anno, cambia veste, sancendo, nella regolamentazione delle ipotesi di sospensione della prescrizione, che "Il corso della prescrizione rimane altresì sospeso dalla pronunzia della sentenza di primo grado o del decreto di condanna fino alla data di esecutività della sentenza che definisce il giudizio o dell'irrevocabilità del decreto di condanna".

Riforma della prescrizione: cosa cambia

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In sostanza, più che una nuova causa di sospensione del corso della prescrizione, la riforma prevede un suo vero e proprio blocco. Al contrario di quanto avviene oggi, quindi, una volta che sia stata emanata una sentenza di primo grado, indipendentemente da quale sia il suo esito (e quindi sia che la stessa abbia disposto l'assoluzione dell'imputato, sia che ne abbia disposto la condanna), il decorso del termine prescrizionale si arresta e non si potrà più invocare la prescrizione del reato contestato per evitare un'eventuale condanna in secondo grado.

Si va quindi oltre quanto già previsto dalla riforma Orlando che, nel perseguire lo stesso obiettivo, era giunta a una soluzione di compromesso, stabilendo la sospensione della prescrizione per massimo diciotto mesi nel passaggio dall'uno all'altro grado di giudizio, solo in caso di condanna.

I pericoli della riforma della prescrizione

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Tra le motivazioni di coloro che rivendicavano un dietro front del Governo e speravano che la riforma non si sarebbe mai concretizzata, vi era soprattutto il rischio di allungare eccessivamente i processi.

I magistrati, non avendo più la fretta di trattare i processi per evitare il decorso della prescrizione, potranno infatti "prendersela comoda", con tutte le conseguenze che ne derivano per imputati e parti civili. La giustizia, quindi, diverrà ancora più lenta di quanto già non lo sia.

La nuova previsione, inoltre, è stata accusata su più fronti di inutilità, specie alla luce delle previsioni della recente riforma Orlando, che, come detto, aveva già inciso in maniera significativa sul decorso del termine di prescrizione.

Addio alla prescrizione: la lettera delle Camere Penali

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L'Unione delle Camere Penali Italiane, in ogni caso, non si è arresa e, nonostante l'addio alla prescrizione sembri ormai un dato di fatto, sta continuando la sua battaglia.

Il Guardasigilli, nei giorni scorsi, ha infatti ricevuto una lettera nella quale gli avvocati dell'Unione hanno ribadito la loro posizione, chiedendo una maggiore chiarezza e, soprattutto, delle statistiche.

Non ci si accontenta, insomma, di sentirsi ripetere che la riforma sarà una svolta di civiltà, ma si richiedono i dati, di almeno dieci anni, che permettano di comprendere quali siano i reati che siano stati "falcidiati dalla vituperata prescrizione" e quali siano i soggetti o le categorie sociali che risultino aver subito un danno dal suo decorso.

Proprio in questi giorni l'Ucpi, ha annunciato inoltre, la promozione di "un confronto con tutte le forze politiche-culturali del Paese" per costituire "comitati promotori di un referendum abrogativo" della norma che sospende la prescrizione dopo il primo grado di giudizio, insieme a "tutti gli strumenti per rimediare a questo obbrobrio giuridico" (leggi Prescrizione: arriva il referendum abrogativo).


Le battaglie degli avvocati contro lo stop della prescrizione

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Ma non è solo l'Unione delle Camere Penali Italiane a continuare a manifestare il proprio dissenso rispetto alla riforma.

L'avvocatura, infatti, si è unita pressoché tutta nell'osteggiare lo stop della prescrizione dopo la sentenza di primo grado, promuovendo molteplici iniziative che, tuttavia, ad oggi, non hanno portato ad alcun risultato.

Si pensi, ad esempio, alla campagna social e alle delibere di astensione dalle udienze e da tutte le attività giudiziarie, in ogni settore della giurisdizione, promosse dall'Organismo congressuale forense.

Riforma prescrizione: attesa la proposta del PD

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La riforma della prescrizione, oltre a subire le critiche dell'avvocatura, ha anche spaccato il Governo.

Il Partito Democratico, infatti, ha dichiarato espressamente di dissociarsi dall'alleato Movimento 5 Stelle, preannunciando, proprio nelle ultime ore, che la mattina del 27 dicembre prossimo verrà presentata, in conferenza stampa, una nuova proposta di legge sulla prescrizione a firma PD, con la quale ci si propone di evitare le conseguenze negative dell'entrata in vigore dello stop e di dare il giusto rilievo alla necessità e di fissare tempi certi per la durata dei processi.

Valeria Zeppilli
Avv. Valeria Zeppilli (profilo e articoli)
Consulenza Legale
E-mail: valeria.zeppilli@gmail.com
Avvocato e dottore di ricerca in Scienze giuridiche, dal 2015 fa parte della redazione di Studio Cataldi -- Il diritto quotidiano. Collabora con la cattedra di diritto del lavoro, diritto sindacale e diritto delle relazioni industriali dell'Università 'G. D'Annunzio' di Chieti - Pescara.
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(27/12/2019 - Valeria Zeppilli) Foto: 123rf.com
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