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Danno patrimoniale futuro

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Cos'è il danno patrimoniale futuro, come va provato, come viene calcolato e in cosa si differenzia dal danno da lesione della "cenestesi lavorativa"
palle rosse su una tavola in equilibrio

di Valeria Zeppilli - In tutte le ipotesi in cui si verifica un fatto illecito, la vittima può subire un danno patrimoniale non solo presente ma anche futuro.

  1. Cos'è il danno patrimoniale futuro
  2. Come provare il danno patrimoniale futuro
  3. Il calcolo del danno patrimoniale futuro
  4. Danno patrimoniale futuro e danno da lesione della "cenestesi lavorativa"

Cos'è il danno patrimoniale futuro

Il danno patrimoniale futuro, in particolare, è il danno che la vittima subirà nel proprio patrimonio anche in futuro in conseguenza del fatto illecito subito.

Si pensi, ad esempio, alla vittima di responsabilità medica che, a causa del danno, non potrà più lavorare: dalla malasanità, tale soggetto ha subito un danno patrimoniale futuro.

Come provare il danno patrimoniale futuro

Circa la definizione e gli esatti confini del danno patrimoniale futuro, importante è l'opera interpretativa della giurisprudenza, in particolare di quella di legittimità.

È proprio la Corte di cassazione, ad esempio, ad aver offerto degli importanti chiarimenti in materia di onere della prova del danno patrimoniale futuro in una recente pronuncia.

Si tratta, nel dettaglio, della sentenza numero 24209/2019, ove si è affermato il principio di diritto in base al quale "il danno patrimoniale futuro, derivante da lesioni personali, va valutato su base prognostica ed il danneggiato può avvalersi anche di presunzioni semplici, sicché, provata la riduzione della capacità di lavoro specifica, se essa non rientra tra i postumi permanenti di piccola entità, è possibile presumere, salvo prova contraria, che anche la capacità di guadagno risulti ridotta nella sua proiezione futura - non necessariamente in modo proporzionale - qualora la vittima già svolga un'attività lavorativa. Tale presunzione, peraltro, copre solo l'"an" dell'esistenza del danno, mentre, ai fini della sua quantificazione, è onere del danneggiato dimostrare la contrazione dei suoi redditi dopo il sinistro, non potendo il giudice, in mancanza, esercitare il potere di cui all'art. 1226 c.c., perché esso riguarda solo la liquidazione del danno che non possa essere provato nel suo preciso ammontare, situazione che, di norma, non ricorre quando la vittima continui a lavorare e produrre reddito e, dunque, può dimostrare di quanto quest'ultimo sia diminuito".

Il calcolo del danno patrimoniale futuro

Sempre la giurisprudenza della Cassazione, in un'altra importante occasione, ha invece chiarito come si calcola il danno patrimoniale futuro da perdita dalla capacità lavorativa specifica.

Nella sentenza numero 17042/2019, si legge infatti che esso "in applicazione del principio dell'integralità del risarcimento sancito dall'art. 1223 c.c., deve essere liquidato moltiplicando il reddito perduto per un adeguato coefficiente di capitalizzazione, utilizzando quali termini di raffronto, da un lato, la retribuzione media dell'intera vita lavorativa della categoria di pertinenza, desunta da parametri di rilievo normativi o altrimenti stimata in via equitativa, e, dall'altro, coefficienti di capitalizzazione di maggiore affidamento, in quanto aggiornati e scientificamente corretti, quali, ad esempio, quelli approvati con provvedimenti normativi per la capitalizzazione delle rendite previdenziali o assistenziali oppure quelli elaborati specificamente nella materia del danno aquiliano".

Danno patrimoniale futuro e danno da lesione della "cenestesi lavorativa"

Infine, merita di essere segnalata l'ordinanza numero 4270/2019 della Cassazione, che ha chiarito la differenza tra il danno patrimoniale futuro e il danno da lesione della "cenestesi lavorativa", consistente nella maggiore usura, fatica e difficoltà nello svolgimento del proprio lavoro.

Per i giudici, in particolare, il primo "è risarcibile solo ove appaia probabile, alla stregua di una valutazione prognostica, che la vittima percepirà un reddito inferiore a quello che avrebbe altrimenti conseguito in assenza dell'infortunio"; il secondo, invece, non incidendo sotto il profilo delle opportunità di reddito, "si risolve in una compromissione biologica dell'essenza dell'individuo e va liquidato onnicomprensivamente come danno alla salute".


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Valeria Zeppilli
Consulenza Legale
Avvocato e dottore di ricerca in Scienze giuridiche, dal 2015 fa parte della redazione di Studio Cataldi -- Il diritto quotidiano. Collabora con la cattedra di diritto del lavoro, diritto sindacale e diritto delle relazioni industriali dell'Università 'G. D'Annunzio' di Chieti - Pescara.
(11/10/2019 - Valeria Zeppilli) Foto: 123rf.com
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